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IL TRADITORE
– MARTEDI 24/09 | ORE 21:15
– GIOVEDI 26/09 | ORE 17:30

Il Traditore è un film di genere drammatico del 2019, diretto da Marco Bellocchio, con Pierfrancesco Favino e Maria Fernanda Cândido. Durata 148 minuti. Distribuito da 01 Distribution.

Il Traditore, il film di Marco Bellocchio, racconta il primo grande pentito di mafia, l’uomo che per primo consegnò le chiavi per avvicinarsi alla Piovra, cambiando così le sorti dei rapporti tra Stato e criminalità organizzata. Pierfrancesco Favino interpreta Tommaso Buscetta, il Boss dei due mondi, secondo una prospettiva inedita e mai studiata prima.

All’inizio degli anni 80 è guerra tra le vecchie famiglie della mafia, Totò Riina e i Corleonesi. In palio c’è il controllo sul traffico di droga.
Alla festa di riconciliazione delle ‘famiglie’ Tommaso Buscetta sente il pericolo.
Decide di emigrare in Brasile per seguire i suoi traffici e allontanarsi dai Corleonesi che si accaniranno su due dei suoi figli e il fratello rimasti in Sicilia, e lui stesso è braccato anche in Brasile.
Ma prima della mafia è la polizia brasiliana ad arrestarlo. Ora ci sarà l’estradizione e la morte sicura in Italia. Ma il giudice Giovanni Falcone (Fausto Russo Alesi) gli offre un’alternativa: collaborare con la giustizia. Per il codice d’onore della mafia equivale a tradire.
Grazie alle sue rivelazioni viene istruito il Maxi-Processo con 475 imputati.
Le sentenze decimano la mafia, ma Totò Riina è ancora latitante.
La risposta è l’attentato a Falcone e alla sua scorta. Buscetta decide di fare nomi eccellenti della politica, è il testimone in numerosi processi e diventa sempre più popolare.

Valutazione Pastorale

Si comincia negli anni ’80 e si finisce nel 2000 a Miami, dove Buscetta vecchio e malato, sempre in ansia per qualche possibile vendetta, muore invece a causa della sua malattia. Siamo di fronte dunque ad un ‘biopic’, una biografia dell’ultimo periodo di vita di colui che venne definito “Il Boss dei due mondi”. E il racconto passa quasi subito attraverso il fondamentale momento della scelta di collaborare con la giustizia italiana, fare rivelazioni e permettere l’arresto di 475 imputati. Quel ‘maxi processo’ (come fu chiamato) rappresenta il fulcro della narrazione: perché Bellocchio getta su quell’aula bunker uno sguardo acuto e indagatore, scruta in primo piano facce, occhi, espressioni, stati d’animo, fa emergere rancori, disappunti, falsità e mezze verità, secondo un copione che trascorre dalla malcelata voglia di rivincita a una propensione al perdono svogliata e un po’ ipocrita. Nei partecipanti alla messa in scena ci sono tante tipologie che prefigurano una rumorosa caduta nel vortice del bene e del male. C’è Giovanni Falcone, sulla cui nobile figura si accanisce la sceneggiatura (quando lui e Buscetta si stringono la mano in un gesto quasi di pace; quando alla notizia del tremendo attentato che toglie la vita a lui, alla moglie e alla scorta, in una casa amici e sodali festeggiano e brindano a quell’episodio, sputando di gioia verso il teleschermo). Ci sono certamente tante cose, e c’è, da sottolineare, la regia asciutta, dura con toni visionari a cui Bellocchio affida le immagini, scavate nel solco di una Sicilia dalla drammaturgia epica e quasi mitica se non fosse realistica; e c’è Pier Francesco Favino, che è un Buscetta rabbioso e condiscendente, spietato e non riconciliato, perfetto nel ruolo del ‘traditore’, quasi inconsapevole e controvoglia. Film di potente impatto, che è da valutare, dal punto di vista pastorale, come complesso, problematico e adatto per dibattiti.