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IL VERDETTO
– VENERDI’ 23/11 | ORE 21:15
– SABATO 24/11 | ORE 21:15
– DOMENICA 25/11 | ORE 20:30

Il Verdetto – The Children Act è un film di genere drammatico, diretto da Richard Eyre, con Emma Thompson e Stanley Tucci. Durata 105 minuti. Distribuito da BIM.

Il Verdetto – The Children Act, il film è tratto dal romanzo di Ian McEwan e diretto da Richard Eyre.
Mentre il suo matrimonio con Jack (Stanley Tucci)  vacilla, l’eminente giudice dell’Alta Corte britannica Fiona Maye (Emma Thompson) è chiamata a prendere una decisione cruciale nell’esercizio della sua funzione: deve obbligare Adam (Fionn Whitehead), un giovane adolescente, a sottoporsi a una trasfusione di sangue che potrebbe salvargli la vita?
In deroga all’ortodossia dell’etica professionale, Fiona sceglie di andare a far visita ad Adam in ospedale. Quell’incontro avrà un profondo impatto su entrambi, suscitando nuove e potenti emozioni nel ragazzo e sentimenti rimasti a lungo sepolti nella donna.

https://www.comingsoon.it/film/il-verdetto-the-children-act/54528/scheda/

Quando finisce la giustizia e inizia la coscienza

Il 17enne Adam Henry si ammala di leucemia fulminante e necessita una trasfusione di sangue immediata. La famiglia e il ragazzo vi si oppongono in quanto Testimoni di Geova, l’ospedale fa causa alla famiglia e la questione viene affidata alla competenza del giudice dell’Alta Corte Britannica Fiona Maye chiamata a decidere se obbligare o meno il ragazzo, in quanto minorenne, a sottoporsi al trattamento nonostante le resistenze famigliari. Per facilitarsi lo spinoso compito, la donna decide di visitare personalmente Adam in ospedale, cercando di conoscere e capire il giovane e le sue ragioni con più consapevolezza. 

Proteggere un ragazzo da se stesso e dalla sua religione. Ma quale giudice di qualunque tribunale può mai ergersi a “giudice della coscienza”? La domanda non prevede risposte come del resto non ne dà il dramma solido e  rigoroso dal veterano Richard Eyre, che ha (r)accolto con rispetto il romanzo e l’adattamento dal medesimo di Ian McEwan. Una trasposizione cinematografica di un tale racconto non poteva, infatti, sortire esito formalmente migliore, e non solo in quanto rivisitato dal suo stesso scrittore. Costruito sul dualismo fra la vita privata e quella pubblica di Fiona (una straordinaria Emma Thompson), il legal-existential drama pone al centro la crisi di coscienza della donna giudice quando si trova davanti a un caso di rara complessità e sensibilità. Tale è reso ancora più delicato nel momento in cui Fiona incontra Adam, scoprendone delle qualità inattese. Ed è questo incontro in ospedale, addolcito dalla condivisa passione per la musica, a sancire la cesura drammaturgica dell’opera che da legale diventa più esistenziale in un movimento che passa figurativamente dall’esterno  (la giustizia) all’interiorità (la coscienza); Il verdetto dunque non è solo “per” il giovane Adam bensì per la stessa Fiona che è costretta a tornare ab origine delle sue scelte come professionista, donna, essere umano. E’ evidente che McEwan, ancor prima di Eyre, abbia volutamente impresso sui protagonisti del suo “testo di formazione per adulti” una profonda simbologia spirituale, se non dichiaratamente biblica avendo dato al ragazzo il nome del primo uomo. Nel momento in cui egli perde il dio in cui crede (Geova) si trova smarrito in un limbo privo di identità e di fede, e tenta dunque di rintracciare nella figura della giudice il suo novello salvatore, il suo nuovo dio. Ma le conseguenze di questo disperato tentativo non tardano a mostrare i loro effetti. Eyre eredita la forza del testo originario in ogni sua dimensione mettendolo a punto una regia essenziale ma efficace.

 

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SERGIO & SERGEI
– Martedì 20/11 | Ore 21:15

Genere commedia. Diretto da Ernesto Daranas, con Tomás Cao e Héctor Noas. Durata 93 minuti. Distribuito da Officine UBU.

