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Martedì 27/02 | Ore 21:00

GIFTED – IL DONO DEL TALENTO

Genere drammatico. Diretto da Marc Webb, con Chris Evans e Mckenna Grace. Durata 101 minuti. Distribuito da 20th Century Fox.

La storia di Gifted comincia in una cittadina nei pressi di Tampa, in Florida, dove la piccola Mary Adler (Mckenna Grace) cresce sotto le cure non convenzionali dello zio Frank (Chris Evans), fratello della madre deceduta quando la bambina era ancora in fasce. A sette anni compiuti, Mary dimostra di possedere un talento naturale per i numeri e la matematica, e seppure debba ancora alzarsi sulle punte per scrivere le frazioni alla lavagna, riesce a risolvere da sola equazioni complesse di livello avanzato, destando l’interesse di preside e insegnanti. Non solo. La nonna materna Evelyn (Lindsay Duncan), colpita dal suo genio precoce, pretende per la nipote una formazione appropriata nel moderno Massachusetts, in ambiente accademico e con un team di insegnanti specializzati a disposizione. Mentre Frank, nonostante rischi di perdere l’affidamento, resta fedele alla promessa fatta alla sorella prima che morisse: garantire a sua figlia un’infanzia serena e spensierata, cadenzata dai compiti e dagli impegni della scuola pubblica e addolcita dai pomeriggi di gioco con i coetanei. I due modi diversi di immaginare il futuro della nipotina si scontreranno in una battaglia legale per l’affido, nella quale anche Mary sarà impaziente di dire la sua.

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Martedì 20/01 | Ore 21:00

L’EQUILIBRIO

Genere drammatico. Diretto da Vincenzo Marra, con Mimmo Borrelli e Roberto Del Gaudio. Uscita al cinema il 21 settembre 2017. Durata 90 minuti. Distribuito da Warner Bros.

L’equilibrio racconta la commovente storia di Giuseppe, un sacerdote campano già missionario in Africa, che per superare una crisi di fede chiede al Vescovo di essere trasferito in un comune della sua terra. Don Giuseppe (Mimmo Borrelli) viene così spostato in un piccolo paesino del napoletano, dove sostituisce lo stimato parroco del quartiere, Don Antonio (Roberto Del Gaudio), uomo di grande carisma e ipnotica eloquenza, impegnato nella battaglia contro i sotterramenti illegittimi di rifiuti tossici. Prima di trasferirsi a Roma, Don Antonio introduce Giuseppe nella dura realtà del quartiere. Ma è solo più tardi che il nuovo parroco si scontra con i tremendi poteri che dominano quel luogo. Deciso a seguire con coraggio l’impegnativo percorso spirituale, fa di tutto per aiutare i membri della comunità, nonostante la dura realtà che lo mette all’angolo. Una storia che parla di umanità e della forza di difendere la propria fede davanti al dolore.

Padre Giuseppe è giovane, è forte, è cocciuto, e (forse) sta attraversando un momento di crisi, per questo chiede al proprio vescovo di essere trasferito da Roma (dove di dedica all’accoglienza dei migranti) alla propria terra natale, alla periferia di Napoli.
Lì incontra don Antonio, il parroco che andrà a sostituire, e conosce il territorio ferito della parrocchia, dove l’incidenza dei tumori è altissima a causa dei rifiuti tossici, lo spaccio è attività nota e ben regolamentata dal boss del quartiere, e l’infanzia viene sistematicamente ignorata, quando non violata.
E se don Antonio, il vecchio parroco, aveva trovato un suo proprio modo per tenere sotto controllo la situazione, venendo in qualche modo a patti con la criminalità e raggiungendo un imperfetto “equilibrio” a garanzia della tranquillità della zona, padre Giuseppe sembra non essere altrettanto disponibile al compromesso, incapace com’è di accettare mezze verità o convivere con l’ipocrisia.
Compassato nei modi tanto quanto caparbio nel perseguire ciò che ritiene giusto, padre Giuseppe entra ben presto in collisione con la complessa realtà del quartiere, in cui provoca – pur senza volerlo – ulteriori scontri e nuovo dolore.
Il protagonista del film di Marra è un anti-eroe che resta fedele alla propria coscienza, saldo nelle proprie convinzioni, irriducibilmente solo nel proprio percorso, come mostrano i piani sequenza che lo seguono a ogni passo.
Il film racconta di una periferia geografica come esistenziale, in cui la Chiesa è l’unica istituzione rimasta, l’unico perno possibile della comunità, e – come dichiarato dal regista – viene incarnata da due figure differenti di sacerdote: l’uno votato alla liturgia e capace di venire a patti con la realtà e scegliere “il male minore”, l’altro più versato invece sul sociale, caparbiamente ostinato a “fare il bene” a ogni costo.
L’equilibrio indicato nel titolo non è quindi solo quello da preservare nel quartiere, ma anche quello personale – che viene ricordato spesso a padre Giuseppe, e infine quello del regista che si mantiene a distanza dai protagonisti portati sullo schermo, ciascuno con la propria parte di torto e di ragione.

INTERVISTE: Vincenzo Marra su “L’equilibrio”

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Martedì 13/02 | Ore 21:00

UN PROFILO PER DUE

Genere commedia del 2017. Diretto da Stéphane Robelin, con Pierre Richard e Yaniss Lespert. Durata 100 minuti. Distribuito da Officine Ubu.

