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ATTENZIONE!

Per problematiche non legate al Cinema San Lorenzo, ma alla casa di produzione del cartone animato, non ci sarà possibile proiettare “Ferdinand” questo pomeriggio!

Per cui alle ore 16:00 la proiezione sarà sostituita con il film “Come un gatto in tangenziale“.

Ci scusiamo per il disagio!

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Martedì 16/01 | Ore 21:00

Ricomincia la rassegna dei Martedì d’essai con:

THE CIRCLE

Genere thriller. Diretto da James Ponsoldt, con Emma Watson e Tom Hanks. Durata 110 minuti. Distribuito da Good Films e Adler Entertainment.

The Circle è un thriller moderno, ambientato in un futuro non distante, in cui la privacy è punita dalla legge e le persone devono costantemente chiedersi quale prezzo siano pronte a pagare per ottenere la conoscenza. Basato sul bestseller internazionale “Il Cerchio” di Dave Eggers, The Circle è un emozionante thriller psicologico, interpretato da Tom Hanks, Emma Watson, John Boyega e Karen Gillan. Appena fa il suo ingresso nella più grande azienda di tecnologia e social media del mondo, The Circle, Mae (Emma Watson) è incoraggiata dal Fondatore della società Eamon Bailey (Tom Hanks) a rinunciare alla propria privacy e a vivere la sua vita in un regime di trasparenza assoluta. Ma nessuno è veramente al sicuro quando tutti hanno la possibilità di guardare.

Il fascino inumano di The circle.

Il segreto è una bugia.

Sapere è bene.

Sapere tutto è meglio.

E’ la poesia dell’odierno che The circle, il cloud che si ruba tutto di noi, vorrebbe rendere il credo delle nostre giornate.

Eppure il segreto – e lo racconta bene Massimo Recalcati ne “Il segreto del figlio – è la cifra del nostro stare al mondo. La differenza che impedisce ai nostri genitori di mangiarci, che li obbliga a fare i conti con la diversità di chi viene al mondo. Il segreto è identità nutre la nostra rivoluzione interiore, è pudore che alimenta la nostra vita spirituale.

“Il padre tuo, che vede nel segreto” dice il Vangelo di Matteo. Abbiamo bisogno di avere segreti, perché mentire (risalendo all’etimologia) significa inventare altri mondi a cui altrimenti non daremmo spazio. Il nostro universo simbolico si squaglia quando il segreto viene venduto ai mercanti del tempio.

Il segreto è sentire per riuscire a custodire. Il senso. La bellezza. Il dolore.
Anche lo sguardo ha bisogno quindi di cessare. E Mae, la protagonista, lo sa: fa esperienza brutalmente che troppa trasparenza toglie solidità alla vita che duramente avevamo attraversato fin qua. La vera bugia sono gli impostori, ma quelli c’è ancor prima di The Circle.

Film imperfetto, dichiariamolo in coda. Incapace di approfondire, prima di tutto nella scrittura, le svolte di dolore che la trama sceglie di mettere in campo. Il film ha d’altronde lo stesso problema che denuncia:  The circle, come l’omonima azienda, elude la sofferenza che rimane invece una delle vie preferenziali e democratiche da cui apprendere l’arte del vivere.

Il senso di sé nell’epoca della condivisione globale

Figlia unica di una modesta famiglia, con il padre affetto da sclerosi multipla, la giovane Mae Holland lavora in un call center, rassegnata alla precarietà e all’invisibilità sociale. La sua amica Annie, però, riesce ad assicurarle un colloquio con l’azienda per la quale lavora, The Circle, leader mondiale di tecnologia e social media, che conta miliardi di iscritti grazie a TruYou: un solo account, una sola identità, una sola password, un solo sistema di pagamento. Mae supera il colloquio, entrando in un universo parallelo che supera ogni sua immaginazione: un campus popolato da migliaia di giovani sotto la guida del carismatico fondatore dell’azienda, Eamon Bailey…

“Sapere è bene, ma sapere tutto è meglio”. E’ la frase, pronunciata dal guru di The Circle interpretato da Tom Hanks, che pone al centro del film di James Ponsoldt la questione cruciale della “trasparenza sociale”, della condivisione totale e dei benefici che potrebbero derivarne nel villaggio globale di Internet e dei social network.

