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Venerdì 23/02 | Ore 21:00
Sabato 24/02 | Ore 21:00
Domenica 25/02 | Ore 16:00 e 21:00

Belle e Sebastien – Amici per sempre

Genere family, avventura. Diretto da Clovis Cornillac, con Félix Bossuet e Tchéky Karyo. Durata 90 minuti. Distribuito da Notorious Pictures.

Nel terzo capitolo delle avventure cinematografiche di Belle & Sebastien, Sebastien è cresciuto, ha 12 anni e con Belle sono ancora inseparabili, anzi la famiglia si è allargata con l’arrivo di tre splendidi cuccioli di cui Sebastien si prende cura con tanta buona volontà. Una sera a casa del nonno ascolta una conversazione tra Pierre, suo padre, ed Angelina, da poco sposi, scoprendo le loro intenzioni di trasferirsi presto in Canada. Sebastien è amareggiato, non vuole lasciare il nonno che invece lo sprona a scoprire il mondo. La situazione si complica con l’arrivo di un presunto proprietario di Belle che vuole portargliela via, ma Sebastien è testardo e farà di tutto per non separarsi dalla sua migliore amica a quattro zampe.

Atmosfere disneyane sulle montagne francesi

Sebastien ora ha 12 anni e con Belle sono ancora inseparabili amici, tanto più che sono arrivati tre splendidi cuccioli di cui il ragazzo si prende cura. Una sera, però, a casa del nonno César, Sébastien ascolta una conversazione tra Pierre, suo padre, e Angelina, da poco sposi, scoprendo le loro intenzioni di trasferirsi in Canada. La situazione, poi, si complica con l’arrivo di un presunto proprietario di Belle, Joseph, intenzionato a riprendersi il cane…

Il terzo (e ultimo?) capitolo della fortunata saga cinematografica tratta dai racconti di Cécile Aubry, finito nelle mani registiche di Clovis Cornillac (qui anche interprete nei panni del vilain Joseph) si carica ancor più dei due film precedenti di atmosfere fiabesche, paesaggi incantati, suggestioni disneyane ed echi del London de Il richiamo della foresta.

Le fatiche edificanti della montagna, il “collante umano” tra le generazioni, il senso delle tradizioni e dei valori da non disperdere, il rischio, dunque, di uno sradicamento affettivo ed esperienziale: sono questi i temi principali di Belle & Sebastien-Amici per sempre, nel quale il legame tra il giovane protagonista e la bianca femmina di Patou (come ben evidenza il sottotitolo del film) ritorna ad essere centrale nell’economia narrativa di una pellicola che è, a tutti gli effetti, un romanzo di formazione. Non solo per l’adolescente del villaggio di Saint-Martin, ma anche per gli adulti che gli stanno attorno. L’introduzione, nella seconda parte del film, dell’interesse sentimentale tra l’anziano pastore e una non più giovane maestra è la riprova dell’allargamento delle “responsabilità adulte” di tutti i personaggi della saga. Una presa di coscienza generale determinata, nel plot, da Joseph, la cui presenza obbliga alla netta distinzione tra Bene e Male, spingendo Sebastien, dopo il loro primo incontro, a rifiutare l’ingresso nel mondo dei cattivi e ad ancorarsi, invece, ai sani principi educativi ricevuti.

Morality play di buona fattura, sulla scia dei precedenti capitoli, prodotto su misura per un pubblico di famiglieBelle & Sebastien-Amici per sempre non tradisce le attese, innestando nella suspence punte di comica ironia (nella figura del sindaco del paese) e ampi squarci di tenerezza (i tre dolci e affamati cucciolotti). Con una ricompattazione famigliare, sul finale, che smussa ogni spigolo e cancella ogni minaccia.

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Martedì 20/01 | Ore 21:00

L’EQUILIBRIO

Genere drammatico. Diretto da Vincenzo Marra, con Mimmo Borrelli e Roberto Del Gaudio. Uscita al cinema il 21 settembre 2017. Durata 90 minuti. Distribuito da Warner Bros.