L’ottantenne Pierre vive in solitudine da quando è mancata la moglie. Per questo sua figlia decide di regalargli un computer, nella speranza di stimolare la sua curiosità e – perché no? – di permettergli di conoscere nuove persone. Grazie agli insegnamenti del trentenne Alex, Pierre impara a navigare e presto s’imbatte in un sito di appuntamenti online. Utilizzando l’identità di Alex, Pierre conosce Flora63, un’affascinante giovane donna, e se ne innamora. Anche la giovane rimane affascinata dallo spirito romantico dei suoi messaggi e gli chiede un appuntamento. Intrigato da questa nuova avventura, Pierre deve a questo punto convincere Alex ad andare all’incontro al suo posto.

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Martedì 06/02 | Ore 21:00

LA RAGAZZA NELLA NEBBIA

Genere giallo. Diretto da Donato Carrisi, con Toni Servillo e Alessio Boni. Durata 127 minuti. Distribuito da Medusa Film.

La ragazza nella nebbia, thriller firmato Donato Carrisi, vanta un cast stellare capitanato da Toni Servillo, al fianco di Jean Reno e Alessio Boni.
Un banco di nebbia fitta avvolge il paese di Avechot, nella piccola valle incuneata tra le Alpi. La nebbia che ha inghiottito le case e le strade si abbatte anche sull’auto dell’agente Vogel: la vettura finisce in un fosso e l’uomo, pur essendo uscito incolume dall’incidente, ha i vestiti ricoperti di sangue. Smarrito, senza ricordi delle ultime ore, Vogel viene seguito da uno psichiatra insieme al quale ripercorre gli ultimi turbolenti mesi della sua vita. Bisogna tornare indietro alla scomparsa della sedicenne Anna Lou, capelli rossi, lentiggini sulle guance: la pista della fuga volontaria si incrocia con quella del rapimento, e la risonanza mediatica assunta dal caso richiede l’intervento dell’agente speciale. Abile nel pilotare l’attenzione di Tv e giornali, il modus operandi di Vogel prevede la “santificazione” della vittima e al contempo la creazione del fantomatico mostro che ne ha spezzato l’esistenza. Il profilo del pacifico professor Martini è perfettamente calzante con la descrizione dell’uomo che Vogel cerca, il colpevole ideale da dare in pasto all’audience. Eppure, ancora troppi interrogativi restano aperti: perché, dopo gli eventi di alcuni mesi prima, Vogel si trova ad Avechot? Qual è la causa dell’incidente? E a chi appartiene il sangue sui suoi vestiti?

Recensione di FilmCronache – Sale della Comunità

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Martedì 30/01 | Ore 21:00

LA SIGNORA DELLO ZOO DI VARSAVIA

#giornatadellamemoria

Genere drammatico. Diretto da Niki Caro, con Jessica Chastain e Daniel Brühl. Durata 127 minuti. Distribuito da M2 Pictures.

Ispirato alla storia vera di Jan e Antonina Zabinski, La signora dello zoo di Varsavia è un racconto di eroismo civile in tempo di guerra, e insieme una dichiarazione d’amore per la natura e gli animali.
Sul finire del 1939, le truppe naziste bombardano la capitale polacca, riducendo il famoso zoo a un cumulo di macerie. Il direttore della struttura e sua moglie (Jessica Chastain) assistono impotenti all’occupazione del Paese e alla costruzione del ghetto ebraico. Ma con l’inizio delle deportazioni, nel 1942, la coppia si mobilita per nascondere intere famiglie di Ebrei all’interno del giardino zoologico, mascherato da allevamento di maiali. La villa degli Zabinski e le vecchie gabbie ancora intatte diventano un rifugio segreto al riparo dai feroci nazisti. “La casa sotto la folle stella”, com’era chiamato lo zoo al tempo del suo massimo splendore, viene ricordata per aver salvato circa trecento Ebrei dal genocidio.

Controcampo, tutto femminile, di un film di guerra

Polonia 1939: quando la Germania nazista invade il paese, gli animali dello zoo di Varsavia vengono decimati dai bombardamenti. La famiglia Żabińskiche lo gestisce, sfruttando la conoscenza con lo zoologo tedesco cui ne viene affidata la direzione, si accorda per mantenere il luogo in attività come allevamento di maiali sebbene in realtà lo utilizzi come copertura per poter salvare gli uomini e i bambini ebrei internati nel ghetto. Durante i cinque terribili anni dell’occupazione tedesca ne riuscirà a salvare oltre 300.

Tratto da The Zookeeper’s Wife, il libro di Diane Ackerman incentrato sul diario inedito di Antonina Żabiński, La signora dello Zoo di Varsavia è un progetto fortemente sostenuto da Jessica Chastain, qui nel doppio ruolo di produttrice e di interprete principale. Un progetto connotato da uno sguardo interamente al femminile (quello della Ackerman sul mémoire della Żabiński, quello della regista Niki Caro, della sceneggiatrice Angela Workman e della produttrice/interprete Chastain sul libro della Ackerman) che, se da un lato produce un’interessante vertigine scopica su un tema affrontato quasi esclusivamente da sguardi maschili, difetta tuttavia di originalità nella scrittura e nelle scelte di messinscena.

Al di là dell’indubbio interesse che suscita la vicenda della famiglia Żabiński e di un impianto produttivo di buon livello che trova il proprio apice nel lavoro di alcuni materiali (scenografia e costumi ad esempio), molti (forse troppi) sono infatti i topoi narrativi che si susseguono all’interno del plot, così come molte (forse troppe) sono le soluzioni convenzionali cui ricorre  Niki Caro nell’impostare una regia corretta ma anodina. Un vero peccato, perché l’idea all’origine è tutt’altro che banale (una sorta di controcampo del film di guerra e di occupazione nazista, focalizzato sull’istinto di conservazione e preservazione della protagonista Antonina) e anche perché il film contiene sequenze d’indubbio valore (come ad esempio quella che ben restituisce lo spaesamento degli animali dopo il bombardamento nazista) che lasciano intravedere il talento della regista neozelandese.