Tratto dal romanzo omonimo di Dave Eggers, The Circlepartendo da evidenti suggestioni orwelliane, solleva interessanti implicazioni etiche, economiche e politiche, avvicinandosi tematicamente a versanti ben esplorati dal cinema recente: la dimensione privata resa palesemente pubblica, reinterpretata in un’ottica di spettacolarità mediatica (come in The Truman Show di Peter Weir); la sfera della privacy individuale violata da sofisticati sistemi informatici, manovrati da organismi di controllo deputati alla difesa collettiva e alla tutela della sovranità nazionale (come ben racconta Snowden di Oliver Stone); la genesi di un fenomeno planetario di coesione on line, prodotto da menti prodigiose e innovative (come in The Social Network di David Fincher); la necessità di un “monitoraggio preventivo” della vita quotidiana dei cittadini, in nome di un’attività anticrimine che punti ad azzerare o perlomeno a prevenire i reati (il tema di fondo di Minority Report di Steven Spielberg).

Il problema di The Circle, però, sul piano degli esiti strettamente cinematografici, è di risultare molto meno incisivo dei modelli a cui si ispira: incrociando senza troppe sfumature idealismo puro e ambizione sfrenata, schegge di onniscienza high tech e candide ingenuità relazionali, il film di Ponsoldt, riversando riflessioni delicatissime nel sensazionalismo tecnologico (una microcamera attivata h24 per il live streaming, i continui rinvii visivi, sullo schermo, di like e retweet), fatica ad andare oltre la stessa superficie digitale che mette in campo, appiattendo e semplificando, anche con svolte narrative frettolose, quella intrigante complessità di cui si nutre.

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Domenica 14/01 | Ore 16:00

FERDINAND

Genere: animazione, avventura, commedia, family, fantasy. Diretto da Carlos Saldanha, con John Cena e Kate McKinnon. Durata 106 minuti. Distribuito da 20th Century Fox.

La storia del film Ferdinand è quella del toro del titolo. Il toro Ferdinando ha l’aspetto del feroce toro da corrida: esemplare robusto, dal manto nero e lucente ma con un temperamento tutt’altro che irascibile, un toro che, a differenza di tutti gli altri suoi amici, e a dispetto della sua stazza e della sua forza, non ha alcun interesse nel dimostrare di essere potente e feroce né di diventare un temuto toro da corrida che terrorizzi i toreri. Al contrario, aspira solo a una vita tranquilla. Quando Ferdinand dilata le narici e smuove il terreno con gli zoccoli, la gente corre per sfuggire alla sua carica, ma lui annusa le margherite di prato, sua grande passione, o si stiracchia all’ombra degli alberi. E quando passeggia per i villaggi assolati della Spagna, gli abitanti sbarrano le porte e gridano al toro, ma lui prosegue e fa amicizia con una bimba adorabile e sveglia. Molto sveglia, molto più degli adulti che strappano Ferdinand alla sua vita tra i prati e lo costringono a scalciare, sbuffare e prendere a testate i mantelli dei toreri nelle arene. Per fortuna i nuovi amici della fattoria elaborano un piano a prova di capra (non si offenda la capra Lupe) che gli permetterà di tornare a casa. Servono stazza e zampe forti come le sue, e una buona dose di teatralità.

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Venerdì 12/01 | Ore 21:00
Sabato 13/01 | Ore 21:00
Domenica 14/01 | Ore 21:00

COME UN GATTO IN TANGENZIALE

Genere: commedia. Diretto da Riccardo Milani, con Paola Cortellesi e Antonio Albanese. Durata 98 minuti. Distribuito da Vision Distribution.

