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TUTTI LO SANNO
– MARTEDI 26/02 | ORE 21:15
– GIOVEDI 28/02 | ORE 17:30

Tutti lo sanno è un film di genere drammatico del 2018, diretto da Asghar Farhadi, con Penélope Cruz e Javier Bardem. Durata 132 minuti. Distribuito da Lucky Red.

Diretto e sceneggiato da Asghar Farhardi, Tutti lo sanno racconta la storia di Laura, interpretata dall’attrice premio Oscar Penelope Cruz.

Laura è una donna con una storia singolare alle spalle, che l’ha portata ad affrontare molte difficoltà nel corso della sua vita. Il bagaglio di esperienze che Laura trascina con sé è carico di decisioni difficili che, coinvolgendo inevitabilmente altre persone, ora continuano a tormentarla. Ma il vero macigno che grava sulla sua esistenza è un oscuro segreto, con il quale convive ormai da anni.
Nel momento in cui si trova costretta a doverlo rivelare per superare una situazione drammatica, sarà per lei come aprire il vaso di Pandora della propria anima tormentata, e si libererà da molti pensieri che la appesantivano da troppo tempo. Questo momento tanto cruciale quanto delicato coincide con il matrimonio della sorella.
Per l’occasione, infatti, Laura lascia Buenos Aires per partire alla volta di Madrid insieme ai figli. Il ritorno nella sua piccola città natale, nel cuore di un vigneto alle porte della capitale spagnola, farà tornare a galla un passato turbolento, che infrangerà quello che doveva essere un sereno ricongiungimento familiare. Gli eventi inaspettati che turbano Laura coinvolgeranno anche tutti gli altri personaggi, trascinandoli in una serie di vicissitudini che cambieranno per sempre il corso delle loro esistenze.
Nato in seguito a un viaggio del regista nel sud della Spagna, il film è ambientato in un piccolo paese per una scelta precisa: diversamente dalle grandi città, caotiche e frenetiche, qui i rapporti umani si instaurano secondo ritmi più meditativi e semplici, avvolti in un’atmosfera quasi nostalgica.
Non solo: gli abitanti di un paese sono più vicini e solidali tra loro, perché sono in pochi e tutti si conoscono. Al fianco di Penelope Cruz, il marito Javier Bardem nei panni di Paco, un instancabile contadino che è nato nella casa in cui vive la famiglia di Laura. Anche il suo passato riemergerà bruscamente, rischiando di travolgere la sua vita presente, che con tanta fatica si è costruito nel corso degli anni partendo da zero, dalla terra.
Infine l’attore Ricardo Darin  interpreta Alejandro, il marito argentino di Laura. Alejandro non ha mai avuto problemi economici e si è sempre fatto in quattro per aiutare il paese da cui proviene Laura, finché la sua situazione non è cambiata e ha perso quasi tutto. Per questo non può recarsi al matrimonio della cognata e rimane a Buenos Aires in cerca di lavoro, passando da un colloquio all’altro nella speranza di uscire da questo momento di crisi. Ma un imprevisto lo farà salire immediatamente su un aereo diretto in Spagna: deve intervenire nella situazione drammatica che viene a crearsi al matrimonio.

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NON CI RESTA CHE VINCERE
– MARTEDI 19/02 | ORE 21:15
– GIOVEDI 21/02 | ORE 17:30

Non ci resta che vincere è un film di genere commedia, drammatico del 2018, diretto da Javier Fesser, con Javier Gutiérrez e Juan Margallo. Durata 124 minuti. Distribuito da Bim in collaborazione con Movies Inspired.

Non ci resta che vincere, il film diretto da Javier Fesser, segue la storia di Marco (Javier Gutiérrez) allenatore di una squadra di basket professionista di alto livello. Sorpreso alla guida in stato di ebrezza viene condannato a una pena d’interesse generale. Per ordine del giudice deve quindi organizzare una squadra di basket composta da persone con un deficit mentale. Ciò che era cominciato come una pena si trasforma in una lezione di vita sui pregiudizi sulla normalità. Tutti i giocatori della squadra di basket sono interpretati da attori disabili.

