Articoli Cinema

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Sabato 17/02 | Ore 21:00
Domenica 18/02 | Ore 21:00

THE POST

Genere drammatico, thriller. Diretto da Steven Spielberg, con Tom Hanks e Meryl Streep. Durata 118 minuti. Distribuito da 01 Distribution.

Nella storia americana ci sono stati momenti cruciali nei quali i comuni cittadini hanno dovuto decidere se mettere a rischio tutto – livello di vita, reputazione, status, perfino la libertà – per fare quello che credevano fosse giusto e necessario per proteggere la Costituzione e difendere la libertà del loro paese.

Diretto da Steven Spielberg, il thriller politico The Post racconta la storia dietro alla pubblicazione dei “Quaderni del Pentagono”, avvenuta agli inizi degli anni settanta sul Washington Post. L’occultamento dei documenti top secret sulle strategie e i rapporti del governo degli Stati Uniti con il Vietnam tra gli anni quaranta e sessanta innesca una battaglia senza precedenti in nome della trasparenza e della libertà di stampa. In particolare, la pubblicazione dei cosiddetti Pentagon Papers diviene manifesto della ferma e decisa rivendicazione del diritto di cronaca e della libertà di informazione da parte di due figure molte diverse ma accomunate dal coraggio e da una forte etica professionale: l’editrice del giornale Kay Graham (Meryl Streep), prima donna alla guida della prestigiosa testata, e il duro e testardo direttore del giornale Ben Bradlee (Tom Hanks). I due metteranno a rischio la loro carriera e la loro stessa libertà nell’intento di portare pubblicamente alla luce ciò che quattro Presidenti hanno nascosto e insabbiato per anni. Nonostante i meschini tentativi del governo di contenere la fuga di informazioni riservate, i media diffondono la notizia schierandosi dalla parte dei cittadini.

Oltre ai due protagonisti principali, il cast di The Post comprende Alison Brie, Carrie Coon, David Cross, Bruce Greenwood, Tracy Letts, Bob Odenkirk, Sarah Paulson, Jesse Plemons, Matthew Rhys, Michael Stuhlbarg, Bradley Whitford e Zach Woods.

Recensione FilmCronache Sale della Comunità

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Venerdì 16/02 | Proiezione matinèe riservata scuole
Venerdì 16/02 | Ore 21:00
Domenica 18/02 | Ore 16:00

BIGFOOT JUNIOR

Venerdì 16/02, il matinèe scuole vedrà in sala i bambini delle scuole Ventre, Crolle e Consolata.

Venerdì 16/02 Ore 21:00 e Domenica 18/02, ore 16:00 proiezione aperta al pubblico!

Genere animazione. Diretto da Jeremy Degruson, Ben Stassen, con Christopher L. Parson e Marieve Herington. Durata 92 minuti. Distribuito da Koch Media.

Il duo di registi Jeremy Degruson e Ben Stassen (Il castello magico), firma una nuova emozionante avventura animata con protagonista il temerario figlio di Bigfoot. Bigfoot Junior si chiama Adam e non ha mai conosciuto suo padre. Quando un giorno scova una pista che può condurlo dal genitore scomparso, il ragazzino spettinato – zaino in spalla e scarpe comode – si inoltra nel folto della foresta alla ricerca di una creatura magica e leggendaria. Bigfoot non combacia con i racconti dell’orrore che lo dipingono un gigantesco mostro famelico, ma si rivela un padre affettuoso e giocherellone, impaziente di mostrare al figlioletto gli smisurati poteri dei “Piedoni”. Perché mai, allora, ha abbandonato la sua famiglia? Per proteggerla da un’organizzazione senza scrupoli intenzionata a utilizzare il suo DNA per condurre abominevoli esperimenti scientifici. Quello che Adam non sa è che gli uomini dell’organizzazione lo hanno seguito per stanare e catturare Bigfoot Senior.

Alla ricerca del padre (e in difesa della natura)

Il tredicenne Adam parte per un’epica avventura intenzionato a svelare il mistero che si cela dietro la scomparsa di suo padre, un intraprendente scienziato. Scoprirà ben presto che papà è nientemeno che il leggendario Bigfoot, rimasto nascosto per anni nella foresta per proteggere se stesso e la sua famiglia dalla HairCo., una potente compagnia farmaceutica che vuole utilizzare il suo speciale Dna per condurre esperimenti scientifici…

La natura come espressione rigogliosa della felice armonia della Terra. Una dimensione di vita “obbligata” per il protagonista di Bigfoot junior, lo scienziato divenuto uomo-gorilla costretto a vivere nella foresta per sfuggire alla spregiudicatezza dell’avido business globale che intende ritrovarlo, catturarlo e sfruttare senza scrupoli le sue ricerche scientifiche. Ma una contestualizzazione ambientale che, metaforicamente, si fa destinazione esistenziale, luogo ideale in cui ritrovare se stessi, in pace con i propri simili e con gli abitanti dei boschi, alati o a quattro zampe.