Come un gatto in Tangenziale, il nuovo film di Riccardo Milani, vede di nuovo riunita la coppia Antonio Albanese e Paolo Cortellesi.
Giovanni, la teoria. Intellettuale impegnato e profeta dell’integrazione sociale vive nel centro storico di Roma. Monica, la pratica. Ex cassiera del supermercato, con l’integrazione ha a che fare tutti i giorni nella periferia dove vive. Non si sarebbero mai incontrati se i loro figli non avessero deciso di fidanzarsi.
Sono le persone più diverse sulla faccia della terra, ma hanno un obiettivo in comune: la storia tra i loro figli deve finire. I due cominciano a frequentarsi e a entrare l’uno nel mondo dell’altro. Giovanni, abituato ai film nei cinema d’essai, si ritroverà a seguire sua figlia in una caotica multisala di periferia; Monica, abituata a passare le sue vacanze a Coccia di Morto, finirà nella scicchissima Capalbio. Ma all’improvviso qualcosa tra loro cambia.
Monica e Giovanni, entrambi vittime di spietati pregiudizi sulla classe sociale dell’altro, sono le persone più diverse sulla faccia della terra, ma hanno un obiettivo in comune: la storia tra i loro figli deve finire. Per portare a termine il comune proposito, i due cominciano, loro malgrado, a frequentarsi e a entrare l’uno nel mondo dell’altro: Giovanni, abituato ai film impegnati nei cinema d’essai, si ritroverà a seguire sua figlia in una caotica multisala di periferia, tra ragazzini urlanti, spintoni e cestini di pop corn che rotolano per terra, Monica, invece, da sempre abituata a passare le sue vacanze a Coccia di Morto, tra distese di corpi stipati come sardine e aerei che scaricano carburante sopra la testa, si ritroverà nella scicchissima riserva naturale di Capalbio, tra intellettuali, vip e improbabili conversazioni sull’arte contemporanea. Finché improvvisamente qualcosa tra di loro cambia. Entrambi capiscono di non poter fare a meno uno dell’altra anche se forse la loro storia durerà come “un gatto in tangenziale”.

Le differenze sociali di un Paese spaccato in due

Giovanni vive in un elegante appartamento nel centro storico di Roma e lavora per un think tank che, in ambito europeo, si propone di riqualificare le periferie italiane. La sua ex moglie Luce coltiva lavanda in Provenza. Entrambi, come genitori, hanno educato la figlia tredicenne Agnese ai nobili princìpi dell’integrazione sociale. Ma quando la stessa Agnese rivela al padre la sua cotta per Alessio, un quattordicenne della borgata Bastogi nota per il suo degrado, Giovanni, sconcertato, segue la ragazzina fino alla casa dove Alessio abita con la mamma Monica e le due zie Pamela e Sue Ellen…

 

Dopo la fruttuosa esperienza sul set di Mamma o papà? Paola Cortellesi e Antonio Albanese tornano a fare coppia nel nuovo film dello stesso regista di allora, Riccardo Milani, affrontando in forma di commedia alcuni tra i temi cruciali della società contemporanea: il problematico rapporto metropolitano tra il centro e la periferia, le contraddizioni di una certa intellighenzia che predica bene e razzola male, la sfiducia preventiva che le fasce meno abbienti della popolazione nutrono verso coloro che dovrebbero aiutarle a vivere meglio e con maggiore consapevolezza.

Partendo da queste premesse, Come un gatto in tangenziale punta alla radiografia di un presente che, per guardare con più speranza al futuro, deve accettare di cambiare prospettiva e metodo, uscendo da una confortevole “zona protetta” per andare incontro all’”altro”. Un messaggio condivisibile e rassicurante, che il film di Milani persegue però con uno sviluppo narrativo altrettanto piatto e lineare: perfettamente riconoscibili, da parte del pubblico, nelle loro caratterizzazioni comiche, l’esperto di problemi complessi che tiene relazioni sul disagio delle periferie al Parlamento europeo e l’ex cassiera di supermercato che lavora saltuariamente in una mensa per anziani non deviano di un millimetro, nelle interpretazioni funzionali di Antonio Albanese e Paola Cortellesi, al compito richiesto loro dalla sceneggiatura.