Marco è l’allenatore in seconda di una squadra di basket spagnola di alto livello. Arrogante e impulsivo, viene licenziato per aver litigato con l’allenatore capo durante una partita e, dopo essere stato sorpreso al volante in stato di ebbrezza e aver causato un incidente, viene condannato in tribunale a nove mesi di servizi sociali, che consistono nell’allenare la squadra di pallacanestro “Los Amigos”, composta da giocatori disabili tutt’altro che professionisti…

Un morality play tanto elementare nella descrizione delle vicende quanto efficace nella veicolazione del messaggio che reca in sé. Un messaggio, quello decoubertinianamente inteso come “l’importante è partecipare”, che sembrerebbe contraddire il titolo italiano del film di Javier Fesser, ma che anche nell’edizione originale (Campeones) contiene quello stimolo, sportivo e umano, non solo a “fare”, nel basket come nella vita, ma anche a “fare (del) bene”. Interpretato nel ruolo degli improbabili cestisti da veri disabili, dunque operazione di finzione prelevata direttamente dalla realtà, Non ci resta che vincere, nella sua programmatica coniugazione degli opposti (l’allenatore di grido, in crisi con sé stesso e a pezzi nella vita sentimentale, e il suo team di dilettanti allo sbaraglio, “grado zero” della società ma capaci di far aprire gli occhi e ossigenare le coscienze), non esce mai dal registro comunicativo che si è scelto di dare, scivolando via come acqua fresca, con piccole, esemplari lezioni di vita a far sorridere e commuovere. Come superare il timore di una doccia o la paura di salire in ascensore.

Intenzionato, fin dalle prime sequenze, a ribaltare i confini tra normalità e anormalità e a rimettere in discussione ogni pregiudizio sull’handicapNon ci resta che vincere, campione d’incassi in Spagna con quasi 19 milioni di euro rastrellati al box office, procede spedito verso un happy end inevitabile, come in ogni favola che si rispetti, ma sincero e genuino. Un finale tonificante, maturato in due ore di proiezione grazie ad una sgangherata armata Brancaleone per la quale davvero non si può non tifare. Anche quando la sceneggiatura mette il pilota automatico.

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COLD WAR
– MARTEDI 12/02 | ORE 21:15
– GIOVEDI 14/02 | ORE 17:30

Cold War è un film di genere drammatico del 2018, diretto da Pawel Pawlikowski, con Tomasz Kot e Agata Kulesza. Durata 88 minuti. Distribuito da Lucky Red.

Cold War, il film diretto da Pawel Pawlikowski, è un’appassionata storia d’amore tra un uomo e una donna che si incontrano nella Polonia del dopoguerra ridotta in macerie. Provenendo da ambienti diversi e avendo temperamenti opposti, il loro rapporto è complicato, eppure sono fatalmente destinati ad appartenersi.
Negli anni ’50, durante la Guerra Fredda, in Polonia, a Berlino, in Yugoslavia e a Parigi, la coppia si separa più volte per ragioni politiche, per difetti caratteriali o solo per sfortunate coincidenze: una storia d’amore impossibile in un’epoca difficile.

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RED LAND (ROSSO ISTRIA)
– MARTEDI 05/02 | ORE 21:15, intro con il Sindaco di Giaveno alle ore 20:45

Red Land (Rosso Istria) è un film di genere drammatico, storico del 2018, diretto da Maximiliano Hernando Bruno, con Selene Gandini e Geraldine Chaplin. Durata 150 minuti. Distribuito da Whale Pictures.

Red Land (Rosso Istria), il film diretto da Maximiliano Hernando Bruno, è ambientato nel settembre del 1943, nei giorni in cui nei territori italiani martoriati dalla guerra scoppia il caos: il maresciallo Badoglio, capo del governo italiano, chiede ed ottiene l’armistizio da parte degli anglo–americani e unitamente al Re fugge da Roma, lasciando l’Italia allo sbando. L’esercito non sa più chi è il nemico e chi l’alleato. Il dramma si trasforma in tragedia per i soldati abbandonati a se stessi nei teatri di guerra ma anche e soprattutto per le popolazioni civili Istriane, Fiumane, Giuliane e Dalmate, che si trovano ad affrontare un nuovo nemico: i partigiani di Tito che avanzano in quelle terre, spinti da una furia anti-italiana. In questo drammatico contesto storico, avrà risalto la figura di Norma Cossetto(Selene Gandini), giovane studentessa istriana, laureanda all’Università di Padova, barbaramente violentata e uccisa dai partigiani titini, per la sola colpa di essere Italiana. A Norma Cossetto venne conferita la medaglia d’oro al valor civile dal Presidente Carlo Azeglio Ciampi. Una targa in suo ricordo è presente all’interno del Palazzo Bò dell’Università di Padova.