L’equilibrio racconta la commovente storia di Giuseppe, un sacerdote campano già missionario in Africa, che per superare una crisi di fede chiede al Vescovo di essere trasferito in un comune della sua terra. Don Giuseppe (Mimmo Borrelli) viene così spostato in un piccolo paesino del napoletano, dove sostituisce lo stimato parroco del quartiere, Don Antonio (Roberto Del Gaudio), uomo di grande carisma e ipnotica eloquenza, impegnato nella battaglia contro i sotterramenti illegittimi di rifiuti tossici. Prima di trasferirsi a Roma, Don Antonio introduce Giuseppe nella dura realtà del quartiere. Ma è solo più tardi che il nuovo parroco si scontra con i tremendi poteri che dominano quel luogo. Deciso a seguire con coraggio l’impegnativo percorso spirituale, fa di tutto per aiutare i membri della comunità, nonostante la dura realtà che lo mette all’angolo. Una storia che parla di umanità e della forza di difendere la propria fede davanti al dolore.

Padre Giuseppe è giovane, è forte, è cocciuto, e (forse) sta attraversando un momento di crisi, per questo chiede al proprio vescovo di essere trasferito da Roma (dove di dedica all’accoglienza dei migranti) alla propria terra natale, alla periferia di Napoli.
Lì incontra don Antonio, il parroco che andrà a sostituire, e conosce il territorio ferito della parrocchia, dove l’incidenza dei tumori è altissima a causa dei rifiuti tossici, lo spaccio è attività nota e ben regolamentata dal boss del quartiere, e l’infanzia viene sistematicamente ignorata, quando non violata.
E se don Antonio, il vecchio parroco, aveva trovato un suo proprio modo per tenere sotto controllo la situazione, venendo in qualche modo a patti con la criminalità e raggiungendo un imperfetto “equilibrio” a garanzia della tranquillità della zona, padre Giuseppe sembra non essere altrettanto disponibile al compromesso, incapace com’è di accettare mezze verità o convivere con l’ipocrisia.
Compassato nei modi tanto quanto caparbio nel perseguire ciò che ritiene giusto, padre Giuseppe entra ben presto in collisione con la complessa realtà del quartiere, in cui provoca – pur senza volerlo – ulteriori scontri e nuovo dolore.
Il protagonista del film di Marra è un anti-eroe che resta fedele alla propria coscienza, saldo nelle proprie convinzioni, irriducibilmente solo nel proprio percorso, come mostrano i piani sequenza che lo seguono a ogni passo.
Il film racconta di una periferia geografica come esistenziale, in cui la Chiesa è l’unica istituzione rimasta, l’unico perno possibile della comunità, e – come dichiarato dal regista – viene incarnata da due figure differenti di sacerdote: l’uno votato alla liturgia e capace di venire a patti con la realtà e scegliere “il male minore”, l’altro più versato invece sul sociale, caparbiamente ostinato a “fare il bene” a ogni costo.
L’equilibrio indicato nel titolo non è quindi solo quello da preservare nel quartiere, ma anche quello personale – che viene ricordato spesso a padre Giuseppe, e infine quello del regista che si mantiene a distanza dai protagonisti portati sullo schermo, ciascuno con la propria parte di torto e di ragione.

INTERVISTE: Vincenzo Marra su “L’equilibrio”

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Sabato 17/02 | Ore 21:00
Domenica 18/02 | Ore 21:00

THE POST

Genere drammatico, thriller. Diretto da Steven Spielberg, con Tom Hanks e Meryl Streep. Durata 118 minuti. Distribuito da 01 Distribution.

Nella storia americana ci sono stati momenti cruciali nei quali i comuni cittadini hanno dovuto decidere se mettere a rischio tutto – livello di vita, reputazione, status, perfino la libertà – per fare quello che credevano fosse giusto e necessario per proteggere la Costituzione e difendere la libertà del loro paese.

Diretto da Steven Spielberg, il thriller politico The Post racconta la storia dietro alla pubblicazione dei “Quaderni del Pentagono”, avvenuta agli inizi degli anni settanta sul Washington Post. L’occultamento dei documenti top secret sulle strategie e i rapporti del governo degli Stati Uniti con il Vietnam tra gli anni quaranta e sessanta innesca una battaglia senza precedenti in nome della trasparenza e della libertà di stampa. In particolare, la pubblicazione dei cosiddetti Pentagon Papers diviene manifesto della ferma e decisa rivendicazione del diritto di cronaca e della libertà di informazione da parte di due figure molte diverse ma accomunate dal coraggio e da una forte etica professionale: l’editrice del giornale Kay Graham (Meryl Streep), prima donna alla guida della prestigiosa testata, e il duro e testardo direttore del giornale Ben Bradlee (Tom Hanks). I due metteranno a rischio la loro carriera e la loro stessa libertà nell’intento di portare pubblicamente alla luce ciò che quattro Presidenti hanno nascosto e insabbiato per anni. Nonostante i meschini tentativi del governo di contenere la fuga di informazioni riservate, i media diffondono la notizia schierandosi dalla parte dei cittadini.