I loro mondi opposti, fin dall’inizio del film destinati a scontrarsi e poi a incontrarsi, vengono sintetizzati nelle forme più immediate e nette, senza sfumature, spigoli o retrogusti: da una parte la proiezione di un film armeno in un cinema d’essai avvolta in un silenzio sacrale, dall’altra la visione di una pellicola ultrapopolare in una multisala sommersa dal vociare dei ragazzini e dai cestini di pop corn; da un lato le vacanze estive trascorse a Capalbio, tra intellettuali, vip e improbabili conversazioni sull’arte contemporanea, dall’altro la spiaggia chiassosa di Coccia di Morto, tra distese di corpi stipati come sardine. Dall’incrocio tra il contegno benpensante di Giovanni e la carica combattiva di Monica nascono sorrisi che, talvolta, sfociano in aperte risate. Ma il film di Milani (in passato aiuto-regista di Monicelli), nonostante le lodevoli intenzioni, resta una commedia innocua e di un semplicismo disarmante, ben lontana dalla satira sociale vivida e graffiante del nostro miglior cinema.

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Lunedì 01/01 | Ore 18:00
Martedì 02/01 | Ore 16:00
Mercoledì 03/01 | Ore 21:00
Giovedì 04/01 | Ore 21:00
Venerdì 05/01 | Ore 21:00
Sabato 06/01 | Ore 16:00 e 21:00
Domenica 07/01 | Ore 18:00

COCO

Attenzione!   MARTEDI’ 02/01 Ore 21:00   ci sarà l’ultima proiezione di WONDER!

Genere: animazione, avventura, commedia, family, fantasy, musicale – Diretto da Adrian Molina, Lee Unkrich, con Mara Maionchi e Valentina Lodovini. – Durata: 109 minuti. – Distribuito da Walt Disney Pictures Italia.

Coco ci porta in un variopinto villaggio messicano, animato dai preparativi per il Dìa de Muertos e dalla musica delle orchestrine che inonda le strade. Il dodicenne Miguel (Anthony Gonzalez nella versione originale) vorrebbe immergersi nei festeggiamenti strimpellando la sua chitarra sconquassata, ma sulla famiglia Rivera aleggia una maledizione che impedisce ai componenti di imbracciare strumenti musicali. Il divieto, imposto decenni prima dalla bisnonna Imelda, non riesce a tenere Miguel lontano da corde e arpeggi. Né lo frena dal venerare e imitare le melodie del suo cantante preferito, il leggendario Ernesto de la Cruz. Destinato a raccogliere l’eredità familiare ed entrare nel business delle calzature, il ragazzino preferirebbe incorrere nell’ira degli antenati piuttosto che incollare suole e lucidare scarpe per la vita. Così, nel giorno della festa che celebra i defunti, trafuga la chitarra magica appartenuta al suo idolo e finisce in una dimensione tanto fiabesca quanto misteriosa. Il mondo dei morti appare come una gigantesca metropoli verticale: collegata da tram, regolata da uffici e sportelli, e popolata da arzilli scheletri luccicanti. Miguel lo visiterà con la guida dell’affascinante spirito Hector (Gael García Bernal), alla scoperta del segreto che si cela dietro alla sua famiglia.

Recensione FilmCronache:

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Mercoledí 27/12 | Ore 21:00
Giovedì 28/12 | Ore 21:00
Venerdì 29/12 | Ore 21:00
Sabato 30/12 | Ore 21:00
Domenica 31/12 | Ore 16:00
Martedì 02/01 | Ore 21:00

WONDER

Attenzione! MARTEDI’ 02/01 Ore 21:00 ci sarà l’ultima proiezione di WONDER!

