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Martedì 22/05 | Ore 21:00

CHIAMAMI CON IL TUO NOME

genere drammatico, sentimentale. Diretto da Luca Guadagnino, con Armie Hammer e Timothée Chalamet. Durata 130 minuti. Distribuito da Warner Bros.

***La storia va affrontata con mente sgombra da limiti e pregiudizi***

Chiamami col tuo nome, il nuovo film di Luca Guadagnino basato sul famoso romanzo di André Aciman, è una struggente storia d’amore e amicizia, sullo sfondo della bassa padana durante la calda estate del 1983. Nonostante la sua giovane età, il diciassettenne americano Elio Perlman (Timothée Chalamet), si dimostra un musicista colto e sensibile, più maturo e preparato dei suoi coetanei. Passando, infatti, il suo tempo a trascrivere e suonare musica classica, leggere, e flirtare con la sua amica Marzia (Esther Garrel).
Figlio di un eminente professore universitario (Michael Stuhlbarg) specializzato nella cultura greco-romana che ogni anno ospita uno studente straniero impegnato nella stesura della tesi di post dottorato, Elio attende nella villa XVII secolo di famiglia l’arrivo di un nuovo allievo di suo padre. A risalire il vialetto per trascorrere le vacanze estive nella tenuta Perlman è il giovane Oliver (Armie Hammer) un ventiquattrenne statunitense bello e affascinante. I suoi modi disinvolti colpiscono immediatamente l’adolescente impacciato, che comincia ad affacciarsi all’amore. Gli incontri tra i due giovani sono permeati da un’intensità unica e palpabile: tra lunghe passeggiate, nuotate e discussioni, nel corso di un’estate che cambierà per sempre le loro vite, nasce tra loro un desiderio travolgente e irrefrenabile.

Scheda filmico pastorale di “Chiamami con il tuo nome”

Articolo a cura di don Maurizio Girolami, direttore dell’Istituto di Scienze Religiose di Portogruaro

Per far emergere la realtà bisogna prima immergersi in essa. Riemergere da essa non significa essere purificati ma solo più carichi di memoria, spesso indicibile.

Con queste brevi espressioni potremmo, in modo assai approssimativo, riassumere il film poetico di Luca Guadagnino, che ben merita, per cast, regia, fotografia e colonna sonora, il plauso estetico del pubblico. Chi si immerge in questo film non può non restarne coinvolto, toccato e anche ferito.

Nella campagna di un paese del nord Italia dei primi anni ‘80, durante il periodo della canicola estiva, una famiglia di origine ebraica, che ha il solo figlio diciassettenne Elio (Thimotée Chalamet), appassionato di lettura e di musica, giunge, per un periodo di tirocinio presso il padre del giovane protagonista, lo studente americano Oliver (Armie Hammer), prestante nel fisico, intellettualmente colto e sveglio, aperto alla socialità senza mostrare alcuna timidezza.

La spavalderia con la quale lo studente fronteggia la novità di ambiente e di relazioni, crea nel giovane Elio una reazione di repulsione, in un primo momento, che ben presto però si trasforma in una vera e propria passione amorosa travolgente. Il film accompagna passo dopo passo lo spettatore a immergersi nella trama di sensazioni ed emozioni del giovane protagonista.Egli è un adolescente in cerca del proprio mondo interiore che non è più solo ricettacolo delle vite altrui attraverso le letture dei molti libri che sono in casa (anche nella soffitta polverosa e abbandonata) e la musica che egli trascrive e reinterpreta adattandola ai diversi autori (la scena di lui che suona Bach con lo stile di List), ma, seguendo la pulsione irruente della sessualità, diventa lui stesso autore di qualcosa di nuovo e vissuto pienamente da lui.

Vivere ogni cosa fino in fondo, anche l’amarezza e la tristezza, sarà infatti questo il consiglio che il padre Lyle, facendosi oracolo ed interprete della tempesta emotiva provata, gli darà. Simbolo di questa trama sono le innumerevoli scene che hanno come protagonista l’acqua, nella quale, come diceva Eraclito – puntualmente ricordato – non ci si può immergere due volte nello stesso momento. Tuttavia non è l’acqua che scorre ma è chi vi si immerge che non più lo stesso quando vi risale. Significativa, a questo proposito, è l’immagine della statua di Venere ritrovata nel lago di Garda: la bellezza antica, pur avendo subito secoli di trasferimenti e di sommersione acquea, resta ferita e monca.

