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Sabato 17/03 | Ore 21:00
Domenica 18/03 Ore 16:00 e 21:00

LA FORMA DELL’ACQUA

Film di genere drammatico, fantasy, sentimentale. Diretto da Guillermo del Toro, con Sally Hawkins e Octavia Spencer. Durata 123 minuti. Distribuito da 20th Century Fox.

⚠Attenzione⚠
Si avvisa che, per il contenuto di alcune scene, la visione del film “La forma dell’acqua” è sconsigliata ai minori di 14 anni. La presenza dei genitori è raccomandata per i minori da 10 a 14 anni. Fortemente sconsigliato e non adatto per un pubblico di età inferiore. Si declina ogni responsabilità.

Nella sua nuova opera, La forma dell’acqua, il visionario Guillermo del Toro racconta una fiaba gotica ricca di suggestioni fantasy, ambientata nel pieno della Guerra Fredda americana (siamo nel 1963) e incentrata su una giovane eroina senza voce.
A causa del suo mutismo, l’addetta alle pulizie Elisa (Sally Hawkins) si sente intrappolata in un mondo di silenzio e solitudine, specchiandosi negli sguardi degli altri si vede come un essere incompleto e difettoso, così vive la routine quotidiana senza grosse ambizioni o aspettative.
Incaricate di ripulire un laboratorio segreto, Elisa e la collega Zelda (Octavia Spencer) si imbattono per caso in un pericoloso esperimento governativo: una creatura squamosa dall’aspetto umanoide, tenuta in una vasca sigillata piena d’aqua. Eliza si avvicina sempre di più al “mostro”, costruendo con lui una tenera complicità che farà seriamente preoccupare i suoi superiori.

Il film ha vinto il Leone d’Oro al Festival di Venezia 2017 ed è candidato a 13 Premi Oscar 2018.
Vincitore di 4 Premi Oscar 2018: Miglior film, migliore regia, migliore scenografia e migliore colonna sonora.

Conquiste spaziali, amore romantico e guerra fredda

Recensione di FilmCronache, Sale della Comunità

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Sabato 10/03 | Ore 21:00
Domenica 11/03 | Ore 16:00 e 21:00

IL VEGETALE

diretto da Gennaro Nunziante, con Fabio Rovazzi e Luca Zingaretti. Durata 90 minuti. Distribuito da The Walt Disney Company Italia.

“Dopo aver rovinato la discografia italiana mi sembra giusto rovinare anche il cinema”. Parola di Fabio Rovazzi che, dopo aver espugnato le radio a suon di tormentoni, ironicamente “promette” di portare scompiglio in sala con Il vegetale. Scritto e diretto da Gennaro Nunziante (regista dei film di Checco Zalone), il film vede il giovane Fabio (Rovazzi) alle prese con un padre ingombrante e una sorellina capricciosa e viziata che lo considerano un buono a nulla, un “vegetale” appunto. Lo sfortunato neolaureato in cerca di un impiego reagisce al disprezzo della sua famiglia e degli esigenti datori di lavoro, quando un evento inatteso rimescola i ruoli offrendogli una preziosa occasione. Fra situazioni comiche e trovate paradossali, il protagonista dovrà reinventare la sua vita. Accanto all’esordiente Rovazzi, nel cast troviamo Luca Zingaretti, Ninni Bruschetta e Paola Calliari.

Fabio Rovazzi, simbolo di una generazione

Fabio Rovazzi interpreta se stesso: oltre alla faccia, ci mette il nome. Fabio, il protagonista de Il vegetale (Italia, 2018) non è un semplice personaggio uscito dalla fantasia di uno sceneggiatore, ma è il simbolo di una generazione. Quella che pur di lavorare è disposta ad ogni sacrificio e, nonostante il marcio mondo degli adulti, continua ad avere una faccia pulita e qualche ideale nel cuore. La cosa non stupisce chi già conosceva la poetica di uno degli youtuber più famosi del momento (divenuto celebre nell’estate del 2016 con il tormentone “Andiamo a comandare”) e tantomeno sorprende gli estimatori di Gennaro Nunziante, già brillante regista dei film di Checco Zalone. I loro eroi, solo all’apparenza antieroi, rappresentano in realtà, grazie ad una ironia che rifugge da ogni retorica e moralismo, la parte migliore del nostro Paese, in questo caso specifico dei giovani del nostro Paese. Quelli che non si arrendono davanti alle difficoltà, che non si piegano ai compromessi, che continuano a credere che alla fine onestà e impegno pagheranno.

Fabio, giovane laureato in Scienze della comunicazione e marketing, accetta lavori umili e sottopagati. Prende le distanze dai giri poco puliti del padre e si muove nel mondo come una specie di Candido dei nostri giorni. Il film è ricco di temi, alcuni più approfonditi, altri solo accennati: disoccupazione, corruzione, immigrazione e multiculturalismo, ecologia e sviluppo sostenibile, amicizia, amore e solidarietà. La firma Disney rende accettabile il tono favolistico del film, che mantiene comunque una carica di critica ai modelli culturali imperanti e di sottile satira sociale. Decisamente divertente il cammeo con Barbara d’Urso (anche lei naturalmente nei panni di se stessa). Meno convincente, forse, il personaggio interpretato da Luca Zingaretti. Una commedia comunque divertente, ottima anche per iniziare una discussione sui problemi e le potenzialità del mondo giovanile.

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Venerdì 02/03 | Ore 21:00
Sabato 03/03 | Ore 21:00
Domenica 04/03 | Ore 16:00 e 21:00

SCONNESSI

Genere commedia. Diretto da Christian Marazziti, con Fabrizio Bentivoglio e Ricky Memphis. Durata 90 minuti. Distribuito da Vision Distribution.

Quando gli eccentrici componenti di una famiglia allargata si ritrovano in un isolato chalet di montagna senza connessione internet, gli sfortunati “Sconnessi” dovranno rispolverare rudimenti di comunicazione diretta e tornare a confrontarsi gli uni con gli altri.
L’unico a non risentire dell’assenza di rete è il capostipite Ettore (Fabrizio Bentivoglio), noto scrittore, guru dell’analogico e nemico pubblico di internet, colpevole di aver organizzato la rimpatriata in occasione del suo compleanno. L’intento dell’uomo è quello di far avvicinare i due figli – Claudio (Eugenio Franceschini), giocatore di poker on line, e Giulio (Lorenzo Zurzolo), liceale nerd e introverso – alla seconda moglie Margherita (Carolina Crescentini), incinta al settimo mese. Inaspettatamente però il gruppo si allarga quando alla gita fuori porta si uniscono anche Achille (Ricky Memphis), fratellastro di Margherita appena cacciato di casa dalla moglie, e Tea (Giulia Elettra Gorietti), giovane fidanzata di Claudio e devota fan di Ettore; e quando ad attenderli in montagna trovano l’affidabilissima tata ucraina Olga (Antonia Liskova) accompagnata dalla figlia Stella (Benedetta Porcaroli), adolescente dipendente dai social network. La lista degli ospiti indesiderati si conclude con Palmiro (Stefano Fresi), il fratello bipolare di Margherita e Achille, fuggito dalla casa di riposo. L’assenza di connessione sorprende l’impotente combriccola, la cui reazione al black out telematico avrà conseguenze catastrofiche e rocambolesche.

L’isolamento digitale che fa bene alla famiglia

Per riconnettersi a volte è proprio necessario sconnettersi: sconnettersi da internet per riconnettersi alla vita. È interessante notare come anche il cinema, seppur lentamente, inizi a mettere a fuoco il tema fondamentale della mutazione dei paradigmi relazionali legata alla rivoluzione digitale del nostro tempo. Una mutazione trasversale che, nell’era dello Smartphone, ha colpito senza grandi differenze, persone di ogni età e classe sociale. Così dopo Perfetti sconosciuti (2016), Beata ignoranza (2017) e Non c’è campo (2017), arriva ora nelle sale italiane il divertentissimo Sconnessi (2018) di Christian Marazziti, regista indubbiamente brillante e al contempo dotato di un solido quadro antropologico di riferimento.

I suoi personaggi, in prima battuta perfettamente riconducibili alle diverse macchiette della commedia all’italiana (l’intellettuale, la coatta, l’arrivista, il pazzo, l’adolescente imbranato…), rivelano in realtà una profondità inaspettata nel corso di un film che, divertendo, conduce anche ad una riflessione critica sulla famiglia e gli affetti ai tempi dei social e dei diversi dispositivi elettronici.

Ettore, romanziere romano di successo ma alle prese con un evidente blocco creativo (o sindrome del foglio bianco che dir si voglia), riunisce la famiglia in un isolato chalet del Trentino per festeggiare il proprio compleanno. Oltre ai due figli avuti dal primo matrimonio, ci sono la nuova giovane compagna in dolce attesa, i parenti borgatari di lei e la fedele governante dalle misteriose origini russe di nome Olga.

Rinchiudere personaggi diversi in un luogo isolato è un vecchio stratagemma narrativo che, dalla letteratura al cinema, funziona sempre con esiti interessanti. L’isolamento, in questo caso, diventa digitale. La mattina dopo il loro arrivo la famiglia (già piuttosto “sconnessa” di suo) si rende conto in una scena di panico collettivo che la zona è completamente priva di campo, le automobili sono fuori uso e una tormenta di neve è velocemente in arrivo. In un succedersi di gag, battute divertenti e piccoli colpi di scena, ciascuno dovrà fare così i conti con il proprio passato e soprattutto con le proprie attuali relazioni affettive e sentimentali, per una volta senza la mediazione dei social. È dunque possibile vivere senza internet? Parlare con chi si ha davanti, senza la mediazione di uno schermo digitale? Senza desiderare di essere sempre in un “altrove” che ci rende costantemente sfuggenti nei confronti della vita reale? Sono queste alcune delle domande che il film pone con apparente leggerezza e una piacevolissima vis comica allo spettatore di ogni età. Un film dunque da vedere, magari proprio in famiglia, per decidere che, almeno qualche volta vale la pena di spegnere tutti i dispositivi elettronici e parlare guardandosi negli occhi.