Articoli Cinema

,

10 GIORNI SENZA MAMMA
– VENERDI 22/02 | ORE 21:15
– SABATO 23/02 | ORE 21:15
– DOMENICA 24/02 | ORE 16:00 e ORE 20:30

10 giorni senza mamma è un film di genere commedia del 2019, diretto da Alessandro Genovesi, con Fabio De Luigi e Valentina Lodovini. Durata 112 minuti. Distribuito da Medusa Film.

Cosa succede se una mamma sempre presente decide di partire per dieci giorni lasciando i tre figli con un papà fino ad allora praticamente assente? Una sequela di disastrosi ed esilaranti eventi che travolgeranno Carlo (Fabio De Luigi) obbligato a fare il “mammo” a tempo pieno, nel film diretto da Alessandro Genovesi, 10 giorni senza mamma.

Carlo e Giulia (Valentina Lodovini) hanno tre figli: lui è un papà distratto e assorbito dal lavoro, lei è una mamma che si è dedicata alla famiglia rinunciando alla sua carriera. I figli sono Camilla, un’adolescente ribelle di 13 anni in pieno sviluppo ormonale e sentimentale, Tito 10 anni, furbo e sempre pronto a fare scherzi “innocui”, la piccola Bianca di 2 anni che non parla, usa i gesti e si prende ciò che vuole. Giulia, stanca della routine, comunica alla famiglia che sta per partire per dieci giorni di vacanza.
Trovandosi da solo, Carlo si ritrova all’improvviso in un vero e proprio incubo!
Tra cene da preparare, inserimento all’asilo, confidenze imbarazzanti della più grande, giochi sfrenati con gli amici del figlio, liti, disastri sfiorati e appuntamenti saltati al lavoro, Carlo sopravvive a questi dieci interminabili giorni anche grazie al prezioso aiuto di una “Mary Poppins” molto particolare (Diana Del Bufalo).
Sarà servito questo tempo per conoscere meglio i propri figli e riavvicinare la famiglia? Alla fine fare il mammo è poi una cosa così tremenda?
Una cosa importante però è successa: Bianca ha finalmente detto PAPA’!

,

DRAGON TRAINER
– DOMENICA 17/02 | ORE 16:00

Dragon Trainer: Il Mondo Nascosto è un film di genere animazione, azione, avventura, commedia del 2019, diretto da Dean DeBlois, con Kit Harington e America Ferrera. Durata 104 minuti. Distribuito da Universal Pictures.

DRAGON TRAINER: IL MONDO NASCOSTO:

Dragon Trainer: Il mondo nascosto. Quella che era iniziata come un’improbabile amicizia tra un vichingo adolescente e un temibile drago della razza Furia Buia è diventato una epica trilogia che ne racconta le vite. In Dragon Trainer 3: Il Mondo Nascosto, nuovo, e ultimo capitolo della saga, Hiccup e Sdentato scopriranno finalmente i loro veri destini: il capo villaggio sarà il governatore di Berk al fianco di Astrid, e il drago sarà invece capo della sua specie.
Mentre entrambi si avviano verso il loro glorioso futuro, la loro amicizia verrà messa a dura prova quando si troveranno a dover fronteggiare la minaccia più oscura di sempre, insieme all’entrata in scena di un drago Furia Buia femmina.

,

DRAGON TRAINER: IL MONDO NASCOSTO
– VENERDI 8/02 | ORE 21:15
– SABATO 9/02 |ORE 16:00
– DOMENICA 10/02 | ORE 16:00

Dragon Trainer: Il Mondo Nascosto è un film di genere animazione, azione, avventura, commedia del 2019, diretto da Dean DeBlois, con Kit Harington e America Ferrera. Durata 104 minuti. Distribuito da Universal Pictures.

Trama: quella che era iniziata come un’improbabile amicizia tra un vichingo adolescente e un temibile drago della razza Furia Buia è diventato una epica trilogia che ne racconta le vite. In Dragon Trainer 3: Il Mondo Nascosto, nuovo, e ultimo capitolo della saga, Hiccup e Sdentato scopriranno finalmente i loro veri destini: il capo villaggio sarà il governatore di Berk al fianco di Astrid, e il drago sarà invece capo della sua specie.
Mentre entrambi si avviano verso il loro glorioso futuro, la loro amicizia verrà messa a dura prova quando si troveranno a dover fronteggiare la minaccia più oscura di sempre, insieme all’entrata in scena di un drago Furia Buia femmina.

