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Venerdì 11/05 | Ore 21:00

MONCENISIO SOTTOSOPRA e PROFUMO DI RESINA

Biglietto Unico 6€
 
EVENTO!
Dopo il successo di Profumo di resina ritorna Luigi Cantore col film documentario MONCENISIO SOTTOSOPRA.
Farà seguito la replica del film PROFUMO DI RESINA, non perdete questa occasione!
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Venerdì 04/05 | Ore 21:00
Sabato 05/05 | Ore 21:00
Domenica 06/05 | Ore 18:00 e 21:00

IO SONO TEMPESTA

Genere commedia, drammatico. Diretto da Daniele Luchetti, con Marco Giallini e Elio Germano. Durata 97 minuti. Distribuito da 01 Distribution.

Io sono Tempesta, il film diretto da Daniele Luchetti, vede Marco Giallini nei panni di Numa Tempesta, un finanziere che gestisce un fondo da un miliardo e mezzo di euro e abita da solo nel suo immenso hotel deserto, pieno di letti in cui lui non riesce a chiudere occhio.
Tempesta ha soldi, carisma, fiuto per gli affari e pochi scrupoli. Un giorno la legge gli presenta il conto: a causa di una vecchia condanna per evasione fiscale dovrà scontare un anno di pena ai servizi sociali in un centro di accoglienza.
E così, il potente Numa dovrà mettersi a disposizione di chi non ha nulla, degli ultimi. Tra questi c’è Bruno (Elio Germano), un giovane padre che frequenta il centro con il figlio, in seguito ad un tracollo economico.
L’incontro sembrerebbe offrire ad entrambi l’occasione per una rinascita all’insegna dei buoni sentimenti e dell’amicizia. Ma c’è il denaro di mezzo e un gruppo di senzatetto che, tra morale e denaro, tenderà a preferire il denaro. Alla fine, come nel miglior cinema di Daniele Luchetti, bisognerà chiedersi: chi sono i buoni, se ci sono?

Il ricco tra i poveri

Numa Tempesta è un finanziere con pochi scrupoli che gestisce un grosso fondo e abita in solitudine l’hotel di cui è proprietario. Quando viene condannato per un’antica evasione fiscale, è costretto a scontare un anno di pena nei servizi sociali in un centro di accoglienza. Qui conosce tante persone disperate, tra cui Bruno, un giovane padre che vive nel centro con il figlio a causa di un tracollo economico. Tra di loro nasce un rapporto di amicizia che li porta ad avere una reciproca occasione di rinascita.

Ambientato ancora una volta a Roma, sfondo privilegiato della filmografia del regista, l’undicesimo lungometraggio di finzione di Daniele Luchetti è segnato da alcune novità e importanti ritorni. Tra le prime c’è l’inizio della collaborazione con Marco Giallini (in un ruolo finalmente “cucito addosso”) e con Eleonora Danco (attrice ingiustamente poco utilizzata dal cinema nostrano). Tra i secondi invece quello al cinema dopo l’anodina parentesi televisiva del 2016 (la mini-serie in 4 episodi di Chiamatemi Francesco), a un genere assai frequentato (la commedia, qui nella declinazione “ricchi e poveri”, oggi molto in voga), ai temi dell’attualità, assenti dai tempi de La nostra vita (2010), nonché alla collaborazione con Elio Germano, che proprio con il regista romano ha espresso due delle più importanti interpretazioni della sua giovane ma già importante carriera (Mio fratello è figlio unico, 2007, e appunto il film del 2010).

Al di là di tali rilievi però, Io sono Tempesta appare come uno dei tanti film italiani in cui sono evidenti le buone intenzioni, poi però non legittimate dagli esiti, e che nel caso di Luchetti non riescono a raggiungere i livelli dei migliori titoli della sua filmografia. Complice un soggetto non particolarmente originale e una scrittura che, seppur ben intenzionata a dar rilievo a ogni personaggio, principale o secondario, non riesce tuttavia a trovare quella tridimensionalità di cui sono connotati i migliori characters dell’opera del regista romano. Un vero peccato, perché il lavoro con gli attori è, come sempre d’altronde, di grande qualità, così come il giudizio è positivo sia per la fotografia di Luca Bigazzi, bravo a definire una Roma gelida e invernale assai rara da vedere sul grande schermo, sia per la scenografia mai banale di Paola Comencini che per il casting ben assortito.

 

 

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Venerdì 27/04 | Ore 21:00
Sabato 28/04 | Ore 21:00
Domenica 29/04 | Ore 19:00 e Ore 21:00

CONTROMANO

Genere commedia. Diretto da Antonio Albanese, con Antonio Albanese e Alex Fondja. Durata 102 minuti. Distribuito da 01 Distribution.

Contromano, il film diretto da Antonio Albanese, vede protagonista Mario Cavallaro (Albanese), cinquantenne milanese preciso e abitudinario: si sveglia tutte le mattine nello stesso modo, nella stessa casa, nello stesso quartiere, nella stessa città, beve lo stesso caffè nello stesso bar e apre il suo negozio senza mai tardare di un solo minuto. È questo, per lui, il bello della vita: le cose che non cambiano, che rimangono uguali, le abitudini. Una routine prestabilita e rassicurante che lui non ha alcuna intenzione di cambiare. L’ordine, la precisione, la puntualità, il rispetto, il decoro, la voce bassa, lo stare ognuno al proprio posto sono i valori cardine della vita di Mario, convinto che il segreto di una società civile sia il rispetto della disciplina.
La monotona vita di Mario si divide tra i suoi due luoghi del cuore: il suo prestigioso negozio di calze, ereditato dal padre, e il terrazzo di casa dove coltiva un orto, unica passione che si concede. Terrorizzato al solo pensiero di apportare dei cambiamenti alla propria vita, è facile capire il suo sgomento quando viene a sapere che il suo vecchio bar di fiducia, dove beve sempre lo stesso marocchino dallo stesso inconfondibile sapore, sta per essere venduto a un egiziano, all'”egiziano del kebab”, e, come se non bastasse, davanti al suo negozio si piazza Oba (Alex Fondja), un giovane senegalese venditore ambulante di calzini, che inizia a minacciare l’attività di Mario con le sue offerte altamente concorrenziali. Ma quel che è troppo è troppo, e decide di agire per “rimettere le cose a posto”. Così escogita un piano semplice quanto folle: decide di rapire Oba e riportarlo a casa sua.
Un viaggio Milano-Senegal di solo andata. Anzi, la reputa un’idea geniale: se tutti lo facessero, riportandoli in patria uno a uno, il problema dell’immigrazione sarebbe risolto. Il film prende così la piega di un paradossale on the road, che si complicherà ulteriormente con l’entrata in scena di un terzo personaggio che, se possibile, rende ancora più assurda la situazione in macchina. Oba acconsente alla sua “deportazione” solo a una condizione: Mario deve riaccompagnare a casa anche la sorella di lui, Dalida (Aude Legastelois). Fin qui tutto bene, se non fosse che Mario, non appena vede la bellissima ragazza, se ne innamora perdutamente. E anche Oba e Dalida sembrano non raccontarla giusta sulla loro parentela… Sarà l’inizio di una serie di guai seri e rocamboleschi o di una nuova, assurda armonia?

Commissione Nazionale Valutazione Film – Conferenza Episcopale Italiana

E’ a partire da questo terzo millennio che il tema dell’immigrazione ha imposto con forza l’urgenza e la necessità di una soluzione condivisa tra i soggetti interessati. Il cinema, dopo un periodo iniziale in cui l’argomento è stato trattato con toni tesi e drammatici, ha virato decisamente su un versante meno complicato, cercando di farlo scivolare verso la commedia, nelle sue cento sfumature caratteriali. Questa strada viene seguita anche da ‘Contromano’. Il film è interpretato e diretto da Antonio Albanese, che arriva qui alla sua quarta regia dopo ‘Uomo d’acqua dolce’ (1996), ‘La fame e la sete’ (1999), ‘Il nostro matrimonio è in crisi’ (2002). La storia prende il via a Milano, dove Mario Cavallaro, un cinquantenne amante di ordine e precisione, trascorre la giornata tra la propria casa e il negozio di calze ereditato dal padre. Il suo abitudinario procedere dall’abitazione al posto di lavoro riceve un brutto colpo quando, proprio fuori dalle sue vetrine, comincia a stazionare un senegalese che vende calzini con notevole successo. Mario osserva per un po’ gli affari del giovane, prova a parlarci e infine decide di agire. Dopo averlo tramortito, rapisce Oba (cosi si chiama) con l’obiettivo di riportarlo a casa, in Senegal. Il viaggio è il cuore e il centro della vicenda, “un viaggio assurdo- spiega l’Albanese regista- per raccontare le contraddizioni e le paure contemporanee, usare comicità e ironia per mettere a fuoco l’argomento più controverso di questo decennio: l’integrazione tra società, culture e popoli diversi”. Lo scarto narrativo che avvia il cambio di direzione produce il passaggio dal realismo della parte iniziale alla vicinanza con la favola. Ed è una sensazione che attraversa tutto il resto del copione. C’è sapore di fiaba nell’unirsi a Mario e Oba della connazionale Dalida, forse sua sorella forse no, c’è profumo di fiaba nelle varie tappe del trasferimento dall’Italia al Senegal, risulta poco credibile la facilità con cui il terzetto si smarca dalla morsa della polizia e approda sul traghetto per l’Africa. Ma tutto inclina verso un finale poetico e positivo di sognata e paradossale felicità. L’entusiasmo che accende Mario quando capisce l’utilità di mettersi al servizio degli altri per aiutarli a crescere è forse fin troppo indulgente, anticipa l’idea di un futuro per qualche verso eccessivamente ottimista, ma diciamolo, è bello e giusto che sia così. La commedia, se tale deve essere, ha anche il compito di indurci al sorriso, alla gioia, alla serenità, con sensazioni di verità forse differenti ma necessarie. Crediamoci in quello che racconta Albanese, e forse saremo capaci di raggiungere il traguardo. Film adatto per avviare una riflessione su questo tema centrale e importante della attuale vita italiana.