Rassegna d’Essai

Proponiamo al nostro affezionato pubblico una raccolta dei film che più di altri hanno raccolto consensi nei festival cinematografici internazionali, suscitando interesse tra gli spettatori. Ricordiamo che gli spettacoli sono proiettati il Martedì alle ore 21:15 e il Giovedì alle ore 17:30 – Ingresso 4 € per tutti! Non è previsto nessun abbonamento, ma puoi richiedere la tessera fedeltà, che è valida tutti i giorni: ogni 15 film, 1 in omaggio! Di seguito troverete il programma in corso dei nostri 3 cicli d’essai: – Inverno d’Essai (Gennaio-Marzo) – Primavera d’Essai (Aprile-Giugno) – Autunno d’essai (Ottobre-Dicembre)

Rassegna Essai Inverno 2019

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STRONGER
– Martedì 27/11 | Ore 21:15

Genere drammatico, biografico. Diretto da David Gordon Green, con Jake Gyllenhaal e Tatiana Maslany. Durata 119 minuti. Distribuito da Leone Film Group e 01 Distribution.

Ispirato a una recente storia vera di rinascita e altruismo, Stronger vede Jake Gyllenhaal nel ruolo di uno dei sopravvissuti all’attentato alla maratona di Boston del 2013.
Per riconquistare il cuore di Erin (Tatiana Maslany), una delle atlete in gara nella storica corsa, il 27enne Jeff Bauman decide di aspettare la ragazza alla fine del percorso, di accoglierla in prossimità della linea d’arrivo con un romantico cartello fatto a mano. Quando la folla di sportivi e spettatori viene sorpresa dallo scoppio di due ordigni piazzati a pochi metri dal traguardo, Jeff si risveglia in ospedale, dove scopre di aver perso entrambe le gambe nell’esplosione. Nonostante le difficoltà e lo sconforto, il ragazzo decide di collaborare con le forze dell’ordine impegnate nella caccia agli attentatori. Più tardi si sottopone a estenuanti sedute di riabilitazione fisica, che supera grazie al sostegno di Erin e della famiglia. Finché non torna a camminare con l’ausilio di speciali protesi. Oggi Jeff è un simbolo di speranza per i cittadini di Boston e l’America intera.

https://www.comingsoon.it/film/stronger-io-sono-piu-forte/54028/scheda/

Commissione Nazionale Valutazione Film – CEI

Jeff Bauman si reca alla maratona di Boston, il 15 aprile 2013, per sostenere la propria fidanzata Erin, partecipante alla gara. Jeff resta coinvolto nell’attentato terroristico, che gli causa la perdita di entrambe le gambe…

Valutazione Pastorale

Jake Gyllenhaal, talentuoso attore hollywoodiano, rimane colpito dalla vicenda vera di Jeff Bauman e si mette in gioco, come interprete e produttore per portare sullo schermo questa storia sofferta ed edificante. Con ‘Stronger. Io sono più forte’ di David Gordon Green non rileggiamo però solo la storia di un ragazzo ma anche la ferita di un Paese, l’attentato terroristico alla Maratona di Boston nell’aprile del 2013. Il racconto dunque ci accompagna nella caduta e nello smarrimento dopo la violenza: quella di Jeff, che ha perso le gambe e lo stimolo a immaginare un’esistenza piena, ma anche quella di una città, Boston, violata e non più sicura. Per buona parte del film, pertanto, vengono espolorate le tinte buie della disperazione e della rassegnazione, l’incapacità di pensare che la vita possa rivelare ancora qualcosa di buono, di possibile. Ma ecco che grazie alla tenerezza degli affetti più prossimi – la fidanzata Erin interpretata dalla brava Tatiana Maslany, così come l’irruenta ma presente madre Patty, una convincente Miranda Richardson – e al grande sostegno dei cittadini, che vedono in Jeff l’immagine di un eroe, che il nostro protagonista prova a rimettersi in gioco. Non sarà certo semplice, perché la mutilazione subita è stata forte e feroce, e questo il regista e lo stesso Gyllenhaal lo rendono con accuratezza. Nel racconto si inserisce piano piano un respiro di speranza, un progressivo tentativo di liberarsi dal trauma subito, per guardare avanti, al futuro, con rinnovata fiducia. Nel complesso, quindi, si tratta di un biopic intenso, con passaggi crudi e di forte realismo, che fotografa bene la caduta fisica e psicologica del protagonista, il suo cammino tortuoso verso una risalita. ‘Stronger’, inoltre, riesce a dipingere con vigore un quadro dell’America oggi, la dimensione sociale in affanno, dalla crisi del lavoro alle difficili coperture sanitarie, e la sfida continua rappresentata dal terrorismo globale. Dal punto di vista pastorale, il film è certamente adatto per dibattiti. Il film è segnato da forte realismo e da un linguaggio in alcuni momenti esplicito.

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SERGIO & SERGEI
– Martedì 20/11 | Ore 21:15

Genere commedia. Diretto da Ernesto Daranas, con Tomás Cao e Héctor Noas. Durata 93 minuti. Distribuito da Officine UBU.

Il regista di Condotta, Ernesto Daranas, torna dietro la macchina da presa per Sergio e Sergei, la storia di un’amicizia surreale, che trae ispirazione dall’incredibile storia vera di Sergei Krikalev, un cosmonauta partito dall’Unione Sovietica nel 18 maggio del 1991 alla volta della stazione orbitante Mir, che ritornò sulla terra il 25 marzo del 1992 trovando un nuovo Paese e una nuova bandiera.