Il regista di Condotta, Ernesto Daranas, torna dietro la macchina da presa per Sergio e Sergei, la storia di un’amicizia surreale, che trae ispirazione dall’incredibile storia vera di Sergei Krikalev, un cosmonauta partito dall’Unione Sovietica nel 18 maggio del 1991 alla volta della stazione orbitante Mir, che ritornò sulla terra il 25 marzo del 1992 trovando un nuovo Paese e una nuova bandiera.

Al termine della Guerra Fredda e dopo il crollo dell’URSS, le vite di due uomini separati da chilometri di distanza si incrociano inaspettatamente. Sergei (Héctor Noas), l’ultimo cosmonauta sovietico, è bloccato sulla stazione spaziale MIR, lontano dal suo paese e dalla sua famiglia. Nello stesso momento, in una Cuba politicamente dissestata, Sergio (Tomás Cao), professore di filosofia marxista e radioamatore, cerca di sopravvivere alla crisi producendo clandestinamente sigari e rum insieme all’anziana madre, mentre aiuta l’amico americano Peter(Ron Perlman) a scoprire come i vari governi Americani hanno manipolato il programma spaziale Apollo per i propri fini propagandistici.
Per un fortunato scherzo del destino, un giorno Sergio si mette in contatto radio con la Mir, facendo immediatamente amicizia con Sergei. Quando quest’ultimo si trova costretto a dover intraprendere una passeggiata nello spazio, per tentare di riparare i danni causati dall’impatto di un meteorite, Sergio escogita insieme a Peter un piano per riportarlo sulla Terra. Purtroppo non sa che Ramiro, fervente investigatore comunista, lo sta tenendo d’occhio da diverso tempo…

https://www.comingsoon.it/film/sergio-e-sergei-il-professore-e-il-cosmonauta/54663/scheda/

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ZANNA BIANCA
– Sabato 17/11 | Ore 16:00
– Domenica 18/11 | Ore 16:00

Genere animazione, avventura. Diretto da Alexandre Espigares, con Toni Servillo. Durata 85 minuti. Distribuito da Adler Entertainment.

Zanna Bianca, il film diretto da Alexandre Espigares, vede protagonista un lupo con un quarto di sangue di cane. E’ una creatura fiera e coraggiosa, e per questo sarà vittima della crudeltà dell’uomo.
Dopo essere cresciuto nelle terre innevate, meravigliose ma ostili del Grande Nord, viene accolto da Castoro Grigio e la sua tribù di nativi americani. Qui viene protetto dalla tribù, ma dovrà farsi accettare dagli altri cani. Purtroppo Castoro Grigio sarà costretto a cedere Zanna Bianca ad un uomo crudele, che lo obbligherà a trasformarsi in un cane da combattimento. In fin di vita, sarà salvato da una coppia disponibile e amorevole, che con il suo amore insegnerà a Zanna Bianca a dominare il suo istinto selvaggio e a diventare il loro migliore amico. Una storia di redenzione descritta dal punto di vista dei cani e soprattutto sulla straordinaria forza dell’amore che li lega indissolubilmente all’uomo.

Dal capolavoro di Jack London tradotto in oltre 90 lingue. L’avventura che ha emozionato intere generazioni, per la prima volta in una straordinaria animazione anche in 3D.

https://www.comingsoon.it/film/zanna-bianca/54448/scheda/

Un classico del classico per ragazzi, e la firma di Jack London rivive “animata”

Dopo un’infanzia felice con mamma lupa nelle splendide foreste del selvaggio Nord, il cane lupo Zanna Bianca è adottato da Castoro Grigio e dalla sua tribù di nativi. Con l’inganno, però, il capo indiano è costretto a vendere l’animale a un criminale fino al definitivo salvataggio da parte di una coppia di brave persone che riescono a comprendere la docilità di Zanna Bianca ma anche il suo irrefrenabile richiamo per la nativa wilderness.

