Rassegna d’Essai

Proponiamo al nostro affezionato pubblico una raccolta dei film che più di altri hanno raccolto consensi nei festival cinematografici internazionali, suscitando interesse tra gli spettatori.

Ricordiamo che gli spettacoli sono proiettati il Martedì alle ore 21:15 e il Giovedì alle ore 17:30 – Ingresso 4 € per tutti!

Non è previsto nessun abbonamento, ma puoi richiedere la tessera fedeltà, che è valida tutti i giorni: ogni 15 film, 1 in omaggio!

Di seguito troverete il programma in corso dei nostri 3 cicli d’essai:

– Inverno d’Essai (Gennaio-Marzo)

– Primavera d’Essai (Aprile-Giugno)

– Autunno d’essai (Ottobre-Dicembre)

Rassegna Essai Inverno 2019

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BOY ERASED – VITE CANCELLATE
– MARTEDI 4/06 | ORE 21:15
– GIOVEDI 6/06 | ORE 17:30

Boy Erased – Vite cancellate è un film di genere drammatico del 2018, diretto da Joel Edgerton, con Nicole Kidman e Lucas Hedges. Uscita al cinema il 14 marzo 2019. Distribuito da Universal Pictures.

Boy Erased – Vite cancellate, il film diretto da Joel Edgerton, racconta la vera storia della crescita, della presa di coscienza e della dichiarazione della propria omosessualità di Jared Eamons (Lucas Hedges), figlio di un pastore battista di una piccola città dell’America rurale, che all’età di 19 anni ha deciso di aprirsi con i suoi genitori (Nicole Kidman e Russell Crowe), riguardo alle proprie preferenze sessuali. Temendo di perdere la famiglia, gli amici e la chiesa cui appartiene, Jared viene spinto a partecipare ad un programma di terapia di conversione. Mentre è lì, Jared entra in conflitto con il suo terapeuta (Joel Edgerton) e inizia per lui il viaggio alla ricerca della propria voce e per accettare il suo vero io.

Tratto dall’omonima autobiografia di Garrard Conley (Boy Erased: A Memoir of Identity, Faith e Family, 2016) e presentato con discreto successo prima al Festival di Toronto e poi alla Festa del cinema di Roma, Boy Erased è il secondo lungometraggio dell’australiano Joel Edgerton, ben più noto come attore ma autore di un esordio thriller non trascurabile (The Gift). Un’opera seconda ben confezionata, che non brilla certo per l’originalità della messinscena e che ha tutti i limiti dell’operazione “illustrativa” e “di denuncia”, ma che riesce comunque a elevarsi dalla mediocrità per l’attenzione con cui si dedica al tratteggio delle psicologie dei diversi personaggi e per le prove d’attore di cui è composta. Cominciando proprio da quella del giovane Lukas Hedges, che qui conferma il proprio talento oltre alla sensibilità con cui porta avanti il “lavoro” sul personaggio. E continuando con quella di Russell Crowe, in grado di ben restituire, anche fisicamente, tutta l’ipocrisia e la contraddizione del proprio personaggio, di una misurata Nicole Kidman e dello stesso Edgerton, pronto a ritagliare per sé il ruolo dell’autoritario e subdolo “terapeuta” che guida il centro di recupero in cui viene mandato Jared. Come già ampiamente segnalato, vista anche la contiguità dei due lavori, sembra infine inevitabile il confronto con La diseducazione di Cameron Post, di cui Boy Erased sembra la versione al maschile un po’ più opaca.

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DOMANI E’ UN ALTRO GIORNO
– MARTEDI 28/05 | ORE 21:15
– GIOVEDI 30/05 | ORE 17:30

Domani è un altro Giorno è un film di genere drammatico, commedia del 2019, diretto da Simone Spada, con Valerio Mastandrea e Marco Giallini. Uscita al cinema il 28 febbraio 2019. Durata 100 minuti. Distribuito da Medusa Film.

Domani è un altro Giorno, il film diretto da Simone Spada e scritto da Giacomo Ciarrapico e Luca Vendruscolo, vede protagonisti Giuliano (Marco Giallini) e Tommaso (Valerio Mastandrea).
I due sono amici da trent’anni ma li aspettano i quattro giorni più difficili di questa lunga e profonda amicizia.
Tommaso vive da tempo in Canada e insegna robotica.
Giuliano è rimasto a Roma e fa l’attore.
Entrambi sono romani “dentro”, seppur con caratteri molto diversi: Giuliano estroverso e pirotecnico, Tommaso riservato e taciturno.
Giuliano, l’attore vitalista, seduttore e innamorato della vita è condannato da una diagnosi terminale e, dopo un anno di lotta, ha deciso di non combattere più.
Ai due amici di una vita rimane un solo compito, il più arduo, quasi impossibile: dirsi addio. E hanno solo il tempo di un lungo weekend, quattro giorni.
Quando Tommaso arriva a Roma bastano poche battute per ritrovare la complicità, quella capacità di scherzare su tutto è fondamentale per esorcizzare l’inevitabile. Inizia così per i due amici un “road movie dei ricordi”.
C’è qualche conto da chiudere, ma soprattutto un luogo antico e ricco da ritrovare, da ripercorrere, da riconoscere come qualcosa per cui ne è valsa la pena: è lo spazio intatto e inattaccabile della loro amicizia. Con loro “viaggia” un terzo incomodo, Pato, un bovaro bernese dallo sguardo sperduto, che per Giuliano è praticamente un figlio.
Il primo dei conti da chiudere, è trovare una sistemazione proprio a Pato. I quattro giorni della loro ritrovata amicizia sono finiti. Tommaso sta per prendere l’aereo e non si vedranno mai più. Ma il vecchio istrione Giuliano non può lasciare che l’amico gli rubi la scena neanche una volta ed è suo l’ultimo coup de théâtre…