https://www.comingsoon.it/film/red-land-rosso-istria/55596/scheda/

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BLACKkKLANSMAN
– MARTEDI 29/01 | ORE 21:15
– GIOVEDI 31/01 | ORE 17:30

BlacKkKlansman è un film di genere biografico, commedia, drammatico, thriller del 2018, diretto da Spike Lee, con John David Washington e Adam Driver. Durata 128 minuti. Distribuito da Universal Pictures Italia.

BlacKkKlansman, il film diretto da Spike Lee, si svolge all’inizio degli anni 70. E’ un periodo di grandi sconvolgimenti sociali mentre negli Stati Uniti infuria la lotta per i diritti civili. Ron Stallworth (John David Washington) è il primo detective afroamericano del dipartimento di polizia di Colorado Springs, ma il suo arrivo è accolto con scetticismo ed ostilità dai membri di tutte le sezioni del dipartimento. Imperterrito, Stallworth decide di farsi un nome e di fare la differenza nella sua comunità. Si imbarca quindi in una missione molto pericolosa: infiltrarsi nel Ku Klux Klan ed esporne i crimini.

Fingendosi un estremista razzista, Stallworth contatta il gruppo e presto penetra all’interno della sua cerchia più ristretta. Coltiva anche una relazione con il Gran Maestro del Klan, David Duke (Topher Grace), che elogia l’impegno di Ron ai fini del progresso dell’America Bianca. Man mano che l’indagine sotto copertura procede, diventando sempre più complessa, il collega di Stallworth, Flip Zimmerman (Adam Driver), partecipa insieme a Ron agli incontri privati con membri del gruppo razzista, vendendo così a conoscenza dei dettagli di un complotto mortale. Stallworth e Zimmerman fanno squadra e uniscono gli sforzi per riuscire a distruggere l’organizzazione il cui vero obiettivo è modificare la propria retorica violenta per ottenere il consenso della massa.

Valutazione Pastorale

Al 71° Festival di Cannes (2018) il film ha ricevuto il Grand Prix speciale della giuria. Meritato, bisogna dire, perché si tratta di uno degli esiti più proficui e fecondi della più recente stagione di attività del regista americano. È forse superfluo ricordare che Spike Lee, con una carriera ormai trentennale alle spalle, ha fin dall’inizio fatto della questione razziale, la battaglia neri-bianchi, il filo conduttore del suo cinema. Fortemente convinto che negli Stati Uniti sia da sempre prevalente un atteggiamento di sostanziale immobilismo della società fatto di pregiudizi e di chiusure, e che per cambiare qualcosa si debba rischiare in modo forte e provocatorio, Lee attraverso gli anni ha gettato uno sguardo spesso impietoso su città, luoghi, ambienti dove le occasioni di contrasto e tensione si manifestavano con maggiore intensità. Come in questo caso, che riporta alla ribalta un episodio autentico, emblema di come gli USA amassero scherzare con il fuoco, e far precipitare nella violenza e nel sangue situazioni nate con intenzioni del tutto opposte. Il gesto di Ron, poliziotto infiltrato – e per la scelta fatta, diventato una mina vagante, una miccia pronta a esplodere -, mette a nudo fino in fondo l’impossibilità di dare spazio alla ragione e di lasciare campo aperto a eccessi e virulenze. Su questa materia, come sempre delicatissima, Spike Lee lavora costruendo un copione di forte capacità introspettiva, che fotografa con esattezza e scrupolo l’America degli anni ’70, con il contorno di modi, stili, parole e musiche. La sceneggiatura, calibrata con esattezza, tiene l’azione in bilico fino alla fine, costruendo un robusto mix di suspense, tensione e incertezza. A prevalere alla fine è la volontà del regista di dirci che esiste un’America impossibilitata a cambiare, dove certe classi restano minoranza e i mutamenti non sono destinati ad avvenire tanto presto. Dal punto di vista pastorale, il film è da valutare come complesso, problematico e da affidare ai dibattiti.