,

MARIA REGINA DI SCOZIA
– SABATO 9/02 | ORE 21:15
– DOMENICA 10/02 | ORE 20:30

Maria Regina di Scozia è un film di genere biografico, drammatico, storico del 2018, diretto da Josie Rourke, con Margot Robbie e Saoirse Ronan. Durata 125 minuti. Distribuito da Universal Pictures.

Maria Regina di Scozia, film diretto da Josie Rourke, esplora la turbolenta vita della carismatica Mary Stuart (Saoirse Ronan).
Regina di Francia a 16 anni e vedova a 18, Mary sfida le pressioni politiche che vorrebbero si risposasse.
Fa ritorno invece nella sua natia Scozia per reclamare il suo trono legittimo. Ma la Scozia e l’Inghilterra finiscono per essere governate da sua cugina Elisabetta I(Margot Robbie). Ciascuna delle due giovani regine percepisce la “sorella” come una minaccia ma, allo stesso tempo, ne subisce il fascino.
Rivali per il potere e in amore, e reggenti in un mondo maschile, le due dovranno decidere tra il matrimonio e l’indipendenza.
Determinata a regnare non solo in senso figurato, Mary reclama il trono inglese, minacciando la sovranità di Elisabetta. Tradimento, ribellione e cospirazioni all’interno di ogni corte metteranno in pericolo entrambi i troni e cambieranno il corso della storia.

Valutazione Pastorale

Dentro le tumultuose fasi della Storia inglese (ma non solo) si sono create le premesse per dare vita a numerosi film, di volta in volta osservati da varie angolazioni e visti con sguardi differenti. Quello della rivalità tra Maria Stuarda ed Elisabetta I rappresenta certo un capitolo determinante del XVI secolo in Inghilterra, segnato da eventi che hanno condizionato tutti i passaggi successivi, soprattutto all’interno del dilaniante conflitto tra blocco cattolico e protestante nel clima della Riforma. Senza voler tornare con la memoria ai precedenti film che hanno avuto al centro gli stessi protagonisti, qui si può però ricordare che la regia è affidata a Josie Rourke, esordiente e regista teatrale, tratta da un testo dell’inglese John Guy. Il conflitto tra Maria Stuarda e Elisabetta I si svolge sullo sfondo della crescente tensione tra inglesi e scozzesi, con passaggi di indubbia crudezza e momenti di fiera rivalità. Nei ruoli principali ci sono Saoirse Ronan (Maria Stuarda) e Margot Robbie (Elisabetta I), due attrici dell’ultima generazione già meritevoli di molti premi nella loro giovane carriera. Intorno alla loro convincente performance si sviluppa una cornice storica intensa e suggestiva, corredata da una messa in scena vibrante tra scenografie e costumi. Ne deriva una precisione formale (tipica di molto cinema inglese) che sorregge il racconto anche nei punti in cui appare più debole. Dal punto di vista pastorale, il film è da valutare come complesso, problematico e adatto per dibattiti.

,

SE LA STRADA POTESSE PARLARE
– VENERDI’ 01/02 | ORE 21:15
– SABATO 02/02 | ORE 21:15
– DOMENICA 03/02 | ORE 20:30

Se la strada potesse parlare è un film di genere sentimentale, drammatico del 2018, diretto da Barry Jenkins, con KiKi Layne e Stephan James. Durata 117 minuti. Distribuito da Lucky Red.

Se la strada potesse parlare, il film diretto da Barry Jenkins, è ambientato negli anni anni 70 a New York, più esattamente nel quartiere di Harlem.
Uniti da sempre, la diciannovenne Tish (KiKi Layne) e il fidanzato Alonzo, detto Fonny (Stephan James), sognano un futuro insieme.
Quando Fonny viene ingiustamente arrestato per un crimine che non ha commesso, Tish, che ha da poco scoperto di essere incinta, fa di tutto per scagionarlo, con il sostegno incondizionato di parenti e genitori.
Senza più un compagno al suo fianco, Tish deve affrontare l’inaspettata prospettiva della maternità. Mentre le settimane diventano mesi, la ragazza non perde la speranza, supportata dalla propria forza interiore e dall’affetto della famiglia, disposta a tutto per il bene della figlia e del futuro genero.