Il tema dell’ecologia permea a fondo la nuova pellicola del regista di Le avventure di Sammy e Il castello magico, Ben Stassen (qui coadiuvato dal direttore artistico di molti suoi lavori, Jeremy Degruson), attento a lasciare agli spettatori più piccini il piacere di una storia avvincente e spassosa e a consegnare ai loro genitori, sui titoli di coda, l’invito a non trascurare la tutela del pianeta. Non pochi i punti di forza di Bigfoot junior: una regia briosa, ritmi da action movie alternati a sequenze più “a misura di bambino”, una computer graphic molto ben definita e dalle cromie squillanti, un messaggio chiaro all’insegna della piena ricomposizione famigliare e della vera amicizia. Non solo tra gli esseri umani, ma anche tra individui e animali. Mantenendo a debita distanza, invece, quei bulli che imperversano a scuola tutte le mattine.

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Sabato 10/02 | Ore 21:00
Domenica 11/02 | Ore 16:00 e 21:00

MADE IN ITALY

Genere drammatico. Diretto da Luciano Ligabue, con Stefano Accorsi e Kasia Smutniak. Durata 104 minuti. Distribuito da Medusa Film.

Terzo film da regista del cantante e musicista Luciano Ligabue, Made in Italy è ispirato all’omonimo concept album uscito nel novembre del 2016. Stefano Accorsi è il protagonista Riko, un uomo di specchiate virtù e comprovata sfortuna: incastrato in un lavoro che non ha scelto, a malapena in grado di mantenere la casa di famiglia. Può contare però su un variegato gruppo di amici, su una moglie che, tra alti e bassi, ama da sempre, e un figlio ambizioso che frequenta l’università. Nonostante questo, Riko è un uomo arrabbiato, pieno di risentimento verso una società scandita da colpi di coda e false partenze. Quando le uniche certezze che possiede si sgretolano davanti ai suoi occhi, all’uomo non resta che reagire, prendere in mano il suo presente e ricominciare, in un modo o nell’altro.

Un nuovo ritratto di provincia per il ritorno al cinema del rocker emiliano

Nei pressi di Reggio, proprio sulla via Emilia, l’operaio quarantacinquenne “di salumi” Riko naviga a vista con un lavoro precario, una moglie bella e annoiata, un figlio adolescente che non comprende più, e una cerchia di amici coetanei e raminghi di cui diventa suo malgrado emblema e portavoce. Il malessere è tangibile, il desiderio di migliorarsi pure ma con evidenza mancano le forze, e certamente gli entusiasmi degli anni passati.

“Come sono arrivato qui? Cosa ci faccio qui?”. Ecco le domande esistenziali per situazioni di ordinaria provincia, ecco il filo conduttore di Made in Italy, nuova fatica cinematografica della rockstar nazionalpopolare Luciano Ligabue, che torna dietro alla macchina da presa dopo l’opera seconda Da zero a dieci firmata nel 2002 che a sua volta seguiva l’esordio Radiofreccia del 1998. Diversi anni di esperienza ma anche di affaticamento in termini di freschezza ed entusiasmo rispetto alla voglia di fare il cinema. E ciò si sente, nel bene e nel male. Di Made in Italy, titolo desunto dall’omonimo concept album già assaporato dai fan da novembre, si sente distintamente la genuinità che ha guidato le intenzioni del progetto: la voglia di filmare una “lettera d’amore” all’Italia raccontando di essa un universo-mondo ben noto all’artista, ovvero la provincia emiliana, nella fattispecie reggina; da quell’humus fertile di microstorie e musicalità, Ligabue estrae alcuni personaggi emblematici nonché simbolici. Nulla infatti si può dire di inappropriato rispetto ai personaggi messi in scena: verosimili a modelli di realtà così vicini al “modo di stare insieme” tipico dell’italica gente, sempre impegnata nell’arte d’arrangiarsi dentro al purgatorio della precarietà (che può diventare l’inferno del licenziamento) senza perdere di vista il godimento della vita. La coppia, il lavoro, la convivialità, ma anche il lutto, la separazione, la depressione e la seguente guarigione che può comportare un allontanamento dai luoghi natii: ecco gli ingredienti semplici e complessi di Made in Italy, “concettualmente” impeccabile ma “cinematograficamente” assai confusamente messo in scena. Gli elementi di debolezza dell’opera terza del rocker di Correggio risiedono appunto nell’assemblaggio degli aspetti narrativi e drammaturgici, malamente armonici fra loro e non sempre plausibili in sede di scrittura e conseguente regia. Anche i personaggi, per il Liga evidentemente emblematici come si diceva, sono vittima di una distonia intrinseca proprio laddove si esprimono con un linguaggio che chiaramente non può appartenere alla “semplicità” sociale e sociologica che li caratterizza; in altre parole è difficile (impossibile) trovare così tanti filosofi e maestri di retorica fra gli operai o i precari, senza nulla loro togliere in termini di raffinatezza di pensiero e raziocinio. In definitiva, Made in Italy resta un buon lavoro sulla carta e in musica ma purtroppo estremamente carente sul grande schermo.

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Venerdì 02/01 | Ore 21:00
Sabato 03/02 | Ore 21:00
Domenica 04/02 | Ore 16:00 e 21:00

C’EST LA VIE – PRENDILA COME VIENE

Genere commedia. Diretto da Olivier Nakache, Eric Toledano, con Jean-Pierre Bacri e Gilles Lellouche. Durata 115 minuti. Distribuito da Videa.

Tra catastrofiche gaffes e imprevedibili eventi, una scombinata impresa di catering tenta di regalare una giornata indimenticabile a una coppia di giovani sposi.
Nulla è più importante per Pierre (Benjamin Lavernhe) ed Héléna del giorno del proprio matrimonio! Tutto deve essere magico, bellissimo, impeccabile, a partire dallo sfarzoso ricevimento nel giardino di un magnifico castello poco fuori Parigi, affittato per l’occasione. Presto però, il matrimonio “sobrio ed elegante” che la coppia desidera sfugge al controllo dell’inflessibile Max (Jean-Pierre Bacri), navigato wedding planner, incapace questa volta di tenere a freno i vizi e le eccentricità dell’indisciplinata brigata. Nonostante i rimproveri e gli avvertimenti, lo scoraggiato responsabile del catering non impedisce al fotografo Guy (Jean-Paul Rouve) di chiamare “befana” la mamma dello sposo, né trattiene l’animatore James (Gilles Lellouche) dal roteare il tovagliolo davanti al naso dei testimoni. Può soltanto tapparsi le orecchie in presenza del malinconico valletto Julien (Vincent Macaigne), o dell’irascibile assistente Adèle (Eye Haidara). E non può niente nemmeno contro le pretese dell’impaziente amante Josiane (Suzanne Clément).
Ma è solo quando arriva il cameriere improvvisato Samy, che la commedia degli equivoci diventa una commedia degli equivoci culinari, dove “rombo” o “flute” sono figure geometriche e strumenti musicali, oltre che indiscussi protagonisti della tavola imbandita.
Il film segue i preparativi della festa, attraverso gli occhi dei suoi impotenti organizzatori, i quali, alla fine di una lunga giornata ricca di soprese e colpi di scena non potranno che farsi una bella risata ed esclamare “C’est la vie”.

Una commedia umana metafora della Francia odierna

Due giovani hanno deciso di sposarsi in un magnifico castello poco fuori Parigi, affittato per l’occasione, e per organizzare la festa di matrimonio hanno scelto di affidarsi ad una collaudata équipe di catering guidata dal navigato wedding planner Max. Ma quello che doveva essere un momento sobrio ed elegante, indimenticabile per la coppia di sposi e per i loro invitati, si tramuterà in una lunga giornata ricca di gaffes, colpi di scena e incidenti fuori programma…

Una coralità alla Altman di Gosford Park, ma giocata, qui, più sullo scacco esistenziale che sulla rigidità dei rapporti di classe tra alta borghesia e servitù. E poi, ritmi vorticosi alla Rumori fuori scena, con un benevolo sguardo “dietro le quinte” al gruppo di strampalati camerieri che ricorda da vicino l’empatia verso la sgangherata compagnia di attori nello scoppiettante film di Bogdanovich.

Sono solo due dei tanti, possibili accostamenti cinematografici seguìti, a caldo, alla visione di C’est la vie-Prendila come viene, il nuovo film dei registi di Quasi amici, Eric Toledano e Olivier Nakache, che dopo l’immersione nelle notti buie dei sans papiers in Samba tornano alla commedia di costume, non dimenticando però di immettere nel loro nuovo lungometraggio significativi sottotesti sociali. Provvista di battute spassose e talvolta esilaranti, C’est la vie è una comédie humaine decisamente pimpante ma con retrogusto amaro. È lì, nel contenere slanci e ansie, doveri e ribellioni, splendori e miserie, sintetizzati dall’intero team impegnato a preservare quel “senso della festa” che dà il titolo originale al film, che l’opera di Toledano e Nakache trova una sintesi efficace, alimentata dalla prestazione eccellente di tutti gli interpreti. A cominciare da Jean-Pierre Bacri, boss burbero tra cucine e fornelli, vulnerabile nell’affettività privata.