Genere drammatico, diretto da Stephen Chbosky, con Julia Roberts e Owen Wilson. Durata 113 minuti. Distribuito da 01 Distribution.

L’omonimo libro bestseller di R.J. Palacio in poco tempo è diventato un caso letterario in tutto il mondo, un esempio concreto e cartaceo dell’assunto “mai giudicare un libro dalla copertina”, né un bambino dal suo aspetto. L’adattamento cinematografico di Wonder vede il giovanissimo Jacob Tremblay (Room) nel ruolo del protagonista August “Auggie” Pullman, bambino affetto dalla Sindrome di Treacher Collins (malattia congenita dello sviluppo craniofacciale) in procinto di frequentare la quinta elementare in una scuola pubblica locale. Costretto precedentemente a studiare a casa a causa dei numerosi interventi chirurgici al viso, è la prima volta che August si unisce a una classe di coetanei, mangia alla mensa della scuola o parte in campeggio coi compagni. Nonostante le preoccupazioni di mamma Isabel (Julia Roberts) e papà Nate (Owen Wilson) sostiene gli sguardi curiosi e diffidenti degli studenti con fierezza e dignità, facendo il suo ingresso nella scuola pubblica come un supereroe, o piuttosto come un astronauta deciso a piantare la sua bandiera in un mondo distante e inesplorato. Mentre la famiglia, i nuovi compagni di classe e tutti quelli intorno a lui si sforzano per accettarlo, lo straordinario viaggio di Auggie li unirà tutti dimostrando che non puoi omologarti quando sei nato per distinguerti.
Dopo un anno, fatto di momenti difficili, divertenti e bellissimi, Auggie e tutti quelli intorno a lui, si ritrovano cambiati dalle cose che più contano: l’amicizia, il coraggio e la scelta quotidiana di essere gentili verso chiunque incontri sul tuo cammino. La storia di un bambino di 10 anni nato con una deformazione facciale, diventa uno sguardo allargato su cosa significa essere umani.

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Sabato 23/12 | Ore 21:00
Domenica 24/12 | Ore 16:00
Martedì 26/12 | Ore 16:00 e 21:00

Questo weekend e a Santo Stefano ancora in compagnia delle STAR WARS!
Vi aspettiamo numerosi e vi auguriamo un Buon Santo Natale GALATTICO!!!

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Giovedì 21/12 | Ore 21:00

SCACCO MATTO

Lo spettacolo di NATALE di Arte in Movimento!
Vendita dei biglietti presso via Susa 7 dalle 15-18!
Per i soci tesserati che non partecipano al saggio ma che vogliono venire a vederlo, il biglietto è GRATUITO !!!

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Venerdì 22/12 | Ore 21:00 – INGRESSO LIBERO

AND S.O.H. THIS IS CHRISTMAS

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Venerdì 15/12 | Ore 21:00
Sabato 16/12 | Ore 18:00
Domenica 17/12 | Ore 16:00 e 21:00
Sabato 23/12 | Ore 21:00
Domenica 24/12 | Ore 16:00
Martedì 26/12 | Ore 16:00 e 21:00

STAR WARS – GLI ULTIMI JEDI

Genere: fantascienza, avventura, azione | Diretto da: Rian Johnson, Mark Hamill, Carrie Fisher | Durata 152 minuti

ATTENZIONE, SPETTACOLO DI SABATO 16/12 ANTICIPATO ALLE ORE 18:00!!!