Così anche le emozioni di Elio provate per Oliver, sono bellezze sepolte o sommerse che attendono l’occasione propizia per emergere alla luce. L’emozione impossibile da comunicare è il desiderio di Elio di rendere manifesta la propria passione per Oliver, instaurando un rapporto che non è solo intensa amicizia, ma un’intimità così intensa che trova nel rapporto omosessuale il suo sbocco – sembra – naturale. Non si tratta solo di infatuazione per una persona dello stesso sesso, ma di un desiderio di fusione così profondo che l’uno può essere chiamato con il nome dell’altro senza alcun timore che la differenza tra i due possa in qualche modo fare scintille con un amore che è desiderato come fusionale.

È forse questo l’aspetto più vago – aggettivo attribuito nel film alla cultura francese in genere –, o ambiguo, del film. L’amore tra Elio e Oliver è così capace di fondere insieme le persone tanto che possono scambiarsi i nomi, cioè le proprie storie, annullando ogni differenza; e tale amore viene descritto in modo poetico, esteticamente convincente e pieno di sensualità. Tuttavia è anche il punto concettuale più debole del film perché l’amore non fonde, ma unisce le differenza senza per altro confonderle o mutarle. Anche il giudizio etico del regista resta vago e fa in modo che resti vago il giudizio dello spettatore su questa relazione di due giovani che fanno emergere le proprie emozioni come una delle cose più belle mai capitate. Tuttavia il calore di quell’estate avrà ben presto triste esito perché risulterà solo un’esperienza di pochi giorni, che, per quanto travolgente, non può divenire una scelta di vita.

Infatti quando arriva l’inverno, con le bellissime fotografie degli stessi paesaggi innevati, ben presto arriva anche per Elio la raggelante notizia che Oliver si sposerà. L’“usurpatore”, così come viene chiamato Oliver nella prima parola del film e il “traditore” – quando non gli rivolge la parola – pur ricordando tutto della esperienza vissuta, non potrà fare di questa esperienza il fondamento della propria esistenza, perché la fusione e la sostituzione di identità non costruisce né relazioni né persone, ma solo le appiattisce e le svuota.

Resta deluso chi attende dal film un qualche giudizio etico che possa esaltare o sminuire l’esperienza di Elio con Oliver, anzi, indignato chi vuole vederlo addirittura come una concessione alla pederastia (Elio è un minorenne). 

Tuttavia, restando al dettato filmico, la forza della sessualità viene messa in scena come espressione di un mondo interiore adolescenziale in cerca della propria identità ovunque la può trovare: nella lettura, nella musica, nella natura, nel sesso promiscuo. Per questo il film è consigliato per un pubblico adulto, ma soprattutto educato alla cultura classica che permetta di cogliere le molte e ricche sfumature che Guadagnino, in modo esteticamente magistrale, ha saputo comporre insieme.

Un aspetto pedagogicamente positivo è la figura del padre che fa da professore delle emozioni del figlio e gli spiega che quanto è accaduto non è da rigettare ma tutto va accolto e assaporato perché, per quanto si possa interpretare, leggere e studiare, ciò che vale la pena veramente di conoscere è se stessi immersi nella propria storia.

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Martedì 15/05 | Ore 21:00

TRE MANIFESTI A EBBING, MISSOURI

Genere thriller, drammatic. Diretto da Martin McDonagh, con Frances McDormand e Woody Harrelson. Durata 115 minuti. Distribuito da 20th Century Fox.

