Rassegna d’essai

Proponiamo al nostro affezionato pubblico una raccolta dei film che più di altri hanno raccolto consensi nei festival cinematografici internazionali, suscitando interesse tra gli spettatori.

 Ricordiamo che gli spettacoli sono proiettati il
Martedì alle ore 21:15
Ingresso 4 € per tutti!

Non è previsto nessun abbonamento, ma puoi richiedere la tessera fedeltà, che è valida tutti i giorni: ogni 15 film, 1 in omaggio!

Di seguito troverete il programma in corso dei nostri 3 cicli d’essai:

  • Inverno d’Essai (Gennaio-Marzo)
  • Primavera d’Essai (Aprile-Giugno)
  • Autunno d’essai (Ottobre-Dicembre)

Programma “Autunno d’Essai 2018”

La Nuova Stagione riparte il 18 Settembre!

14 film in Programma!

Programma “Inverno d’Essai 2018”

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L’incredibile Viaggio del Fachiro
– Martedì 30/10 | Ore 21:15

Genere drammatico. Diretto da Ken Scott, con Bérénice Bejo e Dhanush. Durata 92 minuti. Distribuito da Notorious Pictures.

Dopo la morte della madre, l’indiano Aja parte per Parigi sulle tracce del padre mai conosciuto prima, un prestigiatore parigino recatosi in India ad imparare l’arte dei fachiri. Giunto a destinazione, si rifugia in uno store Ikea affascinato da questo strano mondo così distante dalla sua India. Da qui, inizieranno una serie di disavventure che lo porteranno a girare l’Europa e a trovare l’amore della sua vita. Questa è la storia di come un semplice viaggio può diventare straordinario.

Commissione Nazionale Valutazione Film – CEI

Diventato grande, il giovane Aja parte dalla natia India alla volta di Parigi, dove spera di avere notizie del padre, mai conosciuto. Lo aspettano però molte disavventure…

Valutazione Pastorale

All’inizio sembra il racconto di un viaggio incerto e pieno di promesse. Poi si risolve tutto nel flashback su un giovane indiano che racconta ad alcuni ragazzi chiusi in carcere le vicende in seguito alle quali si è trovato a passare attraverso mezza Europa, in Africa (e in parte, inopinatamente anche a Roma) e finalmente arrivare a Parigi. Tutto avviato dalla voglia di trovare il padre mai conosciuto. Il racconto, che comincia con molte propositi e buone intenzioni di spiritosi equivoci, nell’andare avanti, proprio mentre si apre a belle ipotesi di sfiziose variazioni, alo stesso tempo ristagna all’interno di poche e sempre meno divertenti variazioni. Certo, il ritmo resta simpatico, i personaggi risultano effervescenti. Ma i temi ‘seri’, quelli dell’incontro tra culture, della nostalgia del paese natale, della solidarietà con le popolazioni in fuga, restano inesorabilmente di sfondo, mai veramente affrontato con piglio e convinzione. Resta una commedia garbata e piacevole, facile e scorrevole (il momento migliore è nel ballo tra il protagonista e Nelly/Berenice Bejo), che è da valutare come consigliabile e nell’insieme brillante. Il film è una storia di buon livello sulla contemporaneità e sulla difficile gestione dell’incontro tra culture.

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HOTEL GAGARIN
– Martedì 23/10 | Ore 21:15

HOTEL GAGARIN

Genere commedia. Diretto da Simone Spada, con Claudio Amendola e Luca Argentero. Durata 93 minuti. Distribuito da Altre Storie.

Al suo debutto alla regia di un lungometraggio, in Hotel Gagarin, Simone Spada dirige Giuseppe BattistonClaudio AmendolaLuca ArgenteroBarbora Bobulova, Silvia D’Amico, Philippe Leroy e Caterina Shulha.
I protagonisti della sua storia sono cinque italiani squattrinati che, in cerca di successo, vengono convinti da un sedicente produttore a girare un film in Armenia. Purtroppo i loro sogni di gloria vengono infranti appena raggiungono il freddo e isolato Hotel Gagarin, quando scoppia una guerra e il produttore sparisce con tutti i soldi. Una situazione spiacevole e grottesca come questa si rivela, però, un’occasione di ritrovare la spensieratezza e la gioia perdute. Scegliendo di usare il cinema come motivo scatenante dell’intreccio narrativo e un gruppo di sventurati come eroi, Spada ricalca la commedia all’italiana di una volta con l’intento di far sorridere ed emozionare gli spettatori, racchiudendo il senso profondo dell’intero film e della vita stessa nella frase di Lev Tolstoj: “Se vuoi essere felice, comincia”.

Un omaggio al cinema e alla sua forza espressiva

Se i personaggi principali di un film si chiamano rispettivamente Paradiso, Speranza e Beato, qualche domanda ad un cattolico sorge spontanea. Dietro alle apparenze di una commedia spensierata, canzonatoria e con qualche parolaccia di troppo, Hotel Gagarin (Italia, 2018) rivela una profondità inaspettata e ci regala un messaggio ricco di poesia e di umanità.