Dopo aver mosso i primi passi in Il Risveglio della Forza, la coraggiosa Rey (Daisy Ridley) prende in mano le redini del suo destino nel secondo capitolo della nuova trilogia ambientata trent’anni dopo Il Ritorno dello Jedi, Star Wars: Gli ultimi Jedi.
La Forza scorre nella giovane mercante di rottami, ma ha bisogno di un maestro che le insegni a controllarla. Rivelata la mappa che traccia la rotta per il nascondiglio segreto di Luke Skywalker (Mark Hamill), la ragazza attraversa l’universo fino al pianeta sperduto dove il cavaliere jedi si è ritirato in esilio volontario. Si inerpica lungo sentieri impervi, perlustra gli angoli più selvaggi dell’isola per incrociare lo sguardo del leggendario guerriero che ha combattuto e sconfitto l’Impero, e porgergli la vecchia spada laser appartenuta alla sua famiglia. Il gesto significativo riprende ed eguaglia il passaggio di testimone avvenuto nel corso della saga, nella quale l’allievo assume infine il ruolo di mentore. Intuitiva e tenace, Rey è la capofila delle nuove leve Jedi, pronta a contrastare le forze del sinistro Primo Ordine, in aiuto della Resistenza. Accanto a lei ritornano l’ex assaltatore Finn (John Boyega), il pilota di X-wing Poe Dameron (Oscar Isaac), l’occhialuta aliena Maz Kanata (Lupita Nyong’o tramite performance capture) e il Generale Leia Organa (nell’ultima interpretazione di Carrie Fisher). Tra i servitori del Lato Oscuro, con il volto sfregiato dall’ultimo scontro con Rey, ritroviamo Kylo Ren (Adam Driver), influenzato dalla misteriosa figura del Leader Supremo Snoke (Andy Serkis tramite performance capture).
Diretto dal fan della trilogia originale, Rian Johnson, nell’Episodio VIII J.J. Abrams torna in veste di produttore esecutivo.

Una lettura pastorale di The last Jedi

“Dove è abbondato il peccato, ha sovrabbondato la Grazia” (Rm 5,20), così scriveva San Paolo ai romani comunicando la novità strabiliante del Vangelo di Gesù. Notte e giorno, buio e luce, peccato e Grazia, la vita del cristiano non è quella di un perfezionista che non sbaglia mai; paradossalmente è proprio nel lato oscuro di una vita che gioca al ribasso, votata al compromesso e non libera, che si manifesta la strada della pienezza in Cristo Gesù. Questa è la condizione di noi tutti.

“L’oscurità cresce e la luce con essa”, da quale pulpito! E’ proprio il male incarnato, il signore dell’oscurità, il leader supremo Snoke, il più cruento villain della saga di Star Wars a comunicare inconsapevolmente, che il male non è mai l’ultima parola. Anche il più recente episodio, The Last Jedi, si presenta come qualcosa di più che un film da citazioni per nerd, anzi, come tutta la saga, ci fa riflettere sulla vita e il senso ultimo del nostro esistere.

A volte, infatti, basta lasciarsi andare alla visione di un film che ci appassioni per aprire il vaso di Pandora di mille domande che ci interrogano, anche se siamo felici o almeno diciamo di esserlo. La sete di vita, la sete di Dio che ci contraddistingue come suoi figli, ci fa commuovere di fronte a una scena che parla di eternità, probabilmente perché quell’eternità è anche casa nostra. Cosa ci facciamo su questo pianeta? Perché abbiamo questo corpo e non un altro? E così le domande corrono veloci, coinvolgendo affetti, relazioni, passioni e aspettative. Luke Skywalker, finalmente rintracciato da un’entusiasta Rey, pone la stessa domanda alla ragazza, la quale, imbarazzata e commossa per una richiesta che spesso ha risuonato dentro di lei, confessa “sono qui per qualcosa che c’è sempre stato e mi fa paura”. Dio convive con tutto questo, con le cose più intime che magari non raccontiamo a nessuno, ci conosce nel segreto di tutto il bello e il brutto che ci appartiene. Non si vergogna di noi e non ci accusa, ma vuole che di tutto questo non facciamo un terreno sterile. Come possiamo d’altronde tenere per noi il bene che abbiamo ricevuto, i doni, i talenti, le passioni e infine la Grazia che ogni giorno accogliamo? Se veramente le domande bruciano nel cuore, allora è arrivato il momento di cercare qualcuno che ci mostri il nostro posto. Rey è l’icona della ricerca della verità: corre, si arrampica, scala e grida per invocare un aiuto da Luke, l’unico che poteva risolvere la domanda che le bruciava dentro, cioè come vivere in pienezza per non cadere nelle trame della tenebra.

