Articoli Cinema

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Venerdì 02/01 | Ore 21:00
Sabato 03/02 | Ore 21:00
Domenica 04/02 | Ore 16:00 e 21:00

C’EST LA VIE – PRENDILA COME VIENE

Genere commedia. Diretto da Olivier Nakache, Eric Toledano, con Jean-Pierre Bacri e Gilles Lellouche. Durata 115 minuti. Distribuito da Videa.

Tra catastrofiche gaffes e imprevedibili eventi, una scombinata impresa di catering tenta di regalare una giornata indimenticabile a una coppia di giovani sposi.
Nulla è più importante per Pierre (Benjamin Lavernhe) ed Héléna del giorno del proprio matrimonio! Tutto deve essere magico, bellissimo, impeccabile, a partire dallo sfarzoso ricevimento nel giardino di un magnifico castello poco fuori Parigi, affittato per l’occasione. Presto però, il matrimonio “sobrio ed elegante” che la coppia desidera sfugge al controllo dell’inflessibile Max (Jean-Pierre Bacri), navigato wedding planner, incapace questa volta di tenere a freno i vizi e le eccentricità dell’indisciplinata brigata. Nonostante i rimproveri e gli avvertimenti, lo scoraggiato responsabile del catering non impedisce al fotografo Guy (Jean-Paul Rouve) di chiamare “befana” la mamma dello sposo, né trattiene l’animatore James (Gilles Lellouche) dal roteare il tovagliolo davanti al naso dei testimoni. Può soltanto tapparsi le orecchie in presenza del malinconico valletto Julien (Vincent Macaigne), o dell’irascibile assistente Adèle (Eye Haidara). E non può niente nemmeno contro le pretese dell’impaziente amante Josiane (Suzanne Clément).
Ma è solo quando arriva il cameriere improvvisato Samy, che la commedia degli equivoci diventa una commedia degli equivoci culinari, dove “rombo” o “flute” sono figure geometriche e strumenti musicali, oltre che indiscussi protagonisti della tavola imbandita.
Il film segue i preparativi della festa, attraverso gli occhi dei suoi impotenti organizzatori, i quali, alla fine di una lunga giornata ricca di soprese e colpi di scena non potranno che farsi una bella risata ed esclamare “C’est la vie”.

Una commedia umana metafora della Francia odierna

Due giovani hanno deciso di sposarsi in un magnifico castello poco fuori Parigi, affittato per l’occasione, e per organizzare la festa di matrimonio hanno scelto di affidarsi ad una collaudata équipe di catering guidata dal navigato wedding planner Max. Ma quello che doveva essere un momento sobrio ed elegante, indimenticabile per la coppia di sposi e per i loro invitati, si tramuterà in una lunga giornata ricca di gaffes, colpi di scena e incidenti fuori programma…

Una coralità alla Altman di Gosford Park, ma giocata, qui, più sullo scacco esistenziale che sulla rigidità dei rapporti di classe tra alta borghesia e servitù. E poi, ritmi vorticosi alla Rumori fuori scena, con un benevolo sguardo “dietro le quinte” al gruppo di strampalati camerieri che ricorda da vicino l’empatia verso la sgangherata compagnia di attori nello scoppiettante film di Bogdanovich.

Sono solo due dei tanti, possibili accostamenti cinematografici seguìti, a caldo, alla visione di C’est la vie-Prendila come viene, il nuovo film dei registi di Quasi amici, Eric Toledano e Olivier Nakache, che dopo l’immersione nelle notti buie dei sans papiers in Samba tornano alla commedia di costume, non dimenticando però di immettere nel loro nuovo lungometraggio significativi sottotesti sociali. Provvista di battute spassose e talvolta esilaranti, C’est la vie è una comédie humaine decisamente pimpante ma con retrogusto amaro. È lì, nel contenere slanci e ansie, doveri e ribellioni, splendori e miserie, sintetizzati dall’intero team impegnato a preservare quel “senso della festa” che dà il titolo originale al film, che l’opera di Toledano e Nakache trova una sintesi efficace, alimentata dalla prestazione eccellente di tutti gli interpreti. A cominciare da Jean-Pierre Bacri, boss burbero tra cucine e fornelli, vulnerabile nell’affettività privata.

