Articoli Cinema

,

SE LA STRADA POTESSE PARLARE
– VENERDI’ 01/02 | ORE 21:15
– SABATO 02/02 | ORE 21:15
– DOMENICA 03/02 | ORE 20:30

Se la strada potesse parlare è un film di genere sentimentale, drammatico del 2018, diretto da Barry Jenkins, con KiKi Layne e Stephan James. Durata 117 minuti. Distribuito da Lucky Red.

Se la strada potesse parlare, il film diretto da Barry Jenkins, è ambientato negli anni anni 70 a New York, più esattamente nel quartiere di Harlem.
Uniti da sempre, la diciannovenne Tish (KiKi Layne) e il fidanzato Alonzo, detto Fonny (Stephan James), sognano un futuro insieme.
Quando Fonny viene ingiustamente arrestato per un crimine che non ha commesso, Tish, che ha da poco scoperto di essere incinta, fa di tutto per scagionarlo, con il sostegno incondizionato di parenti e genitori.
Senza più un compagno al suo fianco, Tish deve affrontare l’inaspettata prospettiva della maternità. Mentre le settimane diventano mesi, la ragazza non perde la speranza, supportata dalla propria forza interiore e dall’affetto della famiglia, disposta a tutto per il bene della figlia e del futuro genero.

https://www.comingsoon.it/film/se-la-strada-potesse-parlare/55093/scheda/

SE LA STRADA POTESSE PARLARE (Barry Jenkins) – L’amore sopra ogni cosa

Recensione Sale della comunità

Harlem, primi anni ’70: “Tish” ha 19 anni e sogna di sposarsi con il fidanzato “Fonny”. Tuttavia quando lui viene arrestato per un crimine che non ha commesso, la ragazza, che ha da poco scoperto di essere incinta, fa di tutto per scagionarlo, con il sostegno incondizionato di parenti e genitori. Senza più un compagno al suo fianco, Tish deve affrontare l’inaspettata prospettiva della maternità. Mentre le settimane diventano mesi, la ragazza non perde la speranza, supportata dalla propria forza interiore e dall’affetto della famiglia, disposta a tutto per il loro bene.

Già con all’attivo un discreto numero di riconoscimenti ottenuti in questo scorcio di 2019 e in corsa con tre nomination per i prossimi “Academy Awards” (sceneggiatura non originale, colonna sonora e Regina King come attrice non protagonista), il terzo lungometraggio del regista-rivelazione del 2016 – con il suo lavoro precedente (Moonlight) si aggiudicò ben tre oscar, tra cui anche quello per il “miglior film” –, forse non ha la stessa forza del lavoro precedente, ma contiene certamente più di un aspetto positivo che ne confermano l’originalità espressiva. Le due opere, solo apparentemente distanti per la differente spaziotemporalità – dal Sud contemporaneo che fa da sfondo al film del 2016 (ambientato tra Miami e Atlanta), alla New York Early Seventies di Se la strada potesse parlare -, in realtà dialogano assai più profondamente di quanto potrebbe sembrare a un primo, superficiale confronto. Non tante perché entrambe incentrate su una vicenda di cui sono protagonisti personaggi della comunità afrodiscendente statunitense; non solo perché pensate e scritte da Jenkins più o meno nello stesso periodo e con un simile lavoro di traduzione visto che sono adattate da materiali preesistenti (là da un testo teatrale, qui dall’omonimo romanzo di James Baldwin pubblicato nel 1974), quanto perché permeate dallo stesso tentativo di mettere in rapporto il conflitto sociale con la forza rivoluzionaria dell’amoreOvvero il medesimo spirito che anima il romanzo d’origine, scritto da Baldwin proprio nel momento della sua massima disillusione, seguita agli omicidi dei suoi illustri compagni nelle lotte civili degli anni ’60 e agli attacchi ricevuti per la sua difesa nei confronti di chi avesse un diverso orientamento sessuale. Se tuttavia la traduzione nel linguaggio audiovisivo di questo struggente melò convince è soprattutto perché Jenkins adotta una messinscena meditativa quanto avvolgente, ritraendo i propri personaggi con movimenti ieratici quanto ipnotici, costringendoli in spazi chiaroscurali senza però lasciare che perdano mai la propria autodeterminazione, sottolineandone la forza mista alla vulnerabilità con un melanconico e vibrante percorso sonoro (rimarchevole il contributo di Nicholas Britell che firma il soundtrack).