Questa scalata verso la verità non esime nessuno dalla fatica, d’altro canto è molto più facile e confortevole vivere senza un ideale, credere che la vita sia una semplice successione di istanti senza senso. Chi ha visto il film si sarà senz’altro stupito dell’innesto del curioso hacker balbuziente DJ, interpretato da Benicio del Toro che, con un’occupazione che di certo non brilla per iniziativa, invita a vivere una libertà falsa, una menzogna: “vivi libero, non schierarti!”. La libertà è invece prendere parte, schierarsi, metterci la faccia e correre per far emergere le proprie domande. Significa cioè desumere dagli insegnamenti di Luke che “nessuno è mai davvero perduto”, a patto di realizzare che non siamo noi a darci la felicità, essa è una vocazione donata, è chiamata alla libertà. E’, in ultima analisi, accettare e vivere quella Grazia di vita che riceviamo con predilezione. Gesù nel Vangelo dice “Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi” (Gv 15,16), d’altronde quale libertà cercheremmo al di qua delle nostre aspirazioni? Siamo chiamati a una vocazione alta, che parla dentro di noi, ma non siamo noi a parlare.

La Forza dell’universo Star Wars è la Grazia dei figli di Dio, l’azione dello Spirito dentro ogni uomo “che intercede per noi con gemiti inesprimibili”(Rm 8,26), è lo Spirito a portare la vita e a renderci testimoni di Gesù. “Avrete Forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra” (At 1,8), il Signore ci invita a seguirlo con tutto noi stessi, senza risparmiarci, consapevoli che non siamo soli. La stessa Rey ha bisogno dell’aiuto di Luke per vedere dentro di sé la vera natura della Forza, che non è coercitiva, non impone rigidi dettami, ma solo a uno sguardo finalmente profondo si rivela come “equilibrio e vita”. Vivere nella Forza dello Spirito è dunque la vocazione di ogni cristiano, per guardare con sincerità alla propria vita e anche al proprio passato che può essere ferito da peccati altrui, macchiato dal lato oscuro di scelte sbagliate. Tuttavia Colui che è venuto per i peccatori ci viene a incontrare proprio in questo fondo oscuro dove invece il tentatore, come Kylo Ren, invita Rey a distruggere il suo passato per diventare ciò che vuole. “Tu vieni da niente, sei niente!”, bella tentazione! Davvero acuta, effettivamente cosa potrebbe guastare maggiormente una così alta speranza che abbiamo per essere figli di Dio, se non la negazione della nostra trascendenza? Viviamo dunque da figli di Dio quali siamo! Kylo Ren è esattamente la personificazione di questo rifiuto della Grazia. Non un cattivo deciso, spietato, il classico villain, ma al contrario: un indeciso, un ignavo, incapace di prendere parte, di schierarsi. E infatti il lato oscuro prende parte al suo posto, lo indirizza, lo giudica (“Sei solo un ragazzino con una maschera!”), e infine lo governa. La forza della vocazione cristiana, che è vocazione alla santità e alla vita, è quindi dentro di noi, è una proposta che attende solo la nostra fiducia oltre ogni caduta o debolezza. Sarà l’apparizione chiave del mitico maestro Yoda a incoraggiarci su questo – “il più grande maestro, il fallimento è!” – ovvero come direbbe ancora Paolo “quando sono debole allora sono forte” (2Cor 12,10) grazie a Gesù che ha già vinto per noi la morte, la disperazione, il vuoto, la depressione, l’oscurità.