Tra i romanzi di formazione e per ragazzi par excellence della letteratura mondiale e in particolare americana, Zanna Bianca ha finalmente trovato la sua versione animata. A pensarci sono stati i francesi, affidando il progetto al lussemburghese Alexandre Espigares, già vincitore di un Oscar per il corto animato Mr Hublot del 2013. Alla base del progetto artistico vi è la tradizione transalpina del cartone animato squisitamente pittorico “contaminata” dalla patina pulita e rassicurante dei più classici fra i cartoon Disney dedicati agli animali, basti pensare a Bambi e a Il Re Leone. Se la bella e “distintiva” notizia risiede nella scelta di non far parlare da umano il noto cane lupo, per quanto riguarda lo sviluppo narrativo, drammaturgico e poetico dell’opera gli elementi di contiguità e continuità rispetto all’asse franco-americana sopra citata sono totali. Il capolavoro per l’infanzia e la pre adolescenza di Jack London è approcciato con la linearità e la fascinazione più adatte alla massima e miglior adesione da parte del suo pubblico, evitando ogni possibile distrazione. In tal senso mancano elementi di rottura con la tradizione che possono in qualche modo scollare questo percorso di meta-classicità voluto dai produttori. Nell’edizione italiana, inoltre, alla fine di far risuonare le parole eterne e universali di Jack London, i “silenzi” della v.o. sono stati “riempiti” dalla voce di Toni Servillo, prestato al ruolo di narratore over.  Le tematiche edificanti di cui il romanzo è portatore vengono dunque esaltate all’ennesima potenza, confluendo in un dispositivo cinematografico/didattico/educativo di indiscutibile consistenza.

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Ti presento Sofia
– Venerdì 16/11 | Ore 21:15
– Sabato 17/11 | Ore 21:15
– Domenica 18/11 | Ore 20:30

Genere commedia. Diretto da Guido Chiesa, con Fabio De Luigi e Micaela Ramazzotti. Durata 98 minuti. Distribuito da Medusa Film.

Ti presento Sofia, il film diretto da Guido Chiesa, vede protagonisti Gabriele(Fabio De Luigi), Mara (Micaela Ramazzotti) e la piccola Sofia (Caterina Sbaraglia).
Lui è un padre goffo e ossessivo, lei una donna tutta d’un pezzo che non vuole avere figli. La piccola, figlia di lui, cambierà il loro approccio alla vita e li costringerà ad andare oltre i propri limiti.

Gabriele, ex rocker, ora negoziante di strumenti musicali, divorziato, è un papà premuroso e concentrato esclusivamente sulla figlia di 10 anni.
Quando gli amici gli presentano nuove donne, lui non fa che parlare della figlia, azzerando ogni chance.
Un giorno, nella vita di Gabriele ripiomba Mara, un’amica che non vedeva da parecchi anni, che nel frattempo è diventata una dinamica e indipendente fotografa.
Al loro primo appuntamento, proprio sul più bello, Mara rivela a Gabriele che non solo non vuole avere figli, ma detesta i bambini. Travolto dalla passione, Gabriele nega l’esistenza di Sofia.
Da quel momento, le giornate di Gabriele sono un susseguirsi di assurde manovre per nascondere la presenza della figlia a Mara e viceversa, al punto da trasformare ogni volta il proprio appartamento in funzione di quale delle due andrà a trovarlo. Ovviamente, le bugie hanno le gambe corte e la messinscena di Gabriele avrà vita breve.

https://www.comingsoon.it/film/ti-presento-sofia/54534/scheda/

Quando i bambini sono più maturi degli adulti

Recensione FilmCronache

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TITO E GLI ALIENI
– Martedì 13/11 | Ore 21:15

Genere commedia, fantascienza. Diretto da Paola Randi, con Valerio Mastandrea e Clémence Poésy. Durata 92 minuti. Distribuito da Lucky Red.

Tito e gli alieni, il film diretto da Paola Randi, è una commedia che parla di un Professore (Valerio Mastandrea), per l’esattezza uno scienziato napoletano, che vive isolato dal mondo in una casa mobile nel deserto del Nevada, accanto all’Area 51. Mentre dovrebbe lavorare a un progetto segreto per il governo degli Stati Uniti, non fa altro che passare le sue giornate sul divano ad ascoltare il suono dello spazio.
Una vita piatta e monotona, segnata dalla morte della moglie, la cui voce spera ancora di captare. Il suo unico contatto con il mondo esterno, nonché unica fonte di brio all’interno della sua vita, è Stella (Clemence Poesy), una giovane wedding planner che organizza matrimoni per i turisti a caccia di alieni.
La sua esistenza solitaria viene sconvolta dall’arrivo dei due nipoti da Napoli: Anita (Chiara Stella Riccio) di 16 anni e Tito (Luca Esposito) di 7, che il fratello Fidel (Gianfelice Imparato) gli ha affidato prima di morire. Sconvolto dalla notizia della scomparsa di Fidel, il Professore è pronto ad accoglierli e si attrezza, letteralmente, come meglio riesce. Il problema è che i due ragazzini erano convinti di trasferirsi a Las Vegas, e invece si ritrovano in mezzo al nulla, in balia di uno zio sconclusionato e depresso, in un luogo misterioso in cui si dice vivano gli alieni.

Commissione Nazionale Valutazione Film CEI

Da quando ha perso la moglie, il personaggio chiamato “il professore” vive isolato dal resto del mondo nel deserto del Nevada accanto all’Area 51. Inaspettata lo sorprende la comunicazione che molto presto arriveranno a vivere con lui Anita, 16 anni, e Tito 7 anni, figli del suo fratello Fidel che sta morendo…

Valutazione Pastorale

Da questo prologo, come si capisce pieno di inciampi e difficoltà, prende il via un racconto che batte i terreni poco frequentati della fantascienza e della fiaba. Che il fantasy sia un genere abbastanza trascurato dal cinema italiano è affermazione facile e forse scontata. Che, al di là di facili riferimenti ad alieni e mostri spaziali, esista la possibilità di affrontare l’argomento con angolature e prospettive nuove lo dimostra proprio questo film che mette insieme realtà e sogno, finzione e problemi quotidiani, utopia e speranza con un equilibrio narrativo mirabile e sorprendente. Merito va alla sceneggiatura di Paola Randi, che ha dichiarato di aver sopportato perdite importanti in seguito alle quali si è posta la domanda: come facciamo ad affrontare la paura della morte e del dolore? Un interrogativo forte che Randi, anche regista ha affidato ad una storia fatta di luoghi veri e insieme fantastici, di sentimenti autentici e altri immaginati in un alternarsi di scossoni emotivi in grado di cambiare il carattere delle persone. Così tra il professore, i due nipotini ‘trovati’, la inafferrabile Stella e il desolato paesaggio circostante scatta una coraggiosa gara fatta di rinunce, di scommesse, di provocazioni: in primo luogo forse la necessità da parte del ‘Professore’ di ‘inventarsi’ il ruolo di padre per due ragazzini/adolescenti (16 anni lei, 7 anni lui), un ruolo costruito giorno per giorno di fronte a necessità e bisogni imprevedibili. Nelle pieghe del racconto, nei suoi suggestivi scarti narrativi si fa strada la sensazione che la vicenda, per quanto piccola, abitata da gente sospesa, sperduta in un luoghi immensi, finisca con il crescere fino a sfiorare la bellezza del poema, la rabbia e la capacità di toccare i temi di un’umanità pronta a riscattarsi e a non cedere al peggio dell’esistente. Si tratta di un film anomalo, attraversato da una poesia nascosta e malinconica, ben interpretato e ben realizzato. Cosicchè sembra perfino ingeneroso definirlo un film ‘piccolo’. L’idea di fuggire, di abitare altri mondi non è forse da sempre una delle molle che ispirano letteratura e cinema? Dal punto di vista pastorale, il film è da valutare come consigliabile, poetico e adatto per dibattiti. Il film è da utilizzare in programmazione ordinaria e in molte successive occasioni come prodotto italiano originale di bella e intensa fattura.

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LO SCHIACCIANOCI E I 4 REGNI
– Sabato 10/11 | Ore 16:00 e 21:15
– Domenica 11/11 | Ore 16:00 e 20:30

Genere avventura, family, fantasy. Diretto da Lasse Hallström, Joe Johnston, con Keira Knightley e Morgan Freeman. Durata 100 minuti. Distribuito da Walt Disney Pictures.