Oltre ai due protagonisti principali, il cast di The Post comprende Alison Brie, Carrie Coon, David Cross, Bruce Greenwood, Tracy Letts, Bob Odenkirk, Sarah Paulson, Jesse Plemons, Matthew Rhys, Michael Stuhlbarg, Bradley Whitford e Zach Woods.

Recensione FilmCronache Sale della Comunità

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Venerdì 16/02 | Proiezione matinèe riservata scuole
Venerdì 16/02 | Ore 21:00
Domenica 18/02 | Ore 16:00

BIGFOOT JUNIOR

Venerdì 16/02, il matinèe scuole vedrà in sala i bambini delle scuole Ventre, Crolle e Consolata.

Venerdì 16/02 Ore 21:00 e Domenica 18/02, ore 16:00 proiezione aperta al pubblico!

Genere animazione. Diretto da Jeremy Degruson, Ben Stassen, con Christopher L. Parson e Marieve Herington. Durata 92 minuti. Distribuito da Koch Media.

Il duo di registi Jeremy Degruson e Ben Stassen (Il castello magico), firma una nuova emozionante avventura animata con protagonista il temerario figlio di Bigfoot. Bigfoot Junior si chiama Adam e non ha mai conosciuto suo padre. Quando un giorno scova una pista che può condurlo dal genitore scomparso, il ragazzino spettinato – zaino in spalla e scarpe comode – si inoltra nel folto della foresta alla ricerca di una creatura magica e leggendaria. Bigfoot non combacia con i racconti dell’orrore che lo dipingono un gigantesco mostro famelico, ma si rivela un padre affettuoso e giocherellone, impaziente di mostrare al figlioletto gli smisurati poteri dei “Piedoni”. Perché mai, allora, ha abbandonato la sua famiglia? Per proteggerla da un’organizzazione senza scrupoli intenzionata a utilizzare il suo DNA per condurre abominevoli esperimenti scientifici. Quello che Adam non sa è che gli uomini dell’organizzazione lo hanno seguito per stanare e catturare Bigfoot Senior.

Alla ricerca del padre (e in difesa della natura)

Il tredicenne Adam parte per un’epica avventura intenzionato a svelare il mistero che si cela dietro la scomparsa di suo padre, un intraprendente scienziato. Scoprirà ben presto che papà è nientemeno che il leggendario Bigfoot, rimasto nascosto per anni nella foresta per proteggere se stesso e la sua famiglia dalla HairCo., una potente compagnia farmaceutica che vuole utilizzare il suo speciale Dna per condurre esperimenti scientifici…

La natura come espressione rigogliosa della felice armonia della Terra. Una dimensione di vita “obbligata” per il protagonista di Bigfoot junior, lo scienziato divenuto uomo-gorilla costretto a vivere nella foresta per sfuggire alla spregiudicatezza dell’avido business globale che intende ritrovarlo, catturarlo e sfruttare senza scrupoli le sue ricerche scientifiche. Ma una contestualizzazione ambientale che, metaforicamente, si fa destinazione esistenziale, luogo ideale in cui ritrovare se stessi, in pace con i propri simili e con gli abitanti dei boschi, alati o a quattro zampe.

Il tema dell’ecologia permea a fondo la nuova pellicola del regista di Le avventure di Sammy e Il castello magico, Ben Stassen (qui coadiuvato dal direttore artistico di molti suoi lavori, Jeremy Degruson), attento a lasciare agli spettatori più piccini il piacere di una storia avvincente e spassosa e a consegnare ai loro genitori, sui titoli di coda, l’invito a non trascurare la tutela del pianeta. Non pochi i punti di forza di Bigfoot junior: una regia briosa, ritmi da action movie alternati a sequenze più “a misura di bambino”, una computer graphic molto ben definita e dalle cromie squillanti, un messaggio chiaro all’insegna della piena ricomposizione famigliare e della vera amicizia. Non solo tra gli esseri umani, ma anche tra individui e animali. Mantenendo a debita distanza, invece, quei bulli che imperversano a scuola tutte le mattine.

