,

Martedì 23/01 | Ore 21:00

L’INCREDIBILE VITA DI NORMAN

Genere commedia. Diretto da Joseph Cedar, con Richard Gere e Michael Sheen. Durata 118 minuti. Distribuito da Lucky Red.

Se chiedi a Norman Opphennaimer quale sia il suo mestiere, la risposta sarà “se le serve qualcosa io gliela trovo!”. Norman (Richard Gere) è dunque un mercante di promesse, un trafficante di favori, un sistematico investitore di aspettative a lungo termine; la sua incredibile vita è una ragnatela di relazioni superflue, volte ad acquistare fama e potere a spese altrui, senza ombra di parassitismo, ma come riscossione di un antico debito non ancora saldato. In poche parole: il navigato affarista di New York fiuta una necessità, poi la soddisfa con l’astuzia e la lungimiranza che lo contraddistinguono. Quando Micha Eshel (Lior Ashkenazi), un giovane politico che alcuni anni prima ha ricevuto la solidale “consulenza” di Norman, viene eletto Primo Ministro, il giorno che l’uomo ha tanto desiderato sembra finalmente arrivato. Ma sarà davvero come lo immaginava?

Uno spudorato imbroglione nella New York dell’alta finanza

Nelle strade e nei parchi di New York Norman Oppenheimer si spaccia per uomo d’affari, presentandosi a stupiti interlocutori come consulente di strategie aziendali. Il suo mestiere, in realtà, è quello di intrufolarsi nelle alte sfere del business e nelle vite agiate altrui sperando di ricevere in cambio ammirazione e successo. Un giorno riesce ad avvicinare un deputato israeliano in visita negli Usa, comprandogli un costoso paio di scarpe: il punto d’inizio di una spudorata scalata alla upper class o l’ultimo atto di una patetica pantomima manipolatrice?

Osservato in superficie, L’incredibile vita di Norman appare come la storia, godibilmente sospesa tra cialtroneria e scaltrezza, di un imbroglione dal cuore d’oro che si specchia nella vita degli altri per trarne giovamento, un “signor nessuno” perennemente aggrappato all’auricolare telefonico, infilato nelle orecchie da mattina a sera, per strappare appuntamenti che contano e stringere relazioni altolocate. In realtà, nel film di Joseph Cedar pulsano sottotraccia tensioni e temi profondi, attinti a piene mani dalla cultura ebraica e riposizionati nel mondo torbido di Wall Street: la contrapposizione tra volontà individuale e imperscrutabilità del destino, la messa a confronto stridente di un’artificiale attitudine al compromesso con la naturale aspirazione all’assoluto.

Mescolando consapevolmente cortigianerie e invidie, buone maniere e sfacciate menzogne, L’incredibile vita di Norman si presenta dunque come una commedia yiddish, che strizza l’occhio a Woody Allen e con un Richard Gere capace di dare volto, gestualità e parole ad un protagonista amabile per la sua latente frustrazione, smerciata per incrollabile tenacia, e detestabile per la stessa, miope insensatezza del suo agire. Burattino senza fili suo malgrado, pedina, cioè, autodisposta senza paracadute sullo scacchiere spietato dell’alta finanza e dei roventi cortocircuiti della politica, Norman Oppenheimer in fondo è un alter ego di quegli stessi potenti a cui fa la corte, il rovescio di una medaglia solo apparentemente dorata.

In realtà, la solitudine del non più giovane faccendiere, che per sentirsi vivo, intrappolato nell’eleganza stucchevole di un cappotto beige e di una sciarpa di cachemire, ha bisogno di essere riconosciuto come necessario dagli altri, è simmetricamente collegata all’intimo isolamento del politico israeliano, in un milieu umano fondato sull’inadeguatezza reciproca e collocato all’interno dell’establishment ebraico della Grande Mela e di Tel Aviv. Due riflessi, uno appena più sbiadito dell’altro, di una categoria sociale “obbligata” all’affermazione individuale, ma inasprita dal retrogusto amaro di una sconfitta esistenziale bruciante.

,

Martedì 16/01 | Ore 21:00

Ricomincia la rassegna dei Martedì d’essai con:

THE CIRCLE

Genere thriller. Diretto da James Ponsoldt, con Emma Watson e Tom Hanks. Durata 110 minuti. Distribuito da Good Films e Adler Entertainment.