Nuova, incantevole versione dello Schiaccianoci, Lo Schiaccianoci e i Quattro Regni mescola il racconto fantastico scritto da E.T.A.Hoffmann nel 1816 e il gioioso balletto natalizio musicato da Čajkovskij quasi un secolo dopo.
Il padrino Drosselmeyer (Morgan Freeman) è il più vecchio e fidato amico del signor Stahlbaum (Matthew Macfadyen). Così, come ogni vigilia di Natale, il ricco uomo d’affari e sua figlia Clara (Mackenzie Foy) si riuniscono con gli altri ospiti nel grande salone di casa Drosselmeyer, per partecipare alla magnifica festa che il giocattolaio indice tutti gli anni. Durante i consueti festeggiamenti però, avviene un fatto insolito: seguendo per gioco un filo dorato che attraversa i corridoi dell’immensa magione, la giovane Clara viene condotta in un mondo magico e sconosciuto, diviso in quattro reami incantati. Scortata dal valoroso soldato Philip e da una banda di arzilli topini, la bambina attraversa i paesaggi imbiancati del Paese dei fiocchi di neve, le terre variopinte del Paese dei fiori e infine i villaggi “commestibili” del Paese dei dolci. Incontra nuovi amici e preziosi alleati, tra i quali la sdolcinata Fata Confetto (Keira Knightley), e viene a conoscenza di una missione che solo lei può portare a termine: infiltrarsi nell’ostile quarto reame, dimora della perfida Madre Ginger (Helen Mirren) e recuperare un’antica chiave in grado di sbloccare un misterioso cofanetto.

Una fiaba coinvolgente per ogni età

Uscito in quello che ormai è chiamato il weekend di Halloween tra molti altri film spaventevoli e deludenti
per trama e interpretazione, Lo schiaccianoci e i quattro regni (Stati Uniti, 2018) è risultato, con un tema già
molto natalizio, il vero vincitore al botteghino. Zucche vuote, fantasmi e scheletrini non hanno avuto la
meglio sulla vecchia fiaba tedesca resa celebre in tutto il mondo dal genio musicale e coreografico di
Čajkovskij. Merito di certo della Walt Disney Pictures Company che ancora una volta ha dimostrato la
propria indiscussa capacità di reinterpretare i grandi classici della letteratura europea coniugando la fedeltà
all’originale con l’innovazione e la fantasia necessarie per appassionare le nuove generazioni e un pubblico
quanto più generalista possibile. Alla fine, davvero nessuno resta deluso o annoiato grazie ad un film che,
pur ricco di citazioni e rimandi culturali e cinematografici anche molto raffinati, sa coinvolgere gli spettatori
di ogni età grazie ad un ritmo brioso e una sceneggiatura ricchissima ed estrosa.
La storia ricalca sostanzialmente il racconto pubblicato nel 1816 da Theodor Hoffman e prende inizio in
quella che per Clara e la sua famiglia è una vigilia di Natale davvero triste e malinconica a causa della
recente morte della mamma. Il dono di un misterioso carillon e la ricerca della chiave per farlo funzionare
conducono Clara in un mondo fantastico, fatto di giocattoli animati, fiori, dolci e paesaggi incantati in cui la
fanciulla potrà comprendere meglio la vita con le sue lotte e i suoi dissidi, ma anche scoprire chi era
veramente sua madre e ritrovare infine sé stessa e il rapporto con il resto della sua famiglia.
La Disney ha scelto di mantenere per la colonna sonora le musiche di Čajkovskij inserendo nella trama del
film anche una scena dal celebre balletto che, nella resa cinematografica, appare come una citazione del
classico Fantasia del 1940. Ma in tutto questo Lo Schiaccianoci e i quattro regni appare debitore di altri
celebri film Disney: l’esterno urbano di una Londra ottocentesca e innevata alla vigilia di Natale è un chiaro
rimando al Christmas Carol (2009) tratto da Dickens; l’ingresso di Clara nel magico mondo dei quattro regni
fa pensare spontaneamente ad Alice in Wonderland (2010); nel castello dei quattro reggenti ci si aspetta
infine quasi un’apparizione del mago di Oz. Tutto contribuisce a far entrare lo spettatore in un mondo
fantastico e senza tempo, ma non per questo alieno dalle gioie, dalle fatiche, dai sentimenti e dalle paure
della vita di ogni giorno.
Degni di nota sono certamente infine il cast e i ricchi costumi del film. Tra i principali interpreti spiccano
Morgan Freeman nella parte del padrino Drosselmeyer, Helen Mirren nei panni di Madre Cicogna, Keira
Kinghtley in quelli di Fata Confetto. Bravi e spontanei i due giovani protagonisti: Clara e il capitano
Schiaccianoci, interpretato quest’ultimo da un giovane attore di colore, segno di un passo in avanti anche
nel cinema verso una sensibilità più protesa all’integrazione e alla multiculturalità. Davvero raffinati e di
effetto i costumi indossati dai diversi personaggi, all’altezza di un classico del balletto che continua ad
essere rappresentato nei più celebri teatri d’opera di tutto il mondo facendo sognare sempre nuove
generazioni di spettatori.