***Film adatto per dibattiti***

***Contiene passaggi improntati ad una violenza forte e incisiva. I risvolti tragici della vicenda focalizzano una situazione di non facile gestione e ne mettono in evidenza il precario livello di equilibrio sociale.***

Tre Manifesti a Ebbing, Missouri segue le tragicomiche vicende di una madre in cerca di giustizia per la figlia, che ingaggia una lotta contro un disordinato branco di poliziotti pigri e incompetenti. Dopo mesi trascorsi senza passi in avanti nelle indagini sull’omicidio di sua figlia, Mildred Hayes (Frances McDormand) decide di prendere in mano la situazione e “rimbeccare” le indolenti forze dell’ordine. Sulla strada che porta in città, la madre furente noleggia tre grandi cartelloni pubblicitari sui quali piazza una serie di messaggi polemici e controversi, rivolti al capo della polizia William Willoughby (Woody Harrelson). Lo stimato sceriffo di Ebbing prova a far ragionare la donna, ma quando viene coinvolto anche il vice Dixon (Sam Rockwell), uomo immaturo dal temperamento violento e aggressivo, la campagna personale di Mildred si trasforma in una battaglia senza esclusione di colpi, calci, schiaffi, morsi, insulti e frasi scurrili.

Presentato in concorso alla settantaquattresima edizione della Mostra del Cinema di Venezia (dove si è aggiudicato il premio per la migliore sceneggiatura), al Festival di Toronto e al Festival di San Sebastian, Tre manifesti a Ebbing, Missouri, in uscita nei cinema in Italia il 18 gennaio 2018, è diretto da Martin McDonagh, rinomato autore teatrale di origini irlandesi approdato al cinema a metà degli anni Duemila e noto ai più per aver diretto In Bruges e 7 psicopatici.

Recensione FilmCronache – Sale della Comunità

Scheda della Commissione Nazionale Valutazione Film della Conferenza Episcopale Italiana

Ebbing, Missouri. Trascorsi sette mesi di inutili ricerche da quando sua figlia è stata violentata e uccisa da sconosciuti, Mildred Hayes, esasperata e decisa a scuotere l’omertà dei cittadini, decide di affiggere tre grandi cartelloni per provocare le autorità locali…

Simili a cerchi concentrici, l’effetto dei tre manifesti che mettono alla berlina lo sceriffo di Ebbing a poco a poco si allarga fino a diventare incontrollabile. L’ostinazione di Mildred genera un vero e proprio terremoto di reazioni nella cittadina. E sono boati che fanno molto rumore, tanto male e fin troppe vittime. A un certo punto la violenza che insanguina le strade è così insistita da indurre la donna a cercare di capire dove la potrà condurre. E la scia di vendette forse si acqueta. Dopo “InBruges”, 2008 e “7 psicopatici”, 2012, il regista McDonagh, inglese di nascita, fa centro con un nuovo meccanismo all’insegna di una implacabile esattezza narrativa. Giustamente premiato a Venezia ’74 con il Leone per la migliore sceneggiatura, il film vive una messa in scena incalzante e piena di colpi di scena, cruda certamente e senza sconti, fatta di sussulti, crisi, ripensamenti. Nell’ottica di uno spiazzamento aspro e duro, cinico e forte ma non rassegnato al peggio. Clima da thriller con scene da psicodramma alla Tennessee Wiliams.

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Martedì 08/05 | Ore 21:00

RICOMINCIO DA NOI

Genere commedia, drammatico, sentimentale. Diretto da Richard Loncraine, con Imelda Staunton e Timothy Spall. Durata 111 minuti. Distribuito da Cinema Distribuzione.

Ricomincio da noi, il film diretto da Richard Loncraine, è una commedia sul “non è mai troppo tardi”. Un racconto moderno, divertente e commovente su un vivace gruppo di donne energiche che affrontano gli imprevisti della vita con slancio e irresistibile vivacità.
Il titolo originale, Finding Your Feet, significa ritrovare se stessi ed è quanto deve fare Sandra (Imelda Staunton), una signora borghese che se ne va di casa quando scopre che il marito, con il quale è sposata da 40 anni, ha una relazione con la sua migliore amica. Sandra si rifugia da sua sorella Bif (Celia Imrie), una sessantenne “alternativa” che vive da sola. Grazie a lei Sandra scoprirà una curiosa scuola di ballo dove si appassionerà alla danza che le permetterà di sentirsi più libera e sbloccare tutto ciò che ha tenuto chiuso dentro di sé per molti anni. Qui conoscerà Charlie (Timothy Spall), un eccentrico restauratore di mobili che vive su una barca. Catapultata in un ambiente per lei totalmente insolito, Sandra inizierà una nuova vita.

