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Martedì d’Essai 10/10 ore 21,00 biglietto unico 4€

LIBERE DISOBBEDIENTI INNAMORATE

Tre donne divise.

Salma e Leila sono due ragazze disinibite che condividono un appartamento a Tel Aviv: la prima fa la dj in disco-bar notturni, la seconda è un avvocato dai comportamenti libertini. Quando alle due si aggiunge anche Nour, una studentessa musulmana fidanzata con un fondamentalista, le differenze culturali vengono fuori, fino a esplodere. Tra le tre però si stabilisce una complicità che le porta ad affrontare insieme gli ostacoli che la vita ha riservato loro.

La prima considerazione sul bell’esordio di Maysaloun Hamoud scaturisce dal titolo scelto per la distribuzione italiana. Libere disobbedienti innamorate infatti non traduce il concetto basilare del film, contenuto sia nel titolo originale (Bar Bahar, letteralmente Tra terra e mare), sia in quello della distribuzione internazionale (In Between ovvero Nel mezzo). L’opera prima della regista israeliana nata a Budapest infatti è composta da tre ritratti femminili che agiscono su uno sfondo (l’effervescente e contraddittoria Tel Aviv di oggi) in cui è fisiologico trovarsi nel mezzoappunto. Nel mezzo di un passaggio generazionale e di un’area geografica promiscua, ma anche di un territorio diviso in cui l’attrito religioso e culturale è più evidente che altrove.

Il secondo elemento da prendere in considerazione è che, scevro da precise posizioni politiche e/o religiose, In Between è sostanzialmente un film sull’ipocrisia. L’itinerario esistenziale di ognuna delle tre protagoniste prevede infatti un incontro/scontro con persone che incarnano posizioni retrive e intransigenti, dietro i cui comportamenti si celano comunque molte ambiguità. Un percorso giocato consapevolmente sulle antinomie (culturali, religiose, di genere) che, al di là di qualche passaggio didascalico dello script, mantiene comunque una propria coerenza drammaturgica e contiene anche alcune pregevoli soluzioni stilistiche (come ad esempio il piano-sequenza che racconta il drammatico momento della violenza subita da Nour). E dove l’ipocrisia dell’etereogenea società che circonda le tre giovani protagoniste diventa il fil rouge in grado di tradurre nel linguaggio delle immagini e dei suoni la complessità di un luogo paradigmatico del caos contemporaneo.