Al termine della Guerra Fredda e dopo il crollo dell’URSS, le vite di due uomini separati da chilometri di distanza si incrociano inaspettatamente. Sergei (Héctor Noas), l’ultimo cosmonauta sovietico, è bloccato sulla stazione spaziale MIR, lontano dal suo paese e dalla sua famiglia. Nello stesso momento, in una Cuba politicamente dissestata, Sergio (Tomás Cao), professore di filosofia marxista e radioamatore, cerca di sopravvivere alla crisi producendo clandestinamente sigari e rum insieme all’anziana madre, mentre aiuta l’amico americano Peter(Ron Perlman) a scoprire come i vari governi Americani hanno manipolato il programma spaziale Apollo per i propri fini propagandistici.
Per un fortunato scherzo del destino, un giorno Sergio si mette in contatto radio con la Mir, facendo immediatamente amicizia con Sergei. Quando quest’ultimo si trova costretto a dover intraprendere una passeggiata nello spazio, per tentare di riparare i danni causati dall’impatto di un meteorite, Sergio escogita insieme a Peter un piano per riportarlo sulla Terra. Purtroppo non sa che Ramiro, fervente investigatore comunista, lo sta tenendo d’occhio da diverso tempo…

https://www.comingsoon.it/film/sergio-e-sergei-il-professore-e-il-cosmonauta/54663/scheda/

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TITO E GLI ALIENI
– Martedì 13/11 | Ore 21:15

Genere commedia, fantascienza. Diretto da Paola Randi, con Valerio Mastandrea e Clémence Poésy. Durata 92 minuti. Distribuito da Lucky Red.

Tito e gli alieni, il film diretto da Paola Randi, è una commedia che parla di un Professore (Valerio Mastandrea), per l’esattezza uno scienziato napoletano, che vive isolato dal mondo in una casa mobile nel deserto del Nevada, accanto all’Area 51. Mentre dovrebbe lavorare a un progetto segreto per il governo degli Stati Uniti, non fa altro che passare le sue giornate sul divano ad ascoltare il suono dello spazio.
Una vita piatta e monotona, segnata dalla morte della moglie, la cui voce spera ancora di captare. Il suo unico contatto con il mondo esterno, nonché unica fonte di brio all’interno della sua vita, è Stella (Clemence Poesy), una giovane wedding planner che organizza matrimoni per i turisti a caccia di alieni.
La sua esistenza solitaria viene sconvolta dall’arrivo dei due nipoti da Napoli: Anita (Chiara Stella Riccio) di 16 anni e Tito (Luca Esposito) di 7, che il fratello Fidel (Gianfelice Imparato) gli ha affidato prima di morire. Sconvolto dalla notizia della scomparsa di Fidel, il Professore è pronto ad accoglierli e si attrezza, letteralmente, come meglio riesce. Il problema è che i due ragazzini erano convinti di trasferirsi a Las Vegas, e invece si ritrovano in mezzo al nulla, in balia di uno zio sconclusionato e depresso, in un luogo misterioso in cui si dice vivano gli alieni.

Commissione Nazionale Valutazione Film CEI

Da quando ha perso la moglie, il personaggio chiamato “il professore” vive isolato dal resto del mondo nel deserto del Nevada accanto all’Area 51. Inaspettata lo sorprende la comunicazione che molto presto arriveranno a vivere con lui Anita, 16 anni, e Tito 7 anni, figli del suo fratello Fidel che sta morendo…

Valutazione Pastorale

Da questo prologo, come si capisce pieno di inciampi e difficoltà, prende il via un racconto che batte i terreni poco frequentati della fantascienza e della fiaba. Che il fantasy sia un genere abbastanza trascurato dal cinema italiano è affermazione facile e forse scontata. Che, al di là di facili riferimenti ad alieni e mostri spaziali, esista la possibilità di affrontare l’argomento con angolature e prospettive nuove lo dimostra proprio questo film che mette insieme realtà e sogno, finzione e problemi quotidiani, utopia e speranza con un equilibrio narrativo mirabile e sorprendente. Merito va alla sceneggiatura di Paola Randi, che ha dichiarato di aver sopportato perdite importanti in seguito alle quali si è posta la domanda: come facciamo ad affrontare la paura della morte e del dolore? Un interrogativo forte che Randi, anche regista ha affidato ad una storia fatta di luoghi veri e insieme fantastici, di sentimenti autentici e altri immaginati in un alternarsi di scossoni emotivi in grado di cambiare il carattere delle persone. Così tra il professore, i due nipotini ‘trovati’, la inafferrabile Stella e il desolato paesaggio circostante scatta una coraggiosa gara fatta di rinunce, di scommesse, di provocazioni: in primo luogo forse la necessità da parte del ‘Professore’ di ‘inventarsi’ il ruolo di padre per due ragazzini/adolescenti (16 anni lei, 7 anni lui), un ruolo costruito giorno per giorno di fronte a necessità e bisogni imprevedibili. Nelle pieghe del racconto, nei suoi suggestivi scarti narrativi si fa strada la sensazione che la vicenda, per quanto piccola, abitata da gente sospesa, sperduta in un luoghi immensi, finisca con il crescere fino a sfiorare la bellezza del poema, la rabbia e la capacità di toccare i temi di un’umanità pronta a riscattarsi e a non cedere al peggio dell’esistente. Si tratta di un film anomalo, attraversato da una poesia nascosta e malinconica, ben interpretato e ben realizzato. Cosicchè sembra perfino ingeneroso definirlo un film ‘piccolo’. L’idea di fuggire, di abitare altri mondi non è forse da sempre una delle molle che ispirano letteratura e cinema? Dal punto di vista pastorale, il film è da valutare come consigliabile, poetico e adatto per dibattiti. Il film è da utilizzare in programmazione ordinaria e in molte successive occasioni come prodotto italiano originale di bella e intensa fattura.