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Spettacolo Les Mascottes
– Venerdì 09/10 | Ore 20:30

Signore e signori! Amiche e amici!

Il Gruppo Majorettes Les Mascottes nel 2019 festeggerà il 40esimo anniversario di fondazione, ma noi vogliamo iniziare a festeggiare già da ora!!!

Siete quindi tutti invitati allo spettacolo di apertura che si terrà venerdì 9 novembre alle ore 21.00 al Cinema Teatro San Lorenzo di Giaveno. Ma vi aspettiamo già dalle 20.30 per un caldo e dolce benvenuto!!!

Partecipate numerosi!!!

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LA STANZA DELLE MERAVIGLIE
– Martedì 06/11 | Ore 21:15

Genere drammatico. Diretto da Todd Haynes, con Oakes Fegley e Millicent Simmonds. Durata 117 minuti. Distribuito da 01 Distribution.

Tratto dall’omonimo romanzo illustrato di Brian Selznick, La stanza delle meraviglie, il film diretto da Todd Haynes, racconta la storia di Ben (Oakes Fegley) e Rose (Millicent Simmonds), due bambini sordi nati e vissuti in epoche diverse, più precisamente a distanza di cinquant’anni.
Cosa li accomuna? Il desiderio di una vita diversa, migliore rispetto alla propria.
Rose abita nel New Jersey del 1927, tenuta isolata dai coetanei e dal resto del mondo da un padre eccessivamente protettivo, e sogna di incontrare una celebre attrice del cinema muto di cui raccoglie foto e ritagli di giornale in un album. Ben abita nel Minnesota del 1977 e sogna di incontrare il padre che non ha mai conosciuto. Le loro storie scorrono parallele, legate da una misteriosa connessione, finché una serie di coincidenze li farà incontrare nella magica cornice di New York, città che per entrambi rappresenta il simbolo di una rinascita, di una nuova vita.
Un giorno, infatti, Rose fugge di casa per andare a Manhattan, dove spera di incontrare il suo idolo: l’attrice Lillian Mayhew (Julianne Moore). Esattamente cinquant’anni dopo Ben fa lo stesso: dopo aver scoperto un indizio sulla propria famiglia lasciato dalla defunta madre Elaine (Michelle Williams), decide di recarsi a New York per scoprire tutta la verità sulle sue origini e trovare finalmente il padre. Si innesca così una doppia ricerca parallela e simmetrica, che porta i due ragazzini a vivere un’avventura favolosa e stupefacente, colma di speranze ma anche di pericoli e minacce. Nonostante l’impossibilità di comunicare e le grosse complicazioni che incontrano nel compiere anche le cose più semplici, confusi dal caos della Grande Mela, Ben e Rose sono determinati ad arrivare fino in fondo, e a trovare finalmente il loro posto nel mondo.

Commissione Nazionale Valutazione Film CEI

In epoche diverse, il 1922 e il 1977, Ben e Rose, due bambini, si muovono per raggiungere New York, dove nutrono la speranza di ritrovare lui il padre, lei un’attrice di cui raccoglie foto da inserire nel proprio album…

