,

L’incredibile Viaggio del Fachiro
– Martedì 30/10 | Ore 21:15

Genere drammatico. Diretto da Ken Scott, con Bérénice Bejo e Dhanush. Durata 92 minuti. Distribuito da Notorious Pictures.

Dopo la morte della madre, l’indiano Aja parte per Parigi sulle tracce del padre mai conosciuto prima, un prestigiatore parigino recatosi in India ad imparare l’arte dei fachiri. Giunto a destinazione, si rifugia in uno store Ikea affascinato da questo strano mondo così distante dalla sua India. Da qui, inizieranno una serie di disavventure che lo porteranno a girare l’Europa e a trovare l’amore della sua vita. Questa è la storia di come un semplice viaggio può diventare straordinario.

Commissione Nazionale Valutazione Film – CEI

Diventato grande, il giovane Aja parte dalla natia India alla volta di Parigi, dove spera di avere notizie del padre, mai conosciuto. Lo aspettano però molte disavventure…

Valutazione Pastorale

All’inizio sembra il racconto di un viaggio incerto e pieno di promesse. Poi si risolve tutto nel flashback su un giovane indiano che racconta ad alcuni ragazzi chiusi in carcere le vicende in seguito alle quali si è trovato a passare attraverso mezza Europa, in Africa (e in parte, inopinatamente anche a Roma) e finalmente arrivare a Parigi. Tutto avviato dalla voglia di trovare il padre mai conosciuto. Il racconto, che comincia con molte propositi e buone intenzioni di spiritosi equivoci, nell’andare avanti, proprio mentre si apre a belle ipotesi di sfiziose variazioni, alo stesso tempo ristagna all’interno di poche e sempre meno divertenti variazioni. Certo, il ritmo resta simpatico, i personaggi risultano effervescenti. Ma i temi ‘seri’, quelli dell’incontro tra culture, della nostalgia del paese natale, della solidarietà con le popolazioni in fuga, restano inesorabilmente di sfondo, mai veramente affrontato con piglio e convinzione. Resta una commedia garbata e piacevole, facile e scorrevole (il momento migliore è nel ballo tra il protagonista e Nelly/Berenice Bejo), che è da valutare come consigliabile e nell’insieme brillante. Il film è una storia di buon livello sulla contemporaneità e sulla difficile gestione dell’incontro tra culture.