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Giovedì 15/02
Martedì 20/02
Giovedì 22/02
Proiezioni riservate scuole

WONDER

La scuola Crolle e Maria Ausiliatrice di Giaveno, in sala per vedere il family movie Wonder, un film ammirevole e commovente.

Recensione FilmCronache – Sale della Comunità

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Martedì 13/02 | Ore 21:00

UN PROFILO PER DUE

Genere commedia del 2017. Diretto da Stéphane Robelin, con Pierre Richard e Yaniss Lespert. Durata 100 minuti. Distribuito da Officine Ubu.

L’ottantenne Pierre vive in solitudine da quando è mancata la moglie. Per questo sua figlia decide di regalargli un computer, nella speranza di stimolare la sua curiosità e – perché no? – di permettergli di conoscere nuove persone. Grazie agli insegnamenti del trentenne Alex, Pierre impara a navigare e presto s’imbatte in un sito di appuntamenti online. Utilizzando l’identità di Alex, Pierre conosce Flora63, un’affascinante giovane donna, e se ne innamora. Anche la giovane rimane affascinata dallo spirito romantico dei suoi messaggi e gli chiede un appuntamento. Intrigato da questa nuova avventura, Pierre deve a questo punto convincere Alex ad andare all’incontro al suo posto.

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Venerdì 09/02 | Ore 10:30

ALICE NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE

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Sabato 10/02 | Ore 21:00
Domenica 11/02 | Ore 16:00 e 21:00

MADE IN ITALY

Genere drammatico. Diretto da Luciano Ligabue, con Stefano Accorsi e Kasia Smutniak. Durata 104 minuti. Distribuito da Medusa Film.

Terzo film da regista del cantante e musicista Luciano Ligabue, Made in Italy è ispirato all’omonimo concept album uscito nel novembre del 2016. Stefano Accorsi è il protagonista Riko, un uomo di specchiate virtù e comprovata sfortuna: incastrato in un lavoro che non ha scelto, a malapena in grado di mantenere la casa di famiglia. Può contare però su un variegato gruppo di amici, su una moglie che, tra alti e bassi, ama da sempre, e un figlio ambizioso che frequenta l’università. Nonostante questo, Riko è un uomo arrabbiato, pieno di risentimento verso una società scandita da colpi di coda e false partenze. Quando le uniche certezze che possiede si sgretolano davanti ai suoi occhi, all’uomo non resta che reagire, prendere in mano il suo presente e ricominciare, in un modo o nell’altro.

Un nuovo ritratto di provincia per il ritorno al cinema del rocker emiliano

Nei pressi di Reggio, proprio sulla via Emilia, l’operaio quarantacinquenne “di salumi” Riko naviga a vista con un lavoro precario, una moglie bella e annoiata, un figlio adolescente che non comprende più, e una cerchia di amici coetanei e raminghi di cui diventa suo malgrado emblema e portavoce. Il malessere è tangibile, il desiderio di migliorarsi pure ma con evidenza mancano le forze, e certamente gli entusiasmi degli anni passati.