The Circle è un thriller moderno, ambientato in un futuro non distante, in cui la privacy è punita dalla legge e le persone devono costantemente chiedersi quale prezzo siano pronte a pagare per ottenere la conoscenza. Basato sul bestseller internazionale “Il Cerchio” di Dave Eggers, The Circle è un emozionante thriller psicologico, interpretato da Tom Hanks, Emma Watson, John Boyega e Karen Gillan. Appena fa il suo ingresso nella più grande azienda di tecnologia e social media del mondo, The Circle, Mae (Emma Watson) è incoraggiata dal Fondatore della società Eamon Bailey (Tom Hanks) a rinunciare alla propria privacy e a vivere la sua vita in un regime di trasparenza assoluta. Ma nessuno è veramente al sicuro quando tutti hanno la possibilità di guardare.

Il fascino inumano di The circle.

Il segreto è una bugia.

Sapere è bene.

Sapere tutto è meglio.

E’ la poesia dell’odierno che The circle, il cloud che si ruba tutto di noi, vorrebbe rendere il credo delle nostre giornate.

Eppure il segreto – e lo racconta bene Massimo Recalcati ne “Il segreto del figlio – è la cifra del nostro stare al mondo. La differenza che impedisce ai nostri genitori di mangiarci, che li obbliga a fare i conti con la diversità di chi viene al mondo. Il segreto è identità nutre la nostra rivoluzione interiore, è pudore che alimenta la nostra vita spirituale.

“Il padre tuo, che vede nel segreto” dice il Vangelo di Matteo. Abbiamo bisogno di avere segreti, perché mentire (risalendo all’etimologia) significa inventare altri mondi a cui altrimenti non daremmo spazio. Il nostro universo simbolico si squaglia quando il segreto viene venduto ai mercanti del tempio.

Il segreto è sentire per riuscire a custodire. Il senso. La bellezza. Il dolore.
Anche lo sguardo ha bisogno quindi di cessare. E Mae, la protagonista, lo sa: fa esperienza brutalmente che troppa trasparenza toglie solidità alla vita che duramente avevamo attraversato fin qua. La vera bugia sono gli impostori, ma quelli c’è ancor prima di The Circle.

Film imperfetto, dichiariamolo in coda. Incapace di approfondire, prima di tutto nella scrittura, le svolte di dolore che la trama sceglie di mettere in campo. Il film ha d’altronde lo stesso problema che denuncia:  The circle, come l’omonima azienda, elude la sofferenza che rimane invece una delle vie preferenziali e democratiche da cui apprendere l’arte del vivere.

Il senso di sé nell’epoca della condivisione globale

Figlia unica di una modesta famiglia, con il padre affetto da sclerosi multipla, la giovane Mae Holland lavora in un call center, rassegnata alla precarietà e all’invisibilità sociale. La sua amica Annie, però, riesce ad assicurarle un colloquio con l’azienda per la quale lavora, The Circle, leader mondiale di tecnologia e social media, che conta miliardi di iscritti grazie a TruYou: un solo account, una sola identità, una sola password, un solo sistema di pagamento. Mae supera il colloquio, entrando in un universo parallelo che supera ogni sua immaginazione: un campus popolato da migliaia di giovani sotto la guida del carismatico fondatore dell’azienda, Eamon Bailey…

“Sapere è bene, ma sapere tutto è meglio”. E’ la frase, pronunciata dal guru di The Circle interpretato da Tom Hanks, che pone al centro del film di James Ponsoldt la questione cruciale della “trasparenza sociale”, della condivisione totale e dei benefici che potrebbero derivarne nel villaggio globale di Internet e dei social network.

Tratto dal romanzo omonimo di Dave Eggers, The Circlepartendo da evidenti suggestioni orwelliane, solleva interessanti implicazioni etiche, economiche e politiche, avvicinandosi tematicamente a versanti ben esplorati dal cinema recente: la dimensione privata resa palesemente pubblica, reinterpretata in un’ottica di spettacolarità mediatica (come in The Truman Show di Peter Weir); la sfera della privacy individuale violata da sofisticati sistemi informatici, manovrati da organismi di controllo deputati alla difesa collettiva e alla tutela della sovranità nazionale (come ben racconta Snowden di Oliver Stone); la genesi di un fenomeno planetario di coesione on line, prodotto da menti prodigiose e innovative (come in The Social Network di David Fincher); la necessità di un “monitoraggio preventivo” della vita quotidiana dei cittadini, in nome di un’attività anticrimine che punti ad azzerare o perlomeno a prevenire i reati (il tema di fondo di Minority Report di Steven Spielberg).

Il problema di The Circle, però, sul piano degli esiti strettamente cinematografici, è di risultare molto meno incisivo dei modelli a cui si ispira: incrociando senza troppe sfumature idealismo puro e ambizione sfrenata, schegge di onniscienza high tech e candide ingenuità relazionali, il film di Ponsoldt, riversando riflessioni delicatissime nel sensazionalismo tecnologico (una microcamera attivata h24 per il live streaming, i continui rinvii visivi, sullo schermo, di like e retweet), fatica ad andare oltre la stessa superficie digitale che mette in campo, appiattendo e semplificando, anche con svolte narrative frettolose, quella intrigante complessità di cui si nutre.

,

Martedì D’Essai 05/12 | Ore 21:00
Ingresso Unico 4€

INSOSPETTABILI SOSPETTI

 

 

Tre amici di vecchia data – Willie, Joe ed Al – decidono di dare una scossa alle proprie vite da pensionati quando la banca utilizza il loro fondo pensione per coprire un’assicurazione aziendale. Disperati e pressati dal bisogno di pagare le bollette e sbarcare il lunario, i tre se la rischiano tutta, decidendo di rapinare proprio la banca che li ha defraudati.
C’era una volta Vivere alla grande di Martin Brest con George Burns,Art Carney e Lee Strasberg. C’è oggi questo film con tre grandi vecchi del cinema: Michael Caine, Morgan Freeman e Alan Arkin. I remake sono sempre un terreno scivoloso su cui avventurarsi perché implicano in chi ha visto l’originale inevitabili riferimenti e in chi non lo avesse visto la domanda implicita su dove sia finita la creatività se ci si deve rifare a ormai vecchi script.

,

Sabato 02/12 | Ore 21:00
Domenica 03/12 | Ore 16:00 e 21:00

GLI SDRAIATI

GENERE: Commedia – ANNO: 2017 – REGIA: Francesca Archibugi
ATTORI: Claudio Bisio, Gaddo Bacchini, Cochi Ponzoni, Antonia Truppo, Gigio Alberti, Barbara Ronchi, Carla Chiarelli, Federica Fracassi, Sandra Ceccarelli, Giancarlo Dettori, Ilaria Brusadelli, Matteo Oscar Giuggioli, Donatella Finocchiaro
PAESE: Italia – DURATA: 103 Min – DISTRIBUZIONE: Lucky Red

Gli sdraiati, il nuovo film di Francesca Archibugi, è tratto dall’omonimo romanzo best seller di Michele Serra.

Giorgio (Claudio Bisio) è un giornalista di successo, amato dal pubblico e stimato dai colleghi. Insieme alla ex moglie Livia (Sandra Ceccarelli) si occupa per metà del tempo del figlio Tito (Gaddo Bacchini), un adolescente pigro che ama trascorrere le giornate con gli amici, il più possibile lontano dalle attenzioni del padre. I due parlano lingue diverse ma ciò nonostante Giorgio fa di tutto per comunicare con il figlio. Tito ha una banda di amici, tutti maschi, troppo lunghi, troppo grassi, troppo magri, spaccano rovesciano inzaccherano mentono fuggono puzzano. Stanno sempre appiccicati, da scuola al divano, dal divano a scuola fino a uando nella vita di Tito irrompe Alice (Ilaria Brusadelli), la nuova compagna di classe che gli fa scoprire l’amore e stravolge la routine con gli amici, e finalmente anche il rapporto con il genitore sembra migliorare. Ma l’entusiasmo non durerà a lungo perché il passato di Alice è in qualche modo legato a quello di Giorgio. Giorgio e Tito sono padre e figlio. Due mondi opposti in continuo scontro.

Recensione di FilmCronache: