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Martedì 15/05 | Ore 21:00

TRE MANIFESTI A EBBING, MISSOURI

Genere thriller, drammatic. Diretto da Martin McDonagh, con Frances McDormand e Woody Harrelson. Durata 115 minuti. Distribuito da 20th Century Fox.

***Film adatto per dibattiti***

***Contiene passaggi improntati ad una violenza forte e incisiva. I risvolti tragici della vicenda focalizzano una situazione di non facile gestione e ne mettono in evidenza il precario livello di equilibrio sociale.***

Tre Manifesti a Ebbing, Missouri segue le tragicomiche vicende di una madre in cerca di giustizia per la figlia, che ingaggia una lotta contro un disordinato branco di poliziotti pigri e incompetenti. Dopo mesi trascorsi senza passi in avanti nelle indagini sull’omicidio di sua figlia, Mildred Hayes (Frances McDormand) decide di prendere in mano la situazione e “rimbeccare” le indolenti forze dell’ordine. Sulla strada che porta in città, la madre furente noleggia tre grandi cartelloni pubblicitari sui quali piazza una serie di messaggi polemici e controversi, rivolti al capo della polizia William Willoughby (Woody Harrelson). Lo stimato sceriffo di Ebbing prova a far ragionare la donna, ma quando viene coinvolto anche il vice Dixon (Sam Rockwell), uomo immaturo dal temperamento violento e aggressivo, la campagna personale di Mildred si trasforma in una battaglia senza esclusione di colpi, calci, schiaffi, morsi, insulti e frasi scurrili.

Presentato in concorso alla settantaquattresima edizione della Mostra del Cinema di Venezia (dove si è aggiudicato il premio per la migliore sceneggiatura), al Festival di Toronto e al Festival di San Sebastian, Tre manifesti a Ebbing, Missouri, in uscita nei cinema in Italia il 18 gennaio 2018, è diretto da Martin McDonagh, rinomato autore teatrale di origini irlandesi approdato al cinema a metà degli anni Duemila e noto ai più per aver diretto In Bruges e 7 psicopatici.

Recensione FilmCronache – Sale della Comunità

Scheda della Commissione Nazionale Valutazione Film della Conferenza Episcopale Italiana

Ebbing, Missouri. Trascorsi sette mesi di inutili ricerche da quando sua figlia è stata violentata e uccisa da sconosciuti, Mildred Hayes, esasperata e decisa a scuotere l’omertà dei cittadini, decide di affiggere tre grandi cartelloni per provocare le autorità locali…

Simili a cerchi concentrici, l’effetto dei tre manifesti che mettono alla berlina lo sceriffo di Ebbing a poco a poco si allarga fino a diventare incontrollabile. L’ostinazione di Mildred genera un vero e proprio terremoto di reazioni nella cittadina. E sono boati che fanno molto rumore, tanto male e fin troppe vittime. A un certo punto la violenza che insanguina le strade è così insistita da indurre la donna a cercare di capire dove la potrà condurre. E la scia di vendette forse si acqueta. Dopo “InBruges”, 2008 e “7 psicopatici”, 2012, il regista McDonagh, inglese di nascita, fa centro con un nuovo meccanismo all’insegna di una implacabile esattezza narrativa. Giustamente premiato a Venezia ’74 con il Leone per la migliore sceneggiatura, il film vive una messa in scena incalzante e piena di colpi di scena, cruda certamente e senza sconti, fatta di sussulti, crisi, ripensamenti. Nell’ottica di uno spiazzamento aspro e duro, cinico e forte ma non rassegnato al peggio. Clima da thriller con scene da psicodramma alla Tennessee Wiliams.

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Martedì 08/05 | Ore 21:00

RICOMINCIO DA NOI

Genere commedia, drammatico, sentimentale. Diretto da Richard Loncraine, con Imelda Staunton e Timothy Spall. Durata 111 minuti. Distribuito da Cinema Distribuzione.