Valutazione Pastorale

Barry Jenkins nel 2017 ha vinto l’Oscar come miglior film per ‘Moonlight’, vicenda drammatica legata ai diritti della comunità afroamericana. Ispirandosi a un romanzo di James Baldwin, anche stavolta Jenkins affronta una vicenda che ha al centro due giovani di colore e che si sviluppa lungo difficoltà esistenziali via via più profonde e di tono dirompente. L’evolversi dell’azione porta i protagonisti a farsi partecipi di difficoltà sempre più difficili da gestire. L’insieme di famiglia, genitori, amici, e di situazioni che riguardano il lavoro, la polizia, gli ostacoli frapposti dal continuo contrasto tra bianchi e afroamericani generano un trend che si sviluppa verso il tono del mélo, ossia di una tragedia dai toni forti e dalla dolore spiazzante. La regia governa questa materia incandescente con forte compattezza narrativa, descrivendo con efficacia le pagine di discriminazioni razziali e quelle abitate da sentimenti emozionanti. Ne deriva un film convincente, compatto e di grande spessore, che dal punto di vista narrativo è da valutare come complesso, problematico e per dibattiti, per avviare riflessioni sulla delicata e difficile situazione dell’America anni ’70.

,

MIA E IL LEONE BIANCO
– SABATO 02/02 | ORE 16:00
– DOMENICA 03/02 | ORE 16:00
—–
– SABATO 26/01 | ORE 16:00 e ORE 21:15
– DOMENICA 27/01 | ORE 16:00 e 20:30

Mia e il Leone Bianco è un film di genere drammatico, family, diretto da Gilles de Maistre, con Daniah De Villiers e Mélanie Laurent. Durata 98 minuti. Distribuito da Eagle Pictures in collaborazione con Leone Film Group.

Mia e il Leone Bianco, il film diretto da Gilles de Maistre, vede protagonista la giovane Mia (Daniah De Villiers). Quando era solo una bambina ha stretto una straordinaria amicizia con Charlie, un leoncino bianco nato nell’allevamento di felini dei genitori in Sudafrica.
Per anni i due crescono insieme e condividono ogni cosa. Ormai quattordicenne, Mia scopre che il suo incredibile legame con Charlie, divenuto uno splendido esemplare adulto, potrebbe finire da un momento all’altro…

https://www.comingsoon.it/film/mia-e-il-leone-bianco/55027/scheda/

Valutazione Pastorale

“Più che un documentario – dice il regista Gilles De Maistre – si tratta di un film per famiglie. Alla base del racconto c’è infatti un’amicizia reale che ha ispirato il rapporto tra la ragazza e il leone che vediamo nel film. Abbiamo incontrato oltre 300 bambini in Sudafrica prima di trovare il giusto interprete in Daniah (…)”. La scelta di mantenere la storia ad altezza di bambino (poi adolescente) implica una serie di altri passaggi collaterali, non ultimo quello del modo di raccontare i due protagonisti (la bambina e il leone) nelle fasi di rispettiva crescita. Quando la convivenza comincia a farsi difficile (soprattutto perché il felino vive dentro casa), il problema educativo viene fuori in tutta la sua delicatezza. Il rifiuto da parte di Mia a separarsi da Charlie (così si chiama) porta discussioni, incomprensioni, litigi tra figli e genitori destinati a crescere col passare del tempo. La tensione sala progressivamente fino a un climax finale che tiene con il fiato sospeso i piccoli spettatori. Ben strutturato, il racconto corre lungo la via di una positività forse prevedibile ma capace di toccare il cuore dei più piccoli e di trasmette loro importanti suggerimenti in merito al trattamento degli animali, al rapporto con gli adulti, con il denaro, con il territorio. Dal punto di vista pastorale, il film è da valutare come consigliabile, semplice e adatto per dibattiti.

,

IL GRINCH
– SABATO 19/01 | ORE 16:00
– DOMENICA 20/01 | ORE 16:00

Il Grinch è un film di genere animazione, commedia, family, fantasy del 2018, diretto da Peter Candeland, Yarrow Cheney, Matthew O’Callaghan, con Alessandro Gassmann e Benedict Cumberbatch. Durata 90 minuti. Distribuito da Universal Pictures.