Cos’è dunque la fede? E’ accettare questa proposta di salvezza in libertà e fiducia, è gettare le armi con cui ci siamo difesi da sempre, è comunicare a chi ci è accanto il senso più profondo della vita. Allora la conversione, la testimonianza, la fede, tematiche che, in un’ottica cristiana, ritroviamo in questo episodio come in tutta la saga di Star Wars, sono chiamate a rapporto in quella che forse è la scena più significativa del film. Mentre Kylo Ren si lascia possedere dal lato oscuro, e continua a usare la Forza per costringere ed opprimere gli altri, Rey con la stessa Forza, solleva le pietre di un tumulo di morte per liberare i suoi amici. Il tutto è rappresentato in un’affascinante simbologia pasquale in cui Cristo, Colui che ha vinto la morte e ci dona la Forza, continua a risorgere in ogni nostro gesto di sacrificio, di amore e di fraternità.

L’Ep. VIII della saga creata da Lucas sancisce un punto a capo

Dopo la morte di Han Solo, la principessa Leia continua a comandare la lotta della Resistenza contro l’Impero e la giovane Rey vola sull’isola ove Luke Skywalker si è rifugiato in totale isolamento. Nel frattempo Kylo Ren – Ben Solo mostra i suoi sentimenti contraddittori verso la Forza Oscura e quella Buona verso le quali è incoraggiato rispettivamente dal grande imperatore e dal proprio DNA, quello appunto di Leia e di Han Solo. Sul fronte dei ribelli, infine, Finn e Rose Tico (nuovo personaggio) vanno alla ricerca di “apricodici” nell’attesa di uno scontro finale ove tutti i personaggi si incontreranno in uno scenario esplosivamente epico. 

In una galassia lontana lontana.. L’incipit come garanzia di appartenenza non mente: così l’VIII episodio – il secondo della trilogia sequel – di Star Wars definisce ancora una volta ed inequivocabilmente la propria aderenza partecipativa alla saga più iconica del cinema di fantascienza, e lo fa con la non facile rinuncia a delle scelte che oggi apparirebbero più cool se non attuali. L’impressione offerta dalla visone de Gli ultimi Jedi è difatti essenzialmente quella di un’opera volutamente artigianale, quasi “grezza” fra rughe e difetti, beffando opzioni di esaltazione tecnica audiovisiva altrimenti assicurate. Questo non significa che la tecnologia utilizzata (peraltro in 3D) non sia di estrema avanguardia ma semplicemente che sia funzionale a una resa quasi antica. Partendo da questo assunto squisitamente estetico si erge l’edificio etico della creatura di George Lucas, saga intimamente famigliar-romantica posizionata nell’outer space & outer time. 

Al timone di questa “terra di mezzo” fra il primo film della trilogia diretto da J. J. Abrahams e il gran finale (forse) dell’intero franchise è Rian Johnson, un autore indie e spurio (è anche musicista)  ed è probabile sia stato designato per continuare la vivacità narrativa e drammaturgica impostate dal più blasonato collega. Il problema è che Johnson, che de Gli ultimi Jedi è anche sceneggiatore, sembra qui travolto da una regia timorosa, quasi reverenziale rispetto ai magistrali predecessori, Lucas in primis. Il risultato è un’opera che alterna buone se non ottime trovate a momenti anonimi, quasi bidimensionali in termini sia di scrittura che di psicologia dei personaggi. Se gli animaletti assai Disney-style dilettano lo spettatore, i character (specie i giovani, destinati ad assumere il ruolo di reali e unici protagonisti nel prossimo episodio) mantengono una severa seriosi laddove spesso sarebbe evitabile, con pochi e appannaggio solo di alcuni, acuti d’ironia. Detto questo, la battuta facile non manca in Ep. VIII ma poche tracce lascia nella memoria dello spettatore, certamente più raccolto attorno ai grandi “vecchi” Luke Skywalker/Mark Hamill e soprattutto alla compianta Carrie Fisher nella sua ultima apparizione sul grande schermo nei panni dell’indimenticabile principessa Leia.

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