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Sabato 18/11 | Ore 21:00
Domenica 19/11 | Ore 16:00 e 21:00

PADDINGTON 2

REGIA Paul King, DURATA 95 min

Ufficialmente trasferitosi nella mansarda di casa Brown a Windsor Gardens, Paddington (anche questa volta la voce italiana è quella di Francesco Mandelli) è diventato davvero popolare nel quartiere. E la notorietà dell’orso è destinata a crescere nel secondo capitolo delle sue avventure, Paddington 2.
In cerca del regalo perfetto per il centenario di zia Lucy, l’orsa che lo ha amorevolmente allevato nel “profondo e misterioso Perù”, l’orsetto ghiotto di marmellata si imbatte in un incantevole libro pop up, un esemplare unico scovato tra le meraviglie del negozietto di antiquariato del signor Gruber (Jim Broadbent). A corto di denaro, Paddington si rimbocca le maniche del cappottino blu, tira su la visiera floscia del cappello rosso e si cimenta in una serie di strambi lavoretti per racimolare la cifra necessaria. Ma quando il preziosissimo oggetto viene trafugato, tocca a Paddington e ai temerari componenti della famiglia Brown, capitanati da papà Henry (Hugh Bonneville) e mamma Mary (Sally Hawkins), acciuffare il ladro. I sospetti ricadono sull’attore narcisista Phoenix Buchanan (Hugh Grant).

Le nuove avventure dell’orso “londinese” uscito dalla penna di Michael Bond.

Zia Lucy compie 100 anni e Paddington non può scordarsi dell’amore che la vecchia orsa gli ha riservato da sempre, trovandolo e adottandolo da cucciolo. Decide pertanto di regalarle un antico libro pop- up con illustrazioni di Londra, la città che Zia Lucy ha sempre voluto visitare e dove ora Paddington vive. L’orsetto però non sa che quell’oggetto è desiderato anche da un famoso e malvagio attore che – nottetempo – lo ruba dal negozio di antiquariato dove è in vendita. Paddington e la famiglia Brown escogiteranno mille peripezie per ritrovare il libro e ristabilire l’ordine perduto.

Inevitabile sequel di un ricco botteghino (quasi 5milioni di euro, solo in Italia), Paddington 2 conferma la regia di Paul King e il cast principale aggiungendo alcuni grandi nomi dallo star system britannico, ovvero Hugh Grant e Brendan Gleeson in versione autoironica, a significare lo status elevatissimo al quale questa commedia-family-fantasy è considerata. D’altra parte in virtù della pregiata penna del compianto Michael Bond (da pochi mesi scomparso) era plausibile che il franchise proseguisse ad alti livelli. Se dunque il registro narrativo si mantiene sulla linearità del romanzo classico, con piacevoli incursioni nello humor britannico per ovvia appartenenza culturale (la città di Londra è celebrata come non mai..), l’approccio visivo riesce persino a migliorare rispetto al primo capitolo, osando alcune soluzioni scenografiche di buon effetto. Valori famigliari, onestà di comportamento, leggerezza di spirito e bontà d’animo (Paddington è per antonomasia l’orso capace di tirar fuori il meglio da ciascuno) restano al centro della tematizzazione di un film di ottima fattura e di piacevole fruizione “formato famiglia”.

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Venerdì 17/11 | Ore 21:00 – INGRESSO LIBERO

Venerdì 17 novembre, alle ore 21, presso il Cinema Teatro San Lorenzo di Giaveno, in via Ospedale, 8, Paolo Crepet psichiatra, scrittore e sociologo italiano incontrerà il pubblico in una serata dal titolo “Conosciamo davvero i nostri ragazzi ?”.

L’iniziativa,  organizzata  dall’Istituto Maria Ausiliatrice, in collaborazione con Agesc Giaveno e patrocinata dalla Città di Giaveno  su proposta degli Assessorati  alla Scuola e Attività Educative  e alle Politiche Sociali ha lo scopo di approfondire il rapporto genitori/figli attraverso l’intervento del noto psichiatra e sociologo.