Valutazione Pastorale

Todd Haynes, nato a Los Angeles nel 1961, è un regista che in quasi trenta anni di carriera (esordio nel 1991 con “Poison”) ha frequentato un cinema tendenzialmente nervoso e provocatorio, sempre muovendosi sul filo di una rilettura spinosa e sofferta della realtà, filtrata non di rado da uno sguardo malinconico e incline al mélo. Che ora abbia cambiato argomento, sovvertendo ruoli e approcci e rovesciando la Storia fino a sovvertirne i presupposti può sorprendere fino a un certo punto. Il fatto è che, partendo dalla graphic novel omonima di Brian Selzick, Haynes si trova tra le mani una materia non facile e a suo modo rischiosa. Si trattava infatti di far incontrare, e di dare un senso compiuto, alle vicende di due bambini, collocate lontane per tempo e spazio. Haynes affronta il copione con piglio robusto e deciso, operando da subito la scelta che aiuta a tirare una linea di demarcazione: Rose si muove negli anni Venti, Ben nel 1977. Entrambi a New York, entrambi alla ricerca di un padre e di una madre finora solo sognati. Rose e Ben sono muti, Rose vive dentro un cinema senza parole, Ben fa i conti con un società che vive come se ci fosse sempre “Taxi driver”. I due racconti procedono separati e quasi non si avvertono i momenti che segnano qualche punto di avvicinamento. La regia corre lungo una linea dal tratto forte ma dal segno esile. I bambini vivono con passione le scoperte del loro mondo ‘negato’ ai rumori che però compensano con le foto e con la scrittura. Ben fa la scoperta dell’amicizia dopo aver rischiato di perderla. Il racconto prosegue, incalzato da un precipitare di dolori ed emozioni infantili. Lunghi momenti di silenzio intenso e rivelatore si alternano con musiche anni ’70. La colonna sonora di Carter Burwell infonde atmosfere che evocano malinconia e rimpianto. Il finale, che non diciamo, vola sulle suggestioni del mai sopito ricordo di una vita che poteva essere e non è stata. Rimane il dubbio, se a prevalere sia la sostanza del testo (la graphic novel di Selznick già autore di quel “Hugo Cabret” alla base della trasposizione di Martin Scorsese) o la messa in scena di Haynes, capace di restituire la magia di una favola dai contorni cangianti, intimiditi eppure spettacolari. L’autore comunque conferma un talento puro e cristallino, la capacità di toccare le corde dell’infanzia, scandendone i passaggi più delicati, e dimostrando di essere in grado di costruire un cinema dolente e comprensivo, fatto di forte narrazione favolistica e insieme di amara realtà. Tutti motivi che inducono, dal punto di vista pastorale, a valutare il film come consigliabile e soprattutto poetico. Il film è da utilizzare in programmazione ordinaria e in molte successive occasioni, come prodotto per l’infanzia, per i bambini, per la famiglia, con tutto il contorno di forti emozioni e di profonda bellezza che le immagini rimandano. Importante l’attenzione alla ‘sordità’ che accomuna i due bambini. Il modo sofferto e insieme positivo con cui l’argomento viene trattato può servire per avviare riflessioni e discussioni sul rapporto cinema/disabilità, nella dimensione dell’adolescenza e della maggiore età.

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HOTEL TRANSILVANIA 3
– Domenica 04/11 | Ore 16:00

Drac non osa ammetterlo con nessuno, tantomeno con la luce dei suoi occhi, la figlia Mavis, ma sogna un nuovo incontro con una donna, dopo tanti secoli di vedovanza. Vedendolo stressato senza intuirne il vero motivo, Mavis lo coinvolge in una lussuosa vacanza di famiglia, rigorosamente tutta mostri (più Johnny), su un’immensa nave da crociera. Il cinico Drac non salta di gioia: non c’è nulla che il suo hotel sulla terraferma abbia da invidiare a quel presuntuoso transatlantico. O forse sì. Perché il capitano della nave, l’umana Ericka, lo ha colpito al cuore. Possibile che Drac abbia fatto “zing”?

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A STAR IS BORN – Venerdì 02/11 | Ore 21:15
– Sabato 03/11 | Ore 21:15
– Domenica 04/11 | Ore 20:30

Genere drammatico, musicale, sentimentale. Diretto da Bradley Cooper, con Bradley Cooper e Lady Gaga. Durata 135 minuti. Distribuito da Warner Bros. Italia.

