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DOLOR Y GLORIA
– MARTEDI 01/10 | ORE 21:15
– GIOVEDI 03/10 | ORE 17:30

Dolor y Gloria è un film di genere drammatico del 2019, diretto da Pedro Almodovar, con Antonio Banderas e Penélope Cruz. Durata 113 minuti. Distribuito da Warner Bros. Italia.

Dolor y Gloria, il film diretto da Pedro Almodóvar, racconta una serie di ricongiungimenti di Salvador Mallo (Antonio Banderas), un regista cinematografico oramai sul viale del tramonto. Alcuni sono fisici, altri ricordati: la sua infanzia negli anni ‘60 quando emigrò con i suoi genitori a Paterna, un comune situato nella provincia di Valencia, in cerca di fortuna; il primo desiderio; il suo primo amore da adulto nella Madrid degli anni ‘80; il dolore della rottura di questo amore quando era ancora vivo e palpitante; la scrittura come unica terapia per dimenticare l’indimenticabile; la precoce scoperta del cinema ed il senso del vuoto, l’incommensurabile vuoto causato dall’impossibilità di continuare a girare film. Dolor y Gloria parla della creazione artistica, della difficoltà di separarla dalla propria vita e dalle passioni che le danno significato e speranza. Nel recupero del suo passato, Salvador sente l’urgente necessità di narrarlo, e in quel bisogno, trova anche la sua salvezza.

Valutazione Pastorale

“Dolor y gloria” è il ventunesimo film di Pedro Almodovar, regista capace di lasciare segnali importanti anche se (capita, inevitabilmente), non tutto quello che gira funziona, e qualche passaggio di racconto sa un po’ di ripetizione. La prima cosa che (soprattutto allo spettatore italiano) risulta ‘già vista’ è l’espediente del cinema nel cinema. Salvador è un regista in profonda crisi creativa: se qualcosa rimanda all’ 8 ½ felliniano, l’impressione è più che giustificata, anche se il gioco di memoria del riminese evoca una profondità di rapporti e di contrasti psicologici più sfaccettati. Trasferendo se stesso nei panni di Salvador, Almodovar firma una confessione che è una storia a cuore aperto. Senza nascondere niente di se stesso (e del suo essere omosessuale), il regista traduce in immagini la sofferta via crucis di un uomo di cinema in forte crisi che, dapprima esitante, a poco a poco decide di affidarsi ai medici. In tal modo compie i passi necessari per riconciliarsi con se stesso, e, importante, recuperare il perdono da parte della madre, morta anni prima e tuttavia mai soddisfatta del figlio. Così tornato a dialogare con il mondo, ritrova la vena creativa smarrita e ha il coraggio di guardare in faccia una nuova vita. Il film è emotivamente alterno, passaggi inquieti si succedono ad altri più banali, ma la profondità della riflessione convince, e tutto confluisce in un finale segnato da sprazzi di grande cinema. Dal punto di vista pastorale, il film è da valutare complesso, problematico e adatto per dibattiti.