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Martedì 13/02 | Ore 21:00

UN PROFILO PER DUE

Genere commedia del 2017. Diretto da Stéphane Robelin, con Pierre Richard e Yaniss Lespert. Durata 100 minuti. Distribuito da Officine Ubu.

L’ottantenne Pierre vive in solitudine da quando è mancata la moglie. Per questo sua figlia decide di regalargli un computer, nella speranza di stimolare la sua curiosità e – perché no? – di permettergli di conoscere nuove persone. Grazie agli insegnamenti del trentenne Alex, Pierre impara a navigare e presto s’imbatte in un sito di appuntamenti online. Utilizzando l’identità di Alex, Pierre conosce Flora63, un’affascinante giovane donna, e se ne innamora. Anche la giovane rimane affascinata dallo spirito romantico dei suoi messaggi e gli chiede un appuntamento. Intrigato da questa nuova avventura, Pierre deve a questo punto convincere Alex ad andare all’incontro al suo posto.

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Sabato 10/02 | Ore 21:00
Domenica 11/02 | Ore 16:00 e 21:00

MADE IN ITALY

Genere drammatico. Diretto da Luciano Ligabue, con Stefano Accorsi e Kasia Smutniak. Durata 104 minuti. Distribuito da Medusa Film.

Terzo film da regista del cantante e musicista Luciano Ligabue, Made in Italy è ispirato all’omonimo concept album uscito nel novembre del 2016. Stefano Accorsi è il protagonista Riko, un uomo di specchiate virtù e comprovata sfortuna: incastrato in un lavoro che non ha scelto, a malapena in grado di mantenere la casa di famiglia. Può contare però su un variegato gruppo di amici, su una moglie che, tra alti e bassi, ama da sempre, e un figlio ambizioso che frequenta l’università. Nonostante questo, Riko è un uomo arrabbiato, pieno di risentimento verso una società scandita da colpi di coda e false partenze. Quando le uniche certezze che possiede si sgretolano davanti ai suoi occhi, all’uomo non resta che reagire, prendere in mano il suo presente e ricominciare, in un modo o nell’altro.

Un nuovo ritratto di provincia per il ritorno al cinema del rocker emiliano.

Nei pressi di Reggio, proprio sulla via Emilia, l’operaio quarantacinquenne “di salumi” Riko naviga a vista con un lavoro precario, una moglie bella e annoiata, un figlio adolescente che non comprende più, e una cerchia di amici coetanei e raminghi di cui diventa suo malgrado emblema e portavoce. Il malessere è tangibile, il desiderio di migliorarsi pure ma con evidenza mancano le forze, e certamente gli entusiasmi degli anni passati.

“Come sono arrivato qui? Cosa ci faccio qui?”. Ecco le domande esistenziali per situazioni di ordinaria provincia, ecco il filo conduttore di Made in Italy, nuova fatica cinematografica della rockstar nazionalpopolare Luciano Ligabue, che torna dietro alla macchina da presa dopo l’opera seconda Da zero a dieci firmata nel 2002 che a sua volta seguiva l’esordio Radiofreccia del 1998. Diversi anni di esperienza ma anche di affaticamento in termini di freschezza ed entusiasmo rispetto alla voglia di fare il cinema. E ciò si sente, nel bene e nel male. Di Made in Italy, titolo desunto dall’omonimo concept album già assaporato dai fan da novembre, si sente distintamente la genuinità che ha guidato le intenzioni del progetto: la voglia di filmare una “lettera d’amore” all’Italia raccontando di essa un universo-mondo ben noto all’artista, ovvero la provincia emiliana, nella fattispecie reggina; da quell’humus fertile di microstorie e musicalità, Ligabue estrae alcuni personaggi emblematici nonché simbolici. Nulla infatti si può dire di inappropriato rispetto ai personaggi messi in scena: verosimili a modelli di realtà così vicini al “modo di stare insieme” tipico dell’italica gente, sempre impegnata nell’arte d’arrangiarsi dentro al purgatorio della precarietà (che può diventare l’inferno del licenziamento) senza perdere di vista il godimento della vita. La coppia, il lavoro, la convivialità, ma anche il lutto, la separazione, la depressione e la seguente guarigione che può comportare un allontanamento dai luoghi natii: ecco gli ingredienti semplici e complessi di Made in Italy, “concettualmente” impeccabile ma “cinematograficamente” assai confusamente messo in scena. Gli elementi di debolezza dell’opera terza del rocker di Correggio risiedono appunto nell’assemblaggio degli aspetti narrativi e drammaturgici, malamente armonici fra loro e non sempre plausibili in sede di scrittura e conseguente regia. Anche i personaggi, per il Liga evidentemente emblematici come si diceva, sono vittima di una distonia intrinseca proprio laddove si esprimono con un linguaggio che chiaramente non può appartenere alla “semplicità” sociale e sociologica che li caratterizza; in altre parole è difficile (impossibile) trovare così tanti filosofi e maestri di retorica fra gli operai o i precari, senza nulla loro togliere in termini di raffinatezza di pensiero e raziocinio. In definitiva, Made in Italy resta un buon lavoro sulla carta e in musica ma purtroppo estremamente carente sul grande schermo.

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Venerdì 09/02 | Ore 21:00 – Ingresso 10€, Prenotazione e vendita: Via Susa 7, Giaveno

GALA’ DI DANZA

DANZEREMO INSIEME con grande passione !
Siate dei nostri!!!
Aiutateci ad aiutare!!
Venite a sostenere l’iniziativa di “Arte in Movimento”, perché la danza emoziona e la causa è nobile.
Il ricavato sarà devoluto in beneficenza.
Grazie infinite alle prestigiose SCUOLE DI DANZA che hanno aderito con grande entusiasmo.
Un grazie speciale a chi ci aiuta a sostenere l’iniziativa: La CITTÀ DI GIAVENO, NON SOLO SPORT E OASIMEDICA.
Sarà un festa!!

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Martedì 06/02 | Ore 21:00

LA RAGAZZA NELLA NEBBIA

Genere giallo. Diretto da Donato Carrisi, con Toni Servillo e Alessio Boni. Durata 127 minuti. Distribuito da Medusa Film.

La ragazza nella nebbia, thriller firmato Donato Carrisi, vanta un cast stellare capitanato da Toni Servillo, al fianco di Jean Reno e Alessio Boni.
Un banco di nebbia fitta avvolge il paese di Avechot, nella piccola valle incuneata tra le Alpi. La nebbia che ha inghiottito le case e le strade si abbatte anche sull’auto dell’agente Vogel: la vettura finisce in un fosso e l’uomo, pur essendo uscito incolume dall’incidente, ha i vestiti ricoperti di sangue. Smarrito, senza ricordi delle ultime ore, Vogel viene seguito da uno psichiatra insieme al quale ripercorre gli ultimi turbolenti mesi della sua vita. Bisogna tornare indietro alla scomparsa della sedicenne Anna Lou, capelli rossi, lentiggini sulle guance: la pista della fuga volontaria si incrocia con quella del rapimento, e la risonanza mediatica assunta dal caso richiede l’intervento dell’agente speciale. Abile nel pilotare l’attenzione di Tv e giornali, il modus operandi di Vogel prevede la “santificazione” della vittima e al contempo la creazione del fantomatico mostro che ne ha spezzato l’esistenza. Il profilo del pacifico professor Martini è perfettamente calzante con la descrizione dell’uomo che Vogel cerca, il colpevole ideale da dare in pasto all’audience. Eppure, ancora troppi interrogativi restano aperti: perché, dopo gli eventi di alcuni mesi prima, Vogel si trova ad Avechot? Qual è la causa dell’incidente? E a chi appartiene il sangue sui suoi vestiti?

Recensione di FilmCronache – Sale della Comunità

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Venerdì 02/01 | Ore 21:00
Sabato 03/02 | Ore 21:00
Domenica 04/02 | Ore 16:00 e 21:00

C’EST LA VIE – PRENDILA COME VIENE

Genere commedia. Diretto da Olivier Nakache, Eric Toledano, con Jean-Pierre Bacri e Gilles Lellouche. Durata 115 minuti. Distribuito da Videa.

Tra catastrofiche gaffes e imprevedibili eventi, una scombinata impresa di catering tenta di regalare una giornata indimenticabile a una coppia di giovani sposi.
Nulla è più importante per Pierre (Benjamin Lavernhe) ed Héléna del giorno del proprio matrimonio! Tutto deve essere magico, bellissimo, impeccabile, a partire dallo sfarzoso ricevimento nel giardino di un magnifico castello poco fuori Parigi, affittato per l’occasione. Presto però, il matrimonio “sobrio ed elegante” che la coppia desidera sfugge al controllo dell’inflessibile Max (Jean-Pierre Bacri), navigato wedding planner, incapace questa volta di tenere a freno i vizi e le eccentricità dell’indisciplinata brigata. Nonostante i rimproveri e gli avvertimenti, lo scoraggiato responsabile del catering non impedisce al fotografo Guy (Jean-Paul Rouve) di chiamare “befana” la mamma dello sposo, né trattiene l’animatore James (Gilles Lellouche) dal roteare il tovagliolo davanti al naso dei testimoni. Può soltanto tapparsi le orecchie in presenza del malinconico valletto Julien (Vincent Macaigne), o dell’irascibile assistente Adèle (Eye Haidara). E non può niente nemmeno contro le pretese dell’impaziente amante Josiane (Suzanne Clément).
Ma è solo quando arriva il cameriere improvvisato Samy, che la commedia degli equivoci diventa una commedia degli equivoci culinari, dove “rombo” o “flute” sono figure geometriche e strumenti musicali, oltre che indiscussi protagonisti della tavola imbandita.
Il film segue i preparativi della festa, attraverso gli occhi dei suoi impotenti organizzatori, i quali, alla fine di una lunga giornata ricca di soprese e colpi di scena non potranno che farsi una bella risata ed esclamare “C’est la vie”.