In questa sovrapposizione di volti, caratteri, parole e canzoni, C’est la vie si pone come un evidente microcosmo della Francia odierna e multietnica, impreparata forse ad affrontare le assillanti sfide della contemporaneità (in primis gli attentati terroristici) ma ancora in grado, come l’affannata équipecapitanata dal solerte Max, di rimboccarsi le maniche, restare unita e guardare avanti, ricominciando quando tutto sembrava perduto. Nel registrare le varie fasi del ricevimento di nozze, dai preparativi alla conclusione, sfiorando la catastrofe a più riprese (i fusibili che saltano, il piatto principale del menù avariato, gli screzi tra l’assistente del capo e l’egocentrico animatore) ma escogitando sempre un valido rimedio ad ogni improvvisa emergenza, C’est la vie trova la via giusta per divertire con intelligenza. E tra un fotografo che si abbuffa di antipasti e un domestico imparruccato che confonde i flute con gli strumenti musicali, Toledano e Nakache prendono idealmente sottobraccio, accompagnandolo fin sui titoli di coda, il malinconico valletto-professore che corregge le storture grammaticali dei suoi scombinati colleghi.

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Venerdì 26/01 | Ore 21:00
Sabato 27/01 | Ore 21:00
Domenica 28/01 | Ore 16:00 e 21:00

ELLA & JOHN – THE LEISURE SEEKER

Genere drammatico. Diretto da Paolo Virzì, con Helen Mirren e Donald Sutherland. Durata 112 minuti. Distribuito da 01 Distribution.

The Leisure Seeker è il soprannome del vecchio camper con cui Ella e John Spencer (Helen Mirren e Donald Sutherland, diretti da Paolo Virzì, al suo primo film in lingua inglese) andavano in vacanza coi figli negli anni Settanta. Una mattina d’estate, per sfuggire ad un destino di cure mediche che li separerebbe per sempre, la coppia sorprende i figli ormai adulti e invadenti e sale a bordo di quel veicolo anacronistico per scaraventarsi avventurosamente giù per la Old Route 1, destinazione Key West. John è svanito e smemorato ma forte, Ella è acciaccata e fragile ma lucidissima, insieme sembrano comporre a malapena una persona sola e quel loro viaggio in un’America che non riconoscono più – tra momenti esilaranti ed altri di autentico terrore – è l’occasione per ripercorrere una storia d’amore coniugale nutrita da passione e devozione, ma anche da ossessioni segrete che riemergono brutalmente, regalando rivelazioni sorprendenti fino all’ultimo istante.

La pazza gioia di finire insieme la vita: Amore e malattia in The Leisure Seeker

Finire insieme la vita? Accade dentro e fuori dallo schermo. Coniugi che muoiono a distanza di pochi giorni, nella realtà, così simbiotico era il loro procedere nella vita. Coniugi che calano il sipario insieme nel film di Paolo Virzì a Venezia 74 che vedremo solo nel 2018 in sala.

E’ una libertà? E’ un desiderio? E’ un bisogno? E’ una via obbligata? E’ un egoismo? Proviamo tutte queste sfumature di pensiero ed emozioni vedendo “The Leisure Seeker“, facciamo un giro di valzer che potrebbe farci girare la testa, vomitare lacrime, aprire rubinetti di dolore mai chiusi del tutto.

Un ultimo amplesso insieme, storditi, smemorati, doloranti e in cammino verso la morte per malattie diversissime. No nemmeno, solo l’accenno di una penetrazione per fare memoria e congedarsi attraverso il momento più alto della vita. Per dire quella tenerezza senza parole di quando il due è diventato uno in un matrimonio bislacco fatto di differenze, tradimenti e anche delusioni dell’ultimo minuto. Eppure rimane ancora la cosa più commestibile che la vita abbia saputo offrire: amarci, fare dei figli e lasciarli alla loro strada rischiando, in definitiva, di deresponsabilizzarli (per troppo amore per noi stessi?).  Può essere. Paolo Virzì si prende, comunque, il rischio di sbagliare e del suo coraggio c’è da avere rispetto. E’ il rischio di chi sceglie. Di chi pretende di scegliere. E’ la pazza gioia di chiudere, insieme.

Recensione FilmCronache:

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Venerdì 19/01 | Ore 21:00
Sabato 20/01 | Ore 21:00
Domenica 21/01 | Ore 16:00 e 21:00

BENEDETTA FOLLIA

Genere commedia. Diretto da Carlo Verdone, con Carlo Verdone e Ilenia Pastorelli. Durata 109 minuti. Distribuito da Filmauro di Luigi e Aurelio De Laurentiis.

Scritto, diretto e interpretato da Carlo Verdone, Benedetta Follia segue le vicende di Guglielmo (Verdone), uomo di specchiata virtù e fedina cristiana immacolata, proprietario di un negozio di articoli religiosi e alta moda per vescovi e cardinali. I valori su cui l’uomo ha fondato la sua esistenza crollano all’improvviso quando sua moglie Lidia (Lucrezia Lante della Rovere) lo abbandona dopo venticinque anni di matrimonio, proprio nel giorno del loro anniversario. La vita però riserva ancora qualche sorpresa allo sfortunato Guglielmo, che in una giornata come tante nel suo negozio riceve la visita di un’imprevedibile candidata commessa: Luna (Ilenia Pastorelli), una ragazza di borgata sfacciatissima e travolgente, volenterosa ma altrettanto incapace, e adatta a lavorare in un negozio di arredi sacri come una cubista in un convento. Luna traghetterà l’abbottonato datore di lavoro attraverso un mondo proibito di single allo sbaraglio, fatto di appuntamenti al buio, app di incontri come “Lovit”, la più hot del momento, ed esilaranti tentativi di donne disposte a tutto pur di trovare l’anima gemella. Letizia, Raffaella, Adriana: incontri imbarazzanti, buffi e sorprendenti o incontri casuali come quello con Ornella (Maria Pia Calzone).
E visto che la realtà supera l’immaginazione, le vite di Guglielmo e Luna avranno dei risvolti totalmente inaspettati. Perché, come quelle del Signore, anche le vie dell’amore sono infinite.

Con malinconia e sfrontatezza, alla ricerca dei veri sentimenti.

Recensione FilmCronache:

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Domenica 14/01 | Ore 16:00

FERDINAND

Genere: animazione, avventura, commedia, family, fantasy. Diretto da Carlos Saldanha, con John Cena e Kate McKinnon. Durata 106 minuti. Distribuito da 20th Century Fox.

La storia del film Ferdinand è quella del toro del titolo. Il toro Ferdinando ha l’aspetto del feroce toro da corrida: esemplare robusto, dal manto nero e lucente ma con un temperamento tutt’altro che irascibile, un toro che, a differenza di tutti gli altri suoi amici, e a dispetto della sua stazza e della sua forza, non ha alcun interesse nel dimostrare di essere potente e feroce né di diventare un temuto toro da corrida che terrorizzi i toreri. Al contrario, aspira solo a una vita tranquilla. Quando Ferdinand dilata le narici e smuove il terreno con gli zoccoli, la gente corre per sfuggire alla sua carica, ma lui annusa le margherite di prato, sua grande passione, o si stiracchia all’ombra degli alberi. E quando passeggia per i villaggi assolati della Spagna, gli abitanti sbarrano le porte e gridano al toro, ma lui prosegue e fa amicizia con una bimba adorabile e sveglia. Molto sveglia, molto più degli adulti che strappano Ferdinand alla sua vita tra i prati e lo costringono a scalciare, sbuffare e prendere a testate i mantelli dei toreri nelle arene. Per fortuna i nuovi amici della fattoria elaborano un piano a prova di capra (non si offenda la capra Lupe) che gli permetterà di tornare a casa. Servono stazza e zampe forti come le sue, e una buona dose di teatralità.

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Venerdì 12/01 | Ore 21:00
Sabato 13/01 | Ore 21:00
Domenica 14/01 | Ore 21:00

COME UN GATTO IN TANGENZIALE

Genere: commedia. Diretto da Riccardo Milani, con Paola Cortellesi e Antonio Albanese. Durata 98 minuti. Distribuito da Vision Distribution.