Franco Paradiso è un faccendiere senza scrupoli e con potenti appoggi politici che, per mettere le mani su di un importante finanziamento europeo, si improvvisa produttore cinematografico. Il copione del film sarà l’opera prima del professor Speranza (interpretato dal bravissimo Giuseppe Battiston), docente di storia in una scuola superiore di Roma, uomo estremamente colto, idealista e certamente ingenuo. Totalmente ignaro di essere vittima di una truffa, il prof. Speranza accetta di partire per l’Armenia con una sgangherata troupe raccolta alla bell’e meglio per iniziare la produzione del suo film. Mentre Paradiso sparisce subito con i soldi, i cinque italiani sono costretti ad un forzato soggiorno nello sperduto Hotel Gagarin dove, però, la loro avventura e le loro stesse vite prendono ben presto una direzione del tutto inaspettata.

Nel cast di Hotel Gagarin troviamo, oltre a Giuseppe Battiston, anche Claudio Amendola, Luca Argentero, Barbora Bobulova, Silvia d’Amico e, nei panni di un vecchio misterioso, Philippe Leroy. I cinque attori italiani interpretano, con le loro storie problematiche e interrotte, altrettanti modi diversi di concepire la vita e di cercare la felicità. C’è chi la cerca nello sballo, chi nel sesso o nel potere, chi nell’amore e chi, deluso, ha smesso di cercarla. A ben guardare la domanda di fondo di tutto il film riguarda proprio la felicità e la sua possibilità di realizzarsi nella vita di ciascuno di noi. “Vuoi essere felice, allora inizia”, chiosa ad un certo punto Speranza, citando in modo estremamente appropriato Lev Tolstoj e dando così una svolta al racconto.

Oltre agli attori già ricordati, Hotel Gagarin ha indubbiamente un altro grande protagonista che è il cinema stesso, la settima musa, quella fabbrica capace di trasformare in realtà i sogni degli esseri umani. Il film che il prof. Speranza voleva inizialmente realizzare aveva un taglio quasi documentaristico. Ciò che alla fine si compie è un sogno fantastico. Sembrerebbe che lo stesso Simone Spada (regista del film al suo primo lungometraggio) viva con questo film il suo personalissimo passaggio dai Lumiere a Melies, dal cinema che descrive a quello che permette di sognare. Hotel Gagarin diventa dunque alla fine un omaggio al cinema e alla sua forza espressiva.

E se il Paradiso sembra per ora sfuggirci, la Speranza resta sempre l’ultima a morire. Beato chi non se la lascia rubare.

 

 

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La Melodiè – Suona Sogna Vola
– Martedì 16/10 | Ore 21:15

La Melodiè – Suona Sogna Vola

Genere drammatic. Diretto da Rachid Hami, con Kad Merad e Samir Guesmi. Durata 102 minuti. Distribuito da Officine Ubu.

– 74^ MOSTRA INTERNAZIONALE D’ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA 2017 FUORI CONCORSO PREMIO SFERA 1932. –

La mélodie, il film diretto da Rachid Hami, vede protagonista Simon (Kad Merad), un famoso violinista quasi cinquantenne. Simon è un uomo ormai disilluso dalla vita e sta attraversando un periodo difficile. Seppur distinto, si ritrova privo di ingaggi e non può fare altro che accettare l’offerta di lavoro propostagli da Farid (Samir Guesm), nonostante si tratti di un impiego piuttosto lontano dalle proprie ambizioni: insegnare nella sua classe-orchestra presso una scuola media inferiore alle porte di Parigi, frequentata da ragazzi che vivono in condizioni socio-economiche disagiate.
I metodi d’insegnamento molto rigidi di Simon gli creano subito grossi problemi a interagire con gli studenti, che rispondono con un atteggiamento provocatorio e arrogante. Tra loro spicca Arnold, un timido ragazzo di origine africana che dimostra una forte predisposizione per il violino, affascinato dalla sua gestualità e dai suoi suoni. Grazie al talento di Arnold e all’incoraggiante energia del resto della classe, Simon riscopre a poco a poco le gioie della musica. Riuscirà a ritrovare l’energia necessaria per ottenere la fiducia degli allievi e mantenere la promessa di portare la classe a esibirsi al concerto finale alla Filarmonica di Parigi?

 

Scheda Film – Sale della Comunità

La mélodie di Rachid Hami è una favola edificante, e come tutte le favole ha una struttura fissa, che converge, tra ascese e cadute, verso l’immancabile lieto fine. Eppure la prevedibilità della favola non ne annulla necessariamente il valore e, in questo caso, basta appena stare al gioco, scegliere la sospensione di incredulità, per godere di un buon film.