Dopo aver lanciato la moda dei “cattivissimi” Minion, Illumination Entertainment torna con un film d’animazione dedicato a uno dei villain più dispettosi della letteratura per l’infanzia.
Quando si sfrega le lunghe dita pelose e alza lo sguardo iniettato di rosso, gli abitanti di Chinonsò se la danno a gambe. Il malefico Grinch (Benedict CumberbatchAlessandro Gassmann nella versione italiana), protagonista del racconto in rima scritto da Theodor Geisel, in arte Dr. Seuss, nel 1957, ama mettere sgambetti e rubare pacchetti, e non si lascia intenerire nemmeno dal più tenero dei piccoli Nonsochi, anche se ha gli occhioni supplicanti della dolce Cindy Chi Lou. Ma insomma, da dove salta fuori tutta questa cattiveria? Il film esplora le origini dello scorbutico mostro verde e del suo piccolo cuore inaridito, prima che diventi lo spauracchio dei Picchi di Punta Boh, e che, travestito da uno sghignazzante Babbo Natale, cerchi di rubare i preziosi simboli della festività.

,

VAN GOGH – SULLA SOGLIA DELL’ ETERNITA’
– SABATO 19/01 | ORE 21:15
– DOMENICA 20/01 | ORE 20:30

Van Gogh – Sulla soglia dell’eternità è un film di genere biografico, drammatico del 2018, diretto da Julian Schnabel, con Willem Dafoe e Oscar Isaac. Durata 110 minuti. Distribuito da Lucky Red.

Dopo oltre vent’anni dall’uscita del film su Basquiat, il regista Julian Schnabel torna a raccontare la grande arte, questa volta portando sul grande schermo con Van Gogh – Sulla soglia dell’eternità gli ultimi e tormentati anni di Vincent Van Gogh. Un ritratto dell’irrequieto pittore olandese – qui interpretato da un sorprendete Willem Dafoe – dal burrascoso rapporto con Gauguin (Oscar Isaac) nel 1988 fino al colpo di pistola che gli ha tolto la vita a soli 37 anni. Un frangente di vita frenetico quello preso in considerazione, che ha portato a momenti molto produttivi e alla conseguente creazione di capolavori che hanno fatto la storia dell’arte e che tutt’oggi continuano a incantare il mondo intero.

Valutazione Pastorale

Newyorkese classe 1951, Julian Schnabel è anzitutto un pittore, approdato poi con successo al cinema mantenendo sempre un approccio stilistico fortemente influenzato dal mondo della pittura. Dei suoi film si ricordano “Basquiat” (1996) e l’acclamato “Lo scafandro e la farfalla” (2007). Alla Mostra del Cinema della Biennale di Venezia, edizione 75, ha portato un omaggio al pittore olandese Vincent van Gogh, affidando il ruolo del protagonista al poliedrico Willem Dafoe, premiato con la Coppa Volpi. Affrontando un personaggio certo non inedito al cinema come van Gogh, uomo e artista, Schnabel non può far finta di dimenticarsi di essere lui stesso pittore e regista. Prova a tenere sotto controllo i due versanti, ma non sempre ci riesce; e dopo molte incertezze, indovina senza dubbio il ritratto del pittore olandese ma perde di vista il contatto con il film, che risulta fin troppo lineare e didascalico. Al di là però del racconto non troppo amalgamato, il regista riesce a conquistare per il modo in cui costruisce le inquadrature, pensate appunto come dipinti, che si caricano progressivamente delle tonalità cromatiche di van Gogh, in primis il giallo. Una regia spesso giocata in soggettiva, quasi a spingere lo spettatore a comprendere fino in fondo tormenti e slanci autentici di un artista. Bellissima e poetica l’inquadratura finale, di congedo, dove van Gogh è avvolto dalle sue creazioni. Dal punto di vista pastorale, l’opera è complessa, problematica e adatto per dibattiti.

, ,

Programmazione dal 11/01 al 18/01

Un calendario ricco e pieno di novità portateci dal 2019:

  1. + PROGRAMMAZIONE: Sabato pomeriggio alle ore 16, per bimbi e famiglie!
  2. + PROGRAMMAZIONE: Doppio spettacolo d’essai, si aggiunge il Giovedì alle ore 17:30!
  3. Il Cinema è presente su telegram (canale) e whatsapp! Presto tutte le news!
  4. E’ in arrivo uno strepitoso programma d’essai per l’inverno 2019!
  5. E’ in arrivo un’esilarante rassegna TEATRALE! Prestissimo le news sulla programmazione!