Come un gatto in Tangenziale, il nuovo film di Riccardo Milani, vede di nuovo riunita la coppia Antonio Albanese e Paolo Cortellesi.
Giovanni, la teoria. Intellettuale impegnato e profeta dell’integrazione sociale vive nel centro storico di Roma. Monica, la pratica. Ex cassiera del supermercato, con l’integrazione ha a che fare tutti i giorni nella periferia dove vive. Non si sarebbero mai incontrati se i loro figli non avessero deciso di fidanzarsi.
Sono le persone più diverse sulla faccia della terra, ma hanno un obiettivo in comune: la storia tra i loro figli deve finire. I due cominciano a frequentarsi e a entrare l’uno nel mondo dell’altro. Giovanni, abituato ai film nei cinema d’essai, si ritroverà a seguire sua figlia in una caotica multisala di periferia; Monica, abituata a passare le sue vacanze a Coccia di Morto, finirà nella scicchissima Capalbio. Ma all’improvviso qualcosa tra loro cambia.
Monica e Giovanni, entrambi vittime di spietati pregiudizi sulla classe sociale dell’altro, sono le persone più diverse sulla faccia della terra, ma hanno un obiettivo in comune: la storia tra i loro figli deve finire. Per portare a termine il comune proposito, i due cominciano, loro malgrado, a frequentarsi e a entrare l’uno nel mondo dell’altro: Giovanni, abituato ai film impegnati nei cinema d’essai, si ritroverà a seguire sua figlia in una caotica multisala di periferia, tra ragazzini urlanti, spintoni e cestini di pop corn che rotolano per terra, Monica, invece, da sempre abituata a passare le sue vacanze a Coccia di Morto, tra distese di corpi stipati come sardine e aerei che scaricano carburante sopra la testa, si ritroverà nella scicchissima riserva naturale di Capalbio, tra intellettuali, vip e improbabili conversazioni sull’arte contemporanea. Finché improvvisamente qualcosa tra di loro cambia. Entrambi capiscono di non poter fare a meno uno dell’altra anche se forse la loro storia durerà come “un gatto in tangenziale”.

Le differenze sociali di un Paese spaccato in due

Giovanni vive in un elegante appartamento nel centro storico di Roma e lavora per un think tank che, in ambito europeo, si propone di riqualificare le periferie italiane. La sua ex moglie Luce coltiva lavanda in Provenza. Entrambi, come genitori, hanno educato la figlia tredicenne Agnese ai nobili princìpi dell’integrazione sociale. Ma quando la stessa Agnese rivela al padre la sua cotta per Alessio, un quattordicenne della borgata Bastogi nota per il suo degrado, Giovanni, sconcertato, segue la ragazzina fino alla casa dove Alessio abita con la mamma Monica e le due zie Pamela e Sue Ellen…

 

Dopo la fruttuosa esperienza sul set di Mamma o papà? Paola Cortellesi e Antonio Albanese tornano a fare coppia nel nuovo film dello stesso regista di allora, Riccardo Milani, affrontando in forma di commedia alcuni tra i temi cruciali della società contemporanea: il problematico rapporto metropolitano tra il centro e la periferia, le contraddizioni di una certa intellighenzia che predica bene e razzola male, la sfiducia preventiva che le fasce meno abbienti della popolazione nutrono verso coloro che dovrebbero aiutarle a vivere meglio e con maggiore consapevolezza.

Partendo da queste premesse, Come un gatto in tangenziale punta alla radiografia di un presente che, per guardare con più speranza al futuro, deve accettare di cambiare prospettiva e metodo, uscendo da una confortevole “zona protetta” per andare incontro all’”altro”. Un messaggio condivisibile e rassicurante, che il film di Milani persegue però con uno sviluppo narrativo altrettanto piatto e lineare: perfettamente riconoscibili, da parte del pubblico, nelle loro caratterizzazioni comiche, l’esperto di problemi complessi che tiene relazioni sul disagio delle periferie al Parlamento europeo e l’ex cassiera di supermercato che lavora saltuariamente in una mensa per anziani non deviano di un millimetro, nelle interpretazioni funzionali di Antonio Albanese e Paola Cortellesi, al compito richiesto loro dalla sceneggiatura.

I loro mondi opposti, fin dall’inizio del film destinati a scontrarsi e poi a incontrarsi, vengono sintetizzati nelle forme più immediate e nette, senza sfumature, spigoli o retrogusti: da una parte la proiezione di un film armeno in un cinema d’essai avvolta in un silenzio sacrale, dall’altra la visione di una pellicola ultrapopolare in una multisala sommersa dal vociare dei ragazzini e dai cestini di pop corn; da un lato le vacanze estive trascorse a Capalbio, tra intellettuali, vip e improbabili conversazioni sull’arte contemporanea, dall’altro la spiaggia chiassosa di Coccia di Morto, tra distese di corpi stipati come sardine. Dall’incrocio tra il contegno benpensante di Giovanni e la carica combattiva di Monica nascono sorrisi che, talvolta, sfociano in aperte risate. Ma il film di Milani (in passato aiuto-regista di Monicelli), nonostante le lodevoli intenzioni, resta una commedia innocua e di un semplicismo disarmante, ben lontana dalla satira sociale vivida e graffiante del nostro miglior cinema.