Il violinista Simon, dopo un passato più glorioso, finisce a insegnare in una classe della periferia di Parigi. Si scontra con ragazzini particolarmente turbolenti, con realtà marginali che non aveva mai conosciuto e che stenta a comprendere. Ma col tempo impara ad apprezzare la vitalità dei suoi studenti e trova motivazioni per investire tutte le proprie energie in quel lavoro e per ritrovare se stesso, una figlia trascurata, la madre, la sua vera vocazione. Tra i ragazzi spicca Arnold, ragazzo di colore senza padre, che fin da subito si innamora del violino che gli permetterà una sorta di riscatto sociale.

La storia sa ovviamente di già visto, ma in fondo i personaggi si fanno apprezzare, e l’ambientazione in una Parigi multiculturale offre utili spunti di riflessione in anni come quelli che stiamo vivendo. Anche la rappresentazione della scuola, dei rapporti tra insegnanti e studenti, del ruolo dei genitori, è efficace e descrive bene il ruolo sociale oltre che culturale dell’istruzione. Infine, il giovanissimo attore che interpreta Arnold riesce a rendere vitale un personaggio altrimenti incatenato in un cliché.

Simon è un musicista rimasto senza lavoro che accetta di tenere un corso di violino in una scuola alla periferia di Parigi. Inizialmente il rapporto con i bambini è complicato perché nel gruppo ci sono alcuni allievi problematici. Tra loro però c’è anche il timido Arnold, affascinato dal violino e molto talentuoso. Grazie a lui e all’energia della sua classe, Simon riscopre a poco a poco le gioie della musica e decide di accompagnare gli allievi fino alla tappa finale alla Filarmonica di Parigi.

Presentato fuori concorso a Venezia 2017, La melodie è il film d’esordio di Rachid Hami, autore d’origini algerine giunto all’esordio nel lungometraggio dopo aver collaborato come attore per Abdellatif Kechiche (La schivata, 2003) e Arnaud Desplechin (I re e la regina, 2004) e aver in seguito realizzato due mediometraggi da regista. Al di là dei debiti più o meno evidenti con il cinema dei suoi maestri (più Kechice che Desplechin comunque) e alcuni spunti autobiografici (il rapporto con la musica, ad esempio), La melodie sembra tuttavia contaminare le vibrazioni de Il concerto (2009) di Radu Mihaileanu con quelle de La classe(2008) di Laurent Cantet. Due film che il regista franco-algerino sembra tener presente sia nel percorso narrativo, sia nell’approccio della regia.

Se dunque l’originalità narrativa non è forse la migliore qualità de La melodie, va tuttavia sottolineato come esso sia sostenuto da un’ottima qualità performativa. Aspetto che rivela come Hami si trovi perfettamente a proprio agio nella direzione degli attori e nella gestione dell’improvvisazione. Ma anche nella capacità di amalgamare il casting, composto da attori navigati e bambini alla prima esperienza davanti alla camera, e i differenti registri espressivi (quello in sottrazione di Kad Merad con quelli gestuali di alcuni giovani interpreti ad esempio). Tanto che il percorso narrativo ed esistenziale dei personaggi trova il proprio naturale sbocco nell’emozionante finale, che serve ad Hami a ricordarci, ancora una volta, come la Musica (e in generale l’Arte) sia ancora la strada migliore per sviluppare caratteri, formare gruppi, costruire identità.

 

Commissione Nazionale Valutazione Film – CEI

Famoso musicista alle prese con un difficile periodo professionale, Simon accetta un incarico in una scuola alle porte di Parigi per dare lezioni di violino…

Valutazione Pastorale

La scuola alla periferia di Parigi nella quale arriva Simon è, nemmeno a dirlo, disordinata e avvolta in un profondo caos. I ragazzi sono poco motivati, distratti, dispersivi. A cominciare da Arnold, studente che sembra affascinato dal violino e tuttavia dovrà superare diffidenze e timidezze per mettere in mostra quella che diventerà la sua ‘passione’. Su questo traliccio di partenza, il copione conduce tutta la narrazione che segue. Incomprensioni, anche forti, tra il prof e gli alunni, difficoltà di comunicazione tra francesi e stranieri, momenti di delusione alternati ad altri di entusiasmo e soddisfazione. Fino al momento conclusivo che vedrà la classe partecipare compatta al concerto di fine anno, con gioia e entusiasmo generali. Questo di Hami è certo un film di altro valore educativo e didattico. Fa capire che niente è perduto se ci si mette con serietà a lavorare co spirito costruttivo e per la comune causa della crescita sociale e culturale. Copione tanto più importante perché realizzato in un contesto di forte e aperto incontro tra lingue e culture, in una Parigi più che mai crocevia di snodi emblematici di diverse provenienze.

Dal punto di vista pastorale, il film è da valutare come consigliabile, problematico e adatto per dibattiti. Il film è da utilizzare in occasioni come opportunità di affrontare in modo deciso il mondo della scuola, come base di conoscenza e di convivenza tra i popoli.