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Martedì D’Essai 14/11 | Ore 21:00
INGRESSO GRATUITO

L’ECONOMIA DELLA FELICITA’

RASSEGNA “ALLE RADICI DELLA VITA”

2° Appuntamento

 

 

Helena  Norberg-Hodge ci elenca otto scomode verità sulla globalizzazione. Qualche fotogramma che definisce lo stato di salute della civiltà occidentale e poi l’elenco di cosa non funziona, di come biologicamente e culturalmente, la nostra idea di esistenza si sia tramutata in spirito di sopravvivenza, con pochi slanci di vitalità e tanti momenti di sconforto. Un mercato capitalista che promuove eccessivamente la liberalizzazione del traffico commerciale, senza tenere conto delle diversità di popoli e nazioni, è un sistema che rende infelici. Questo è l’assioma della regista, appassionata attivista ambientale alla ricerca di sguardi autentici sparsi nel mondo, dalla freschezza del ‘piccolo Tibet’ alla confusione delle grandi metropoli americane.
Il viaggio comincia in Ladakh, una delle più alte e abitate regioni dell’Himalaya, dove ogni individuo partecipa e contribuisce al benessere della comunità. Vitali e socievoli, con radici ben piantate in terra, i tibetani che vivono lassù sono felici, si nutrono con i prodotti della loro terra, seguono il ritmo naturale delle cose, apprezzano la ricchezza del silenzio. Ma anche qui, in uno dei luoghi più belli dell’intero pianeta, apparentemente inattaccabile dall’arroganza del mercato globale, si è instaurato un regime occidentalizzato. Non sapevano nemmeno cosa fosse la Coca-cola ma ora lì, come altrove e ovunque, uno dei più prodigiosi simboli americani si è insediato con forza, trasportato con fatica su strade ripide e vertiginose.
Il documentario-manifesto della Norberg-Hodge punta il dito sull’imprenditoria globalizzata e argomenta la questione, portando esempi di piccole culture locali, dove la parola petrolio non si usa più e la definizione di felicità riconquista il suo vero significato. Tra interviste ai luminari del mercato globale (Vandana Shiva su tutti) e il parere della gente comune, si fa strada una soluzione per combattere lo stress di una vita troppo bombardata da messaggi pubblicitari e troppo sotto pressione; le persone capiscono il nesso tra cambiamento climatico, instabilità economica globale e la loro personale sofferenza – stress, solitudine, depressione – e in questa consapevolezza si inserisce la potenzialità di un movimento che potrebbe cambiare il mondo. Scendere al mercato a comprare le verdure piuttosto che dirigersi nel grande centro commerciale fuori città, dotato di comfort e comodità che ci fanno credere indispensabili, è il primo passo per aiutarci a riscoprire le relazioni essenziali sia con il mondo vivente che con i nostri simili.
La catastrofe ambientale ci aspetta e portare l’economia vicino a casa non ci renderà così impermeabili da farci smettere di preoccuparci per il nostro pianeta. Al di là di ogni falsa retorica e al di là del più ingenuo ottimismo,L’economia della felicità racconta puntualmente cosa, di giorno in giorno, tutti – ma soprattutto gli occidentali – potrebbero fare per migliorare il proprio stato di salute e quello degli altri. Una sorta di manuale no-global che fa ben sperare sul nostro futuro.

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Sabato 11/11 | Ore 21:00
Domenica 12/11 | Ore 16:00 e 21:00

THOR – RAGNAROK

Il ritorno di Thor ad Asgard si fa amaro quando scopre che Loki si è sostituito al padre Odino sul trono, spedendo quest’ultimo in un ospizio terrestre. Ma il peggio deve ancora arrivare: Hela, sorella maggiore e dea della morte, sta per uscire dalla sua prigione e vuole vendicarsi su Asgard.
Il percorso di avvicinamento alle Infinity Wars, destinate a riunire e forse cambiare per sempre l’universo cinematografico Marvel (MCU), sembra interminabile e passa da episodi intermedi che, inevitabilmente, godono di un interesse limitato.

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Venerdì 10/11 | Ore 21:00 – Rassegna Danza

PAROLE MANCANTI, GESTI ESISTENTI

con Sara Botta e Davide Sabatino

coreografie di Alessandra Pomata e Cristiana Valsesia

IL CONDOMINIO

con I Chichi

coreografie di Cristiana Valsesia

RASSEGNA “GESTI DIVERSI” – Arte In Movimento

2° Appuntamento

info 3407734093

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Martedì D’Essai 07/11 | Ore 21:00
INGRESSO GRATUITO

UNA SCOMODA VERITA’

RASSEGNA “ALLE RADICI DELLA VITA”

1° Appuntamento

 

 

Il film offre uno sguardo appassionato e d’ispirazione alla fervente crociata di un uomo che cerca di fermare l’implacabile avanzata del riscaldamento globale smascherando i miti e i fraintendimenti che lo circondano. Quest’uomo e’ il precedente Vice Presidente Al Gore, che alla vigilia della sconfitta alle elezioni del 2000, ha cambiato il corso della sua vita per mettersi in trincea, con uno sforzo incondizionato per aiutare a salvare il pianeta da cambiamenti irrevocabili.

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Venerdì 03/11 | Ore 21:00
Sabato 04/11 | Ore 21:00
Domenica 05/11 | Ore 16:00 e 21:00

VITTORIA E ABDUL

 

 

Abdul Karim, umile impiegato indiano, ventenne o poco più, viene scelto per consegnare un omaggio alla regina Vittoria, in occasione del giubileo per i cinquant’anni del regno. Viene scelto esclusivamente in virtù della sua altezza, come a dire per puro caso. Diventerà il servitore, poi il segretario e infine il “Munshi”, il maestro spirituale, della regina e imperatrice. La loro amicizia sarà così salda e intima da infastidire e spaventare la famiglia reale e la corte dei più prossimi al trono, al punto che il figlio, Edoardo VII, darà alla fiamme la loro corrispondenza e ogni testimonianza di quella relazione.

In occasione del Golden Jubilee, il giovane indiano Abdul riceve l’incarico di consegnare personalmente alla regina Vittoria una medaglia d’oro, come segno di affetto e di rispetto nei confronti del Regno. Onorato da questo compito, Abdul attende il gran giorno con eccitazione e quando consegna alla regina il suo dono non riesce a resistere alla tentazione di guardarla, infrangendo così una delle tante regole cui doveva sottostare. Lo scambio di sguardi tra i due è rapido ma sufficiente a risvegliare l’interesse e la curiosità della prima donna inglese che accoglie il giovane tra le sue grazie. Questo umile servo di fede mussulmana diviene prima così suo personale confidente, poi intimo amico e persino Munshi (Maestro), dedicando buona parte del suo tempo a insegnarle l’urdu, la lingua ufficiale del suo Paese, e il Corano. Mentre il legame tra i due si fa sempre più speciale, a corte saltano gli umori e gli uomini e le donne più vicine alla regina, così come gli esponenti del Governo e il povero trascurato Bertie, futuro re Edoardo VII, li osservano con scandalo e fastidio e provano ribrezzo di fronte a questa relazione inusuale e scomoda, che mina la stabilità di un intero sistema e della classe sociale.
Presentato Fuori Concorso a Venezia, Vittoria & Abdul trae ispirazione dal libro di Shrabani Basu, presto in arrivo anche in Italia con il titolo di «Vittoria e Abdul. La vera storia del confidente più vicino alla regina», dove si narra del legame tra due essere umani di estrazione sociale, religione e cultura diversa.
La storia, fino a oggi sconosciuta, è stata poi rimaneggiata da Stephen Frears, assumendo la forma di una favola moderna e irriverente. Il regista non nasconde le sue intenzioni e chiarisce fin da subito di averci messo del suo e di averla romanzata quel tanto che basta per renderla interessante e accattivante agli occhi dello spettatore. La relazione platonica e romantica tra Vittoria e Abdul si fa però anche strumento per indagare il complicato rapporto tra due culture  e due modi di pensare diametralmente opposte, in un periodo storico in cui una delle due ha un ben preciso ruolo di supremazia sull’altra. Il film di Stephen Frears regge da un punto di vista contenutistico e stilistico, deride con umorismo graffiante le rigide convenzioni dell’epoca, si regge su una trama asciutta che intrattiene e diverte e vive grazie alla statuaria presenza di Judi Dench, ancora un volta regina del e per il cinema. Si fa inoltre portare di un messaggio politico mai come oggi attuale e provocatorio.