“Come sono arrivato qui? Cosa ci faccio qui?”. Ecco le domande esistenziali per situazioni di ordinaria provincia, ecco il filo conduttore di Made in Italy, nuova fatica cinematografica della rockstar nazionalpopolare Luciano Ligabue, che torna dietro alla macchina da presa dopo l’opera seconda Da zero a dieci firmata nel 2002 che a sua volta seguiva l’esordio Radiofreccia del 1998. Diversi anni di esperienza ma anche di affaticamento in termini di freschezza ed entusiasmo rispetto alla voglia di fare il cinema. E ciò si sente, nel bene e nel male. Di Made in Italy, titolo desunto dall’omonimo concept album già assaporato dai fan da novembre, si sente distintamente la genuinità che ha guidato le intenzioni del progetto: la voglia di filmare una “lettera d’amore” all’Italia raccontando di essa un universo-mondo ben noto all’artista, ovvero la provincia emiliana, nella fattispecie reggina; da quell’humus fertile di microstorie e musicalità, Ligabue estrae alcuni personaggi emblematici nonché simbolici. Nulla infatti si può dire di inappropriato rispetto ai personaggi messi in scena: verosimili a modelli di realtà così vicini al “modo di stare insieme” tipico dell’italica gente, sempre impegnata nell’arte d’arrangiarsi dentro al purgatorio della precarietà (che può diventare l’inferno del licenziamento) senza perdere di vista il godimento della vita. La coppia, il lavoro, la convivialità, ma anche il lutto, la separazione, la depressione e la seguente guarigione che può comportare un allontanamento dai luoghi natii: ecco gli ingredienti semplici e complessi di Made in Italy, “concettualmente” impeccabile ma “cinematograficamente” assai confusamente messo in scena. Gli elementi di debolezza dell’opera terza del rocker di Correggio risiedono appunto nell’assemblaggio degli aspetti narrativi e drammaturgici, malamente armonici fra loro e non sempre plausibili in sede di scrittura e conseguente regia. Anche i personaggi, per il Liga evidentemente emblematici come si diceva, sono vittima di una distonia intrinseca proprio laddove si esprimono con un linguaggio che chiaramente non può appartenere alla “semplicità” sociale e sociologica che li caratterizza; in altre parole è difficile (impossibile) trovare così tanti filosofi e maestri di retorica fra gli operai o i precari, senza nulla loro togliere in termini di raffinatezza di pensiero e raziocinio. In definitiva, Made in Italy resta un buon lavoro sulla carta e in musica ma purtroppo estremamente carente sul grande schermo.

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Venerdì 09/02 | Ore 21:00 – Ingresso 10€, Prenotazione e vendita: Via Susa 7, Giaveno

GALA’ DI DANZA

DANZEREMO INSIEME con grande passione !
Siate dei nostri!!!
Aiutateci ad aiutare!!
Venite a sostenere l’iniziativa di “Arte in Movimento”, perché la danza emoziona e la causa è nobile.
Il ricavato sarà devoluto in beneficenza.
Grazie infinite alle prestigiose SCUOLE DI DANZA che hanno aderito con grande entusiasmo.
Un grazie speciale a chi ci aiuta a sostenere l’iniziativa: La CITTÀ DI GIAVENO, NON SOLO SPORT E OASIMEDICA.
Sarà un festa!!

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Martedì 06/02 | Ore 21:00

LA RAGAZZA NELLA NEBBIA

Genere giallo. Diretto da Donato Carrisi, con Toni Servillo e Alessio Boni. Durata 127 minuti. Distribuito da Medusa Film.

La ragazza nella nebbia, thriller firmato Donato Carrisi, vanta un cast stellare capitanato da Toni Servillo, al fianco di Jean Reno e Alessio Boni.
Un banco di nebbia fitta avvolge il paese di Avechot, nella piccola valle incuneata tra le Alpi. La nebbia che ha inghiottito le case e le strade si abbatte anche sull’auto dell’agente Vogel: la vettura finisce in un fosso e l’uomo, pur essendo uscito incolume dall’incidente, ha i vestiti ricoperti di sangue. Smarrito, senza ricordi delle ultime ore, Vogel viene seguito da uno psichiatra insieme al quale ripercorre gli ultimi turbolenti mesi della sua vita. Bisogna tornare indietro alla scomparsa della sedicenne Anna Lou, capelli rossi, lentiggini sulle guance: la pista della fuga volontaria si incrocia con quella del rapimento, e la risonanza mediatica assunta dal caso richiede l’intervento dell’agente speciale. Abile nel pilotare l’attenzione di Tv e giornali, il modus operandi di Vogel prevede la “santificazione” della vittima e al contempo la creazione del fantomatico mostro che ne ha spezzato l’esistenza. Il profilo del pacifico professor Martini è perfettamente calzante con la descrizione dell’uomo che Vogel cerca, il colpevole ideale da dare in pasto all’audience. Eppure, ancora troppi interrogativi restano aperti: perché, dopo gli eventi di alcuni mesi prima, Vogel si trova ad Avechot? Qual è la causa dell’incidente? E a chi appartiene il sangue sui suoi vestiti?

Recensione di FilmCronache – Sale della Comunità