https://www.comingsoon.it/film/se-la-strada-potesse-parlare/55093/scheda/

SE LA STRADA POTESSE PARLARE (Barry Jenkins) – L’amore sopra ogni cosa

Recensione Sale della comunità

Harlem, primi anni ’70: “Tish” ha 19 anni e sogna di sposarsi con il fidanzato “Fonny”. Tuttavia quando lui viene arrestato per un crimine che non ha commesso, la ragazza, che ha da poco scoperto di essere incinta, fa di tutto per scagionarlo, con il sostegno incondizionato di parenti e genitori. Senza più un compagno al suo fianco, Tish deve affrontare l’inaspettata prospettiva della maternità. Mentre le settimane diventano mesi, la ragazza non perde la speranza, supportata dalla propria forza interiore e dall’affetto della famiglia, disposta a tutto per il loro bene.

Già con all’attivo un discreto numero di riconoscimenti ottenuti in questo scorcio di 2019 e in corsa con tre nomination per i prossimi “Academy Awards” (sceneggiatura non originale, colonna sonora e Regina King come attrice non protagonista), il terzo lungometraggio del regista-rivelazione del 2016 – con il suo lavoro precedente (Moonlight) si aggiudicò ben tre oscar, tra cui anche quello per il “miglior film” –, forse non ha la stessa forza del lavoro precedente, ma contiene certamente più di un aspetto positivo che ne confermano l’originalità espressiva. Le due opere, solo apparentemente distanti per la differente spaziotemporalità – dal Sud contemporaneo che fa da sfondo al film del 2016 (ambientato tra Miami e Atlanta), alla New York Early Seventies di Se la strada potesse parlare -, in realtà dialogano assai più profondamente di quanto potrebbe sembrare a un primo, superficiale confronto. Non tante perché entrambe incentrate su una vicenda di cui sono protagonisti personaggi della comunità afrodiscendente statunitense; non solo perché pensate e scritte da Jenkins più o meno nello stesso periodo e con un simile lavoro di traduzione visto che sono adattate da materiali preesistenti (là da un testo teatrale, qui dall’omonimo romanzo di James Baldwin pubblicato nel 1974), quanto perché permeate dallo stesso tentativo di mettere in rapporto il conflitto sociale con la forza rivoluzionaria dell’amoreOvvero il medesimo spirito che anima il romanzo d’origine, scritto da Baldwin proprio nel momento della sua massima disillusione, seguita agli omicidi dei suoi illustri compagni nelle lotte civili degli anni ’60 e agli attacchi ricevuti per la sua difesa nei confronti di chi avesse un diverso orientamento sessuale. Se tuttavia la traduzione nel linguaggio audiovisivo di questo struggente melò convince è soprattutto perché Jenkins adotta una messinscena meditativa quanto avvolgente, ritraendo i propri personaggi con movimenti ieratici quanto ipnotici, costringendoli in spazi chiaroscurali senza però lasciare che perdano mai la propria autodeterminazione, sottolineandone la forza mista alla vulnerabilità con un melanconico e vibrante percorso sonoro (rimarchevole il contributo di Nicholas Britell che firma il soundtrack).

Valutazione Pastorale

Barry Jenkins nel 2017 ha vinto l’Oscar come miglior film per ‘Moonlight’, vicenda drammatica legata ai diritti della comunità afroamericana. Ispirandosi a un romanzo di James Baldwin, anche stavolta Jenkins affronta una vicenda che ha al centro due giovani di colore e che si sviluppa lungo difficoltà esistenziali via via più profonde e di tono dirompente. L’evolversi dell’azione porta i protagonisti a farsi partecipi di difficoltà sempre più difficili da gestire. L’insieme di famiglia, genitori, amici, e di situazioni che riguardano il lavoro, la polizia, gli ostacoli frapposti dal continuo contrasto tra bianchi e afroamericani generano un trend che si sviluppa verso il tono del mélo, ossia di una tragedia dai toni forti e dalla dolore spiazzante. La regia governa questa materia incandescente con forte compattezza narrativa, descrivendo con efficacia le pagine di discriminazioni razziali e quelle abitate da sentimenti emozionanti. Ne deriva un film convincente, compatto e di grande spessore, che dal punto di vista narrativo è da valutare come complesso, problematico e per dibattiti, per avviare riflessioni sulla delicata e difficile situazione dell’America anni ’70.