Ricomincio da noi, il film diretto da Richard Loncraine, è una commedia sul “non è mai troppo tardi”. Un racconto moderno, divertente e commovente su un vivace gruppo di donne energiche che affrontano gli imprevisti della vita con slancio e irresistibile vivacità.
Il titolo originale, Finding Your Feet, significa ritrovare se stessi ed è quanto deve fare Sandra (Imelda Staunton), una signora borghese che se ne va di casa quando scopre che il marito, con il quale è sposata da 40 anni, ha una relazione con la sua migliore amica. Sandra si rifugia da sua sorella Bif (Celia Imrie), una sessantenne “alternativa” che vive da sola. Grazie a lei Sandra scoprirà una curiosa scuola di ballo dove si appassionerà alla danza che le permetterà di sentirsi più libera e sbloccare tutto ciò che ha tenuto chiuso dentro di sé per molti anni. Qui conoscerà Charlie (Timothy Spall), un eccentrico restauratore di mobili che vive su una barca. Catapultata in un ambiente per lei totalmente insolito, Sandra inizierà una nuova vita.

La terza età e il “secondo tempo” della vita

Recensione FimCronache – Sale della Comunità

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Martedì 24/04 | Ore 21:00

L’INSULTO

Genere drammatico. Diretto da Ziad Doueiri, con Adel Karam e Kamel El Basha. Durata 110 minuti. Distribuito da Lucky Red.

***Consigliato per Dibattiti sui temi quali il confronto interreligioso, la Storia, la politica tra passato, presente e futuro.***

Un litigio nato da un banale incidente porta in tribunale Toni e Yasser. La semplice questione privata tra i due si trasforma in un conflitto di proporzioni incredibili, diventando a poco a poco un caso nazionale, un regolamento di conti tra culture e religioni diverse con colpi di scena inaspettati. Toni, infatti, è un libanese cristiano e Yasser un palestinese. Al processo, oltre agli avvocati e ai familiari, si schierano due fazioni opposte di un paese che riscopre in quell’occasione ferite mai curate e rivelazioni scioccanti, facendo riaffiorare così un passato che è sempre presente.

Recensione FilmCronache – Sale della Comunità

Scheda della Commissione Nazionale Valutazione Film della Conferenza Episcopale Italiana

A Beirut, durante i lavori per restaurare un edificio, sul modo di riparare un impianto idraulico si accende una lite tra Toni, cristiano libanese, e Yasser, rifugiato palestinese. Sentendosi offeso, Yasser pretende scuse ufficiali, in assenza delle quali, sporge denuncia contro Toni. E’ l’inizio di un processo a poco a poco più incontrollabile…

A buon diritto, il soggetto può essere inserito tra i cosiddetti ‘film’ che segnano un allarme, accendono una miccia, indagano una ipotesi ad alto tasso di rischio. Insomma non soltanto una storia ma la cronaca, acuta e dettagliata, di come un fatto, piccolo e all’apparenza innocuo, possa montare e sfuggire al controllo di chi lo ha provocato. Al punto che tra le persone protagoniste e la folla di contorno si perde il senso di chi “ha cominciato”, colpe e discolpe si confondono, verità e menzogne finiscono in una dialettica sempre più sterile e i ruoli in tribunale (l’accusa, la difesa, il giudice) si accavallano finendo per sopportare l’aggravio di altre azioni non previste. La Storia si confonde con la storia, le ripicche si sprecano, gli smacchi sconfinano nella filosofia giuridica. Insomma non solo un film ma un film/summa, la sintesi di quello che non vorremmo fare e invece lasciamo che accada, impotenti e inefficaci. Campanello d’allarme incisivo e sostanziale, con una meritata Coppa Volpi per il miglior attore alla Mostra di Venezia 2017.

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Martedì 17/04 | Ore 21:00

L’ora più buia

Genere biografico, drammatico, storico, guerra. Diretto da Joe Wright, con Gary Oldman e Kristin Scott Thomas. Durata 125 minuti. Distribuito da Universal Pictures.

Political drama firmato Joe Wright, L’Ora più buia è ambientato all’inizio della Seconda guerra mondiale. L’ora più buia cui fa riferimento il titolo è il momento cruciale della scelta, da parte del Primo ministro britannico Winston Churchill (Gary Oldman), tra l’armistizio con la Germania nazista e l’intervento nel conflitto armato. Di fronte all’avanzata dell’esercito tedesco e all’imminente invasione della Gran Bretagna, Churchill è chiamato a decidere tra la tutela del Paese in nome di una pace apparente e temporanea e la difesa dei propri ideali di autonomia e libertà. Accanto a lui, indaffarate nel dietro le quinte della storia, la moglie Clementine (Kristin Scott Thomas) e la segretaria personale Elizabeth Nel (Lily James). Nel cast anche Ben Mendelsohn nei panni dell’amato sovrano Re Giorgio VI, e Ronald Pickup in veste di Primo ministro uscente, Neville Chamberlain.