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Martedì D’Essai 31/10 | Ore 21:00
Biglietto Unico 4€

QUELLO CHE SO DI LEI

Claire è un’ostetrica che nel corso della sua vita professionale ha fatto nascere innumerevoli bambini amando la propria professione. Proprio in un momento difficile per il suo lavoro (si sta per chiudere il reparto maternità) ricompare dal passato una donna che l’aveva fatta soffrire quando era giovane. Si tratta di Béatrice, colei per cui suo padre aveva lasciato la famiglia. Béatrice è malata e ha bisogno di aiuto anche se non ha perso del tutto la vitalità di un tempo. Claire, che ha anche un figlio ormai grande e anche lui in una fase di svolta della propria vita, deve decidere cosa fare.

Due donne al bivio delle proprie vite.

Claire è un’ostetrica con un talento naturale nel mettere al mondo i bimbi, appassionata sul lavoro e rigorosa nella vita, madre di un figlio, studente in medicina, appena andato a stare per conto suo. Un giorno riceve una strana telefonata. Una voce riemerge dal passato: Béatrice, l’eccentrica e frivola amante del suo compianto padre, vuole rivederla, trent’anni dopo essere scomparsa nel nulla. Agli antipodi in tutti i sensi, la coscienziosa e misurata Claire e lo spirito libero Béatrice impareranno pian piano ad accettarsi…

C’è un dialogo, in Quello che so di lei, che spiega il senso profondo del film di Martin Provost. Ed è quello in cui Claire, dopo la chiusura della clinica in cui ha esercitato fino a quel momento la sua professione, proponendosi ad un ospedale moderno e iperefficiente viene informata che il termine sage femme (“ostetrica” in francese) sarà rimpiazzato dal più asettico “tecnico delle nascite”. Una sfumatura etimologica apparentemente senza importanza, ma che in Quello che so di lei (il cui titolo originale è appunto Sage femme) rivela non solo il profilo caratteriale della levatrice, ma anche le intenzioni socio-filosofiche del film: il “dietrofront” della donna, che non è disposta ad accettare che un piccolo reparto maternità chiuda i battenti per lasciare il posto a una “fabbrica di neonati” in cui la logica del profitto intende sostituire il fattore umano, è infatti esplicativo dello spirito che illumina la pellicola di Provost, attenta alle fragili imperfezioni della vita e non alle granitiche certezze dell’esistenza.

L’eccellente interpretazione di Catherine Frot imprime a Claire il tratto di una donna dai modi gentili ma auto-isolata nella sua condotta, ancorata a principi e valori ai quali si rifiuta di abdicare, indossando il camicie rosa tra le partorienti così come stretta nel suo impermeabile beige tra le vie della città. Quello che so di lei è innanzitutto un omaggio in immagini a tutte quelle donne che lavorano nell’anonimato, dedicando il loro impegno agli altri senza aspettarsi nulla in cambio. E al contempo, portando Claire a farsi “contagiare” sempre più dall’amara leggerezza della ex compagna del padre, Béatrice (un’intensa Catherine Deneuve), il film di Provost si fa testimonianza coinvolgente di come si possa (e si debba) ritrovare il senso di sé accettando inadeguatezze e irrequietezze, modificando il proprio approccio verso gli altri.