In questa sovrapposizione di volti, caratteri, parole e canzoni, C’est la vie si pone come un evidente microcosmo della Francia odierna e multietnica, impreparata forse ad affrontare le assillanti sfide della contemporaneità (in primis gli attentati terroristici) ma ancora in grado, come l’affannata équipecapitanata dal solerte Max, di rimboccarsi le maniche, restare unita e guardare avanti, ricominciando quando tutto sembrava perduto. Nel registrare le varie fasi del ricevimento di nozze, dai preparativi alla conclusione, sfiorando la catastrofe a più riprese (i fusibili che saltano, il piatto principale del menù avariato, gli screzi tra l’assistente del capo e l’egocentrico animatore) ma escogitando sempre un valido rimedio ad ogni improvvisa emergenza, C’est la vie trova la via giusta per divertire con intelligenza. E tra un fotografo che si abbuffa di antipasti e un domestico imparruccato che confonde i flute con gli strumenti musicali, Toledano e Nakache prendono idealmente sottobraccio, accompagnandolo fin sui titoli di coda, il malinconico valletto-professore che corregge le storture grammaticali dei suoi scombinati colleghi.

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Venerdì 26/01 | Ore 21:00
Sabato 27/01 | Ore 21:00
Domenica 28/01 | Ore 16:00 e 21:00

ELLA & JOHN – THE LEISURE SEEKER

Genere drammatico. Diretto da Paolo Virzì, con Helen Mirren e Donald Sutherland. Durata 112 minuti. Distribuito da 01 Distribution.

The Leisure Seeker è il soprannome del vecchio camper con cui Ella e John Spencer (Helen Mirren e Donald Sutherland, diretti da Paolo Virzì, al suo primo film in lingua inglese) andavano in vacanza coi figli negli anni Settanta. Una mattina d’estate, per sfuggire ad un destino di cure mediche che li separerebbe per sempre, la coppia sorprende i figli ormai adulti e invadenti e sale a bordo di quel veicolo anacronistico per scaraventarsi avventurosamente giù per la Old Route 1, destinazione Key West. John è svanito e smemorato ma forte, Ella è acciaccata e fragile ma lucidissima, insieme sembrano comporre a malapena una persona sola e quel loro viaggio in un’America che non riconoscono più – tra momenti esilaranti ed altri di autentico terrore – è l’occasione per ripercorrere una storia d’amore coniugale nutrita da passione e devozione, ma anche da ossessioni segrete che riemergono brutalmente, regalando rivelazioni sorprendenti fino all’ultimo istante.

La pazza gioia di finire insieme la vita: Amore e malattia in The Leisure Seeker

Finire insieme la vita? Accade dentro e fuori dallo schermo. Coniugi che muoiono a distanza di pochi giorni, nella realtà, così simbiotico era il loro procedere nella vita. Coniugi che calano il sipario insieme nel film di Paolo Virzì a Venezia 74 che vedremo solo nel 2018 in sala.

E’ una libertà? E’ un desiderio? E’ un bisogno? E’ una via obbligata? E’ un egoismo? Proviamo tutte queste sfumature di pensiero ed emozioni vedendo “The Leisure Seeker“, facciamo un giro di valzer che potrebbe farci girare la testa, vomitare lacrime, aprire rubinetti di dolore mai chiusi del tutto.

Un ultimo amplesso insieme, storditi, smemorati, doloranti e in cammino verso la morte per malattie diversissime. No nemmeno, solo l’accenno di una penetrazione per fare memoria e congedarsi attraverso il momento più alto della vita. Per dire quella tenerezza senza parole di quando il due è diventato uno in un matrimonio bislacco fatto di differenze, tradimenti e anche delusioni dell’ultimo minuto. Eppure rimane ancora la cosa più commestibile che la vita abbia saputo offrire: amarci, fare dei figli e lasciarli alla loro strada rischiando, in definitiva, di deresponsabilizzarli (per troppo amore per noi stessi?).  Può essere. Paolo Virzì si prende, comunque, il rischio di sbagliare e del suo coraggio c’è da avere rispetto. E’ il rischio di chi sceglie. Di chi pretende di scegliere. E’ la pazza gioia di chiudere, insieme.

Recensione FilmCronache: