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Martedì 30/01 | Ore 21:00

LA SIGNORA DELLO ZOO DI VARSAVIA

#giornatadellamemoria

Genere drammatico. Diretto da Niki Caro, con Jessica Chastain e Daniel Brühl. Durata 127 minuti. Distribuito da M2 Pictures.

Ispirato alla storia vera di Jan e Antonina Zabinski, La signora dello zoo di Varsavia è un racconto di eroismo civile in tempo di guerra, e insieme una dichiarazione d’amore per la natura e gli animali.
Sul finire del 1939, le truppe naziste bombardano la capitale polacca, riducendo il famoso zoo a un cumulo di macerie. Il direttore della struttura e sua moglie (Jessica Chastain) assistono impotenti all’occupazione del Paese e alla costruzione del ghetto ebraico. Ma con l’inizio delle deportazioni, nel 1942, la coppia si mobilita per nascondere intere famiglie di Ebrei all’interno del giardino zoologico, mascherato da allevamento di maiali. La villa degli Zabinski e le vecchie gabbie ancora intatte diventano un rifugio segreto al riparo dai feroci nazisti. “La casa sotto la folle stella”, com’era chiamato lo zoo al tempo del suo massimo splendore, viene ricordata per aver salvato circa trecento Ebrei dal genocidio.

Controcampo, tutto femminile, di un film di guerra

Polonia 1939: quando la Germania nazista invade il paese, gli animali dello zoo di Varsavia vengono decimati dai bombardamenti. La famiglia Żabińskiche lo gestisce, sfruttando la conoscenza con lo zoologo tedesco cui ne viene affidata la direzione, si accorda per mantenere il luogo in attività come allevamento di maiali sebbene in realtà lo utilizzi come copertura per poter salvare gli uomini e i bambini ebrei internati nel ghetto. Durante i cinque terribili anni dell’occupazione tedesca ne riuscirà a salvare oltre 300.

Tratto da The Zookeeper’s Wife, il libro di Diane Ackerman incentrato sul diario inedito di Antonina Żabiński, La signora dello Zoo di Varsavia è un progetto fortemente sostenuto da Jessica Chastain, qui nel doppio ruolo di produttrice e di interprete principale. Un progetto connotato da uno sguardo interamente al femminile (quello della Ackerman sul mémoire della Żabiński, quello della regista Niki Caro, della sceneggiatrice Angela Workman e della produttrice/interprete Chastain sul libro della Ackerman) che, se da un lato produce un’interessante vertigine scopica su un tema affrontato quasi esclusivamente da sguardi maschili, difetta tuttavia di originalità nella scrittura e nelle scelte di messinscena.

Al di là dell’indubbio interesse che suscita la vicenda della famiglia Żabiński e di un impianto produttivo di buon livello che trova il proprio apice nel lavoro di alcuni materiali (scenografia e costumi ad esempio), molti (forse troppi) sono infatti i topoi narrativi che si susseguono all’interno del plot, così come molte (forse troppe) sono le soluzioni convenzionali cui ricorre  Niki Caro nell’impostare una regia corretta ma anodina. Un vero peccato, perché l’idea all’origine è tutt’altro che banale (una sorta di controcampo del film di guerra e di occupazione nazista, focalizzato sull’istinto di conservazione e preservazione della protagonista Antonina) e anche perché il film contiene sequenze d’indubbio valore (come ad esempio quella che ben restituisce lo spaesamento degli animali dopo il bombardamento nazista) che lasciano intravedere il talento della regista neozelandese.