La terza età e il “secondo tempo” della vita

Recensione FimCronache – Sale della Comunità

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Martedì 24/04 | Ore 21:00

L’INSULTO

Genere drammatico. Diretto da Ziad Doueiri, con Adel Karam e Kamel El Basha. Durata 110 minuti. Distribuito da Lucky Red.

***Consigliato per Dibattiti sui temi quali il confronto interreligioso, la Storia, la politica tra passato, presente e futuro.***

Un litigio nato da un banale incidente porta in tribunale Toni e Yasser. La semplice questione privata tra i due si trasforma in un conflitto di proporzioni incredibili, diventando a poco a poco un caso nazionale, un regolamento di conti tra culture e religioni diverse con colpi di scena inaspettati. Toni, infatti, è un libanese cristiano e Yasser un palestinese. Al processo, oltre agli avvocati e ai familiari, si schierano due fazioni opposte di un paese che riscopre in quell’occasione ferite mai curate e rivelazioni scioccanti, facendo riaffiorare così un passato che è sempre presente.

Recensione FilmCronache – Sale della Comunità

Scheda della Commissione Nazionale Valutazione Film della Conferenza Episcopale Italiana

A Beirut, durante i lavori per restaurare un edificio, sul modo di riparare un impianto idraulico si accende una lite tra Toni, cristiano libanese, e Yasser, rifugiato palestinese. Sentendosi offeso, Yasser pretende scuse ufficiali, in assenza delle quali, sporge denuncia contro Toni. E’ l’inizio di un processo a poco a poco più incontrollabile…

A buon diritto, il soggetto può essere inserito tra i cosiddetti ‘film’ che segnano un allarme, accendono una miccia, indagano una ipotesi ad alto tasso di rischio. Insomma non soltanto una storia ma la cronaca, acuta e dettagliata, di come un fatto, piccolo e all’apparenza innocuo, possa montare e sfuggire al controllo di chi lo ha provocato. Al punto che tra le persone protagoniste e la folla di contorno si perde il senso di chi “ha cominciato”, colpe e discolpe si confondono, verità e menzogne finiscono in una dialettica sempre più sterile e i ruoli in tribunale (l’accusa, la difesa, il giudice) si accavallano finendo per sopportare l’aggravio di altre azioni non previste. La Storia si confonde con la storia, le ripicche si sprecano, gli smacchi sconfinano nella filosofia giuridica. Insomma non solo un film ma un film/summa, la sintesi di quello che non vorremmo fare e invece lasciamo che accada, impotenti e inefficaci. Campanello d’allarme incisivo e sostanziale, con una meritata Coppa Volpi per il miglior attore alla Mostra di Venezia 2017.

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Martedì 17/04 | Ore 21:00

L’ora più buia

Genere biografico, drammatico, storico, guerra. Diretto da Joe Wright, con Gary Oldman e Kristin Scott Thomas. Durata 125 minuti. Distribuito da Universal Pictures.

Political drama firmato Joe Wright, L’Ora più buia è ambientato all’inizio della Seconda guerra mondiale. L’ora più buia cui fa riferimento il titolo è il momento cruciale della scelta, da parte del Primo ministro britannico Winston Churchill (Gary Oldman), tra l’armistizio con la Germania nazista e l’intervento nel conflitto armato. Di fronte all’avanzata dell’esercito tedesco e all’imminente invasione della Gran Bretagna, Churchill è chiamato a decidere tra la tutela del Paese in nome di una pace apparente e temporanea e la difesa dei propri ideali di autonomia e libertà. Accanto a lui, indaffarate nel dietro le quinte della storia, la moglie Clementine (Kristin Scott Thomas) e la segretaria personale Elizabeth Nel (Lily James). Nel cast anche Ben Mendelsohn nei panni dell’amato sovrano Re Giorgio VI, e Ronald Pickup in veste di Primo ministro uscente, Neville Chamberlain.

Recensione FilmCronache – Sale della comunità

Un ritratto di Winston Churchill nei momenti cruciali del secondo conflitto mondiale.