A Star is Born, il film diretto e interpretato da Bradley Cooper (alla sua prima esperienza da regista) insieme a Lady Gaga (nel suo primo ruolo da protagonista in un film), è la quarta versione cinematografica di questa storia d’amore in musica dopo la prima datata 1937 e i due remake (nel 1954 con Judy Garland e nel 1976 con Barbra Streisand)

In questa nuova rivisitazione della tormentata storia d’amore, Cooper interpreta Jackson Maine, musicista di successo che si sta però avviando sul viale del tramonto che scopre, e si innamora della squattrinata artista Ally. Lei ha da poco chiuso in un cassetto il suo sogno di diventare una grande cantante, fino a quando Jack la convince a tornare sul palcoscenico. Ma mentre la carriera di Ally inizia a spiccare il volo, il lato privato della loro relazione sta perdendo colpi a causa della battaglia che Jack conduce contro i suoi demoni interiori.

Recensione FilmCronache Sale della Comunità

Lei è una ragazza di provincia che ha quasi rinunciato alla sua ambizione di cantare. Lui è una stella della musica che riempie gli stadi. Si incontrano casualmente e ovviamente si innamorano. Ovviamente lui aiuta la ragazza a fare strada e ovviamente, nonostante le ovvie esitazioni, il successo arriva strepitoso e inarrestabile. Ma più lei sale più lui scende, e presto la favola si trasforma in dramma.

È una storia vista innumerevoli volte, remake dellomonimo film del 1937, ampiamente prevista fin dalle prime inquadrature, ma forse il film vuole essere esattamente questo, senza altre pretese se non costruire una storia godibile e inutile, che forse non a caso cita Pretty Woman. Ma in più, qui, a farne un prodotto commerciale efficace c’è la presenza di Lady Gaga, che non solo recita per la prima volta in un ruolo da protagonista, non solo canta molto nel film, ma indossa i panni di una ragazza qualsiasi che diventa una specie di Lady Gaga. Loperazione è senzaltro furba, ma permette alla star vera di sentirsi a suo agio nel ruolo e gestirlo dimostrando buone capacità interpretative.

Si tratta di pellicole che è inutile e vano snobbare, che anzi vanno accolte proprio per ciò che rappresentano, però è inevitabile notare che si tratta di un altro campo da gioco rispetto ai film dautore che dovrebbero rappresentare la linfa vitale di un festival. Il cinema di intrattenimento esiste da sempre, ed è bene che sia così, i melodrammi damore sono passati gli anni scorsi per il Lido anche con successo (si pensi a La La Land, per esempio), i divi e le dive a quanto pare servono, tuttavia resta il dubbio che questo film rappresenti una nota stonata nel difficile equilibrio di un Festival giustamente ambizioso come quello di Venezia.

Recensione Commissione Nazionale Valutazione Film CEI

Jackson Maine è un cantante country-rock con un discreto successo, smarrito tra farmaci e bottiglie di alcolici. Una sera si imbatte per puro caso nella cameriera Ally, che si esibisce in un locale rivelando una voce sorprendente. È subito scintilla tra loro, è amore dal punto di vista sentimentale e professionale….

Valutazione Pastorale

Molta curiosità accompagna l’uscita in sala di “A Star is Born”, nuovo remake di un testo divenuto classico a Hollywood, che ha visto come interpreti Judy Garland (1954) e Barbra Streisand (1976). Questa ulteriore versione sul tracciato di “È nata una stella” segna l’esordio alla regia di Bradley Cooper e il primo ruolo da protagonista della cantante Lady Gaga. La storia fotografa il sogno americano e le sue derive. La forza di “A Star is Born” risiede nelle performance dei due artisti, che recitano e cantano con intensità e convinzione, mostrando un affiatamento bello e riuscito. Un film in perfetto stile mélo, attualizzato nella componente musicale fresca e trascinante. “A Star is Born” marca anche in maniera problematica lo scotto da pagare per un successo dirompente, al quale l’artista non è mai del tutto preparato. Al di là di qualche passaggio narrativo da tenere in conto per i minori – l’abuso di alcolici e distruttive conseguenze –, nell’insieme il film è godibile, ma complesso e problematico. Il film trova la sua originalità, come quarto remake del classico di Hollywood, grazie alle musiche riuscite e trascinanti del duo Lady Gaga-Bradley Cooper. L’opera può essere utilizzata per approfondire le tematiche della precarietà del successo e i rischi delle dipendenze da alcolici.