Valutazione Pastorale

Quasi subito, l’incontro tra i due non può nascondere il nodo centrale del rientro del primo a Roma: Giuliano è condannato da una diagnosi terminale. Tommaso può fermarsi solo quattro giorni durante i quali ci sarà la possibilità per parlarsi, spiegarsi, mettere a tacere incomprensioni ed equivoci del passato, e arrivare a una nuova modalità di comprensione. Dall’iniziale camera in albergo, Giuliano si trasferisce a casa di Tommaso per alleviare la durezza della sua vita da solo. Nei due giorni successivi, c’è tempo per incontrare i colleghi di Giuliano, che fa l’attore e recita a teatro, vedere alcuni conoscenti, andare con un blitz a Barcellona a salutare Leo, il figlio ventenne di Giuliano. Il film ha un precedente nel film argentino “Truman”, incentrato sull’incontro tra due vecchi amici. Sceneggiatori e regista italiani invitano però a dimenticarlo, perché la storia, pur simile, riparte e procede su basi differenti. L’amicizia resta del tutto centrale, cementata da una grande profondità di sentimenti e di valori comuni. Giuliano e Tommaso vivono rapporti non facili, talvolta aspri e scontrosi, in fondo ai quali però prevalgono sempre comprensione e adesione alle carenze dell’altro. Giuliano non fa sconti sulla propria malattia e Tommaso non li concede, sembrano avversari ma la solidarietà lì unisce al di sopra di tutto. Improntato a uno sguardo malinconico e intriso di dolore trattenuto, il copione si sforza di restare equidistante da facile commozione e da trattenuta rabbia esistenziale. Semmai l’alta qualità dei due protagonisti schiaccia la vicende, che non sempre trovano il giusto binario conclusivo. Dal punto di vista pastorale il film è da valutare come complesso, problematico e adatto per dibattiti.

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PARLAMI DI TE
– MARTEDI 21/05 | ORE 21:15
– GIOVEDI 23/05 | ORE 17:30

Parlami di te è un film di genere commedia del 2018, diretto da Hervé Mimran, con Leïla Bekhti e Fabrice Luchini. Durata 100 minuti. Distribuito da Bim Distribuzione.

E se un manager all’apice della carriera dovesse da un giorno all’altro ricominciare da zero?
Parlami di te, il film di Hervé Mimran, ispirato a una storia vera, è in racconto commovente e allo stesso tempo ironico del viaggio di un uomo alla riscoperta di se stesso e delle cose importanti della vita: la cura di sè, il rapporto con la propria figlia, i legami di affetto e amicizia.
Protagonista del film è Alain (Fabrice Luchini), un rispettato uomo d’affari e un brillante oratore, sempre in corsa contro il tempo. Nella vita, non concede alcuno spazio alle distrazioni e alla famiglia. Un giorno, viene colpito da un ictus che interrompe la sua corsa e gli lascia come conseguenza una grave difficoltà nell’espressione verbale e una perdita della memoria. La sua rieducazione è affidata a Jeanne, giovane logopedista. Con grande impegno e pazienza, Jeanne e Alain impareranno a conoscersi e alla fine ciascuno, a modo suo, tenterà di ricostruire se stesso e di concedersi il tempo di vivere.
Nel cast del film anche Leïla BekhtiRebecca Marder della Comédie française e Igor Gotesman.

Valutazione Pastorale

Hervè Mimran ha diretto finora due film (“Tout ce qui brille”, 2010; “Nous York”, 2012), commedie di taglio ironico e paradossale. In questo terzo film (titolo originale: “Un homme presse”) mette al centro della vicenda Alain, uomo affermato che non ha tempo di sentirsi stanco né di pensare ad altro che al proprio lavoro. Al punto che l’insorgere di un ictus e la conseguente necessità di porre fine a impegni e traguardi da raggiungere lo pone in una situazione di evidente disagio che lui cerca in tutti i modi di evitare. L’uomo che conduce una vita di corsa e all’improvviso deve di no a riunioni, convegni, comitati di presidenza non è, va detto, una novità. Si tratta anzi di una situazione vista più volte, alla fine della quale il protagonista fa i conti con uno sguardo nuovo sulla vita e sulle cose (leggi: famiglia) e quindi si prepara a cominciare una seconda esistenza. Se il percorso è questo, Alain lo compie per intero, compreso il momento più critico delle frizioni con la figlia e la scelta di affidarsi al cammino di Santiago, che lo porterà ad una sostanziale riappacificazione con lei. Se il copione sta in piedi, e si rende vedibile, è solo grazie alla presenza di Fabrice Luchini, che nel ruolo di Alain sa essere credibile e convincente, con una interpretazione di alta scuola. Dal punto di vista pastorale, il film è da valutare come consigliabile, problematico e adatto per dibattiti.