Sofferto e intimamente doloroso, ma pervaso da tracce di sottile ironia, osservato interamente da una prospettiva femminile e attraversato da un’ombra che arriva a farsi luce, Quello che so di lei è tutto giocato sulla coniugazione degli opposti, su un’impalcatura narrativa fondata su antinomie dichiarate: il rimbalzo continuo tra l’inizio dell’avventura terrena (i neonati appena partoriti) e la sua prossima fine (la malattia di Béatrice), la necessità, per le due donne, di colmare un vuoto nelle reciproche vite (Claire ritrovando in Béatrice una seconda madre, Béatrice identificando in Claire la figlia che non ha mai avuto). Così, seppure sfiorato dalla morte, il film di Provost pulsa di vita piena. In un’ideale trasmissione generazionale di saperi e piaceri. E in un’adesione alla caducità delle cose umane che si fa compassione per chi è senza difese.

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Venerdì 27/10 | Ore 21:00
Sabato 28/10 | Ore 21:00
Domenica 29/10 | Ore 16:00 e 18:00

MONSTER FAMILY

Emma crede di telefonare a un negozio di costumi, ma ha sbagliato numero e si ritrova a parlare con Dracula, che rimane ammaliato dalla sua voce. Per conquistarla decide di servirsi della strega Baba Yaga e fare in modo che trasformi Emma in una vampira. La donna, insieme al marito e ai due figli, viene colpita dalla magia della strega dopo una festa in maschera, ma anche la sua famiglia è trasformata insieme a lei: il padre in un mostro di Frankenstein, la figlia in una mummia e il figlio in un uomo-lupo. Mentre cercano di obbligare la strega a cancellare la maledizione, con l’aiuto di una collega di Emma figlia dei fiori, Dracula usa tutti i suoi poteri per corteggiare la donna, fino a portarla nel suo castello.

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MARTEDI’ d’ESSAI 24/10/2017 ore 21,00 biglietto unico 4€

FORTUNATA

Il film FORTUNATA tratto da un romanzo di Margharet Mazzantini.

Se la forza interiore non basta.

Non va tutto a posto.
Nemmeno se capisci che hai una forza interiore che può farti saltare gli ostacoli.
Che può impedirti di sputare contro a quanto e quanti incontri di traverso.

E’ il sentimento con cui devono fare i conti la piccola Barbara e la sua giovane madre Fortunata.
Donne sempre di fretta, anche la più piccola, perché la vita non rilascia un buon profumo. E allora meglio tirare dritto che chissà mai che la puzza rimanga alle spalle. Ancora uomini difficili sul grande schermo, non pronti per amare, educare, stare al mondo. Disturbati in tanti modi da storie famigliari che lasciano tracce indelebili.

Qualcosa accade: la vita attrae Patrizio, il terapeuta travestito da messiapronto a mandare a quel paese ogni codice deontologico. E’ la dea bendata di Fortunata? E’ l’appiglio per convertire in bellezza il dramma di una vita?

Soltanto un attimo di felicità che non può mettere a posto una vita intera.Patrizio non ha abbastanza amore per stare al suo posto, per restare quando sarebbe facile andarsene come fece suo padre.

No, non va tutto a posto. Quasi mai.

Soltanto bisogna stare attenti a non scivolare più sotto di prima e nell’inseguire una rinascita può pure capitare. Fortunata, l’opera Castellitto-Mazzantini, avrà tanti difetti (una scrittura, ad esempio, fin troppo abitata dalla psicologia), ma ha anche il pregio di sfiorare, con una dolce rabbia, il carnale disincanto che dilaga in alcune esistenze più provate di altre.

In quegli attimi, lì nel buio della sala, la nostra vita va tutta a posto.
Dura poco ma il cinema ancora una volta ci salva.