Recensione FilmCronache – Sale della comunità

Un ritratto di Winston Churchill nei momenti cruciali del secondo conflitto mondiale.

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Martedì 10/04 | Ore 21:00

THE BIG SICK

Il matrimonio si può evitare… L’amore no

Genere commedia, sentimentale. Diretto da Michael Showalter, con Kumail Nanjiani e Zoe Kazan. Durata 120 minuti. Distribuito da Cinema.

La commedia romantica The Big Sick è basata su una sceneggiatura scritta a quattro mani da Kumail Nanjiani (anche attore protagonista) ed Emily V.Gordon, e racconta la vera storia del loro primo incontro.
Durante uno dei suoi spettacoli serali, l’attore comico Kumail (Nanjiani) nota nel pubblico la bella Emily Gardner (Zoe Kazan), e alla fine dello show le chiede di uscire. Tra i due nasce prima un’intesa e poi un’appassionata storia d’amore, destinata a incontrare i pregiudizi delle rispettive famiglie. Quella di Kumail è la tipica famiglia pakistano-musulmana legata alle tradizioni, compresa quella del matrimonio combinato. Mentre i genitori di Emily, Beth (Holly Hunter) e Terry (Ray Romano), sono una coppia di cinquantenni cinici e disillusi. Sarà la grave malattia che colpirà la ragazza a dare a Kumail il coraggio di ribellarsi alle rigide imposizioni familiari e provare a conquistare la fiducia della madre e il padre di Emily.

Quando l’amore avvicina le culture

Kumail è un giovane di origini pakistane che di giorno, a Chicago, fa l’autista per Uber e la sera si esibisce sul palcoscenico di un piccolo club trasformandosi in comico e cercando di farsi notare da un noto talent scout. Qui, dopo un suo monologo, fa la conoscenza di Emily, bionda e disinvolta studentessa di psicologia. Da quell’incontro nasce una relazione, ostacolata però dalle differenze tra le rispettive culture di appartenenza. Kumail è diviso tra le sue radici e i suoi sentimenti, Emily invece viene colpita da una grave infezione che la trascina d’urgenza in ospedale…

C’è un evidente vissuto in prima persona, nella vicenda di Kumail ed Emily, un percorso artistico e di vita che vede i due sceneggiatori di The Big Sick, i coniugi Kumail Nanjiani ed Emily Gordon, immettere se stessi nella finzione cinematografica (lui indossando anche i panni del protagonista del film, lei lasciando la parte all’attrice Zoe Kazan), facendo ritrovare allo spettatore una freschezza genuina di situazioni e contesti, arricchita da un’efficace spontaneità dei dialoghi, pimpanti e talvolta caustici.

Basato dunque su una storia vera, il tragitto realmente compiuto dalla coppia viene così restituito, sullo schermo, in una commedia romantica con sottofondo interraziale che non fa fatica ad imporsi sullo spettatore per brio e spigliatezza: tipico prodotto indie, che ha spopolato al Sundance e a Locarno ha vinto il premio del pubblico, The Big Sick è un film racchiuso in angusti spazi fisici (il club dove si esibisce Kumail, il soggiorno dove pranza la sua famiglia, la camera dell’appartamento dove egli vive, la stanza d’ospedale dove è ricoverata Emily…), ma aperto sentimentalmente al mondo, spalancato su un contagioso happy end grazie ad un amore cristallino, capace di colmare ogni lacuna. Un amore su cui il film di Michael Showalter sparge forse un po’ troppo zucchero a velo, addolcendo sentimenti già ben percepibili nella loro limpidezza, ma lasciando che, in numerose sequenze, sotto la scorza della romantic comedy affiorino le tensioni multietniche, un disagio esistenziale che non fa distinzione tra i colori della pelle, una ricerca di affermazione (la ribalta teatrale per lui, un lavoro da psicologa per lei) che nel Paese delle mille opportunità, se fallita, si trasforma in pericolosa emarginazione.

È lì che The Big Sick trova la sua forza motrice, nel rivestire di leggerezza l’amarezza, nel generare sorrisi dalle inadeguatezze. Non solo quelle dei due giovani, ma anche (come in East is East, pellicola a cui il film di Showalter si richiama per lo stesso tema dei matrimoni combinati imposti dalla secolare tradizione pakistana) quelle dei genitori della ragazza. Anch’essi, persin più di Kumail ed Emily, bisognosi di affetto.