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MARATONA DI HARRY POTTER! – Tutte le Trame, i Trailer e le Recensioni!

Harry Potter e la pietra filosofale

Genere avventura, fantasy. Diretto da Chris Columbus, con Daniel Radcliffe e Rupert Grint. Uscita al cinema il 06 dicembre 2001. Durata 152 minuti. Distribuito da Warner Bros.

All’età di undici anni, Harry Potter riceve dalle mani dell’imponente ma sentimentale Hagrid, guardiacaccia della Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts, una lettera che gli cambia la vita. Fino a quel momento ha vissuto nel sottoscala degli zii, che gli hanno sempre tenuto nascoste le sue origini: i suoi genitori erano potenti maghi e non sono morti in un incidente, come gli é stato fatto credere, bensì sono stati uccisi dal malvagio Voldemort, perché rifiutatisi di passare dalla sua parte. Questi, nel tentativo di eliminare Harry ancora in fasce, si vide prosciugata tutta la sua energia e ottenne soltanto di imprimere sulla fronte del neonato una cicatrice a forma di saetta. Da allora, di Voldemort non si è saputo più niente. Per questo motivo Harry è famoso fra tutti i maghi, e ora é ammesso al primo anno della loro scuola speciale. Sul treno che lo conduce ad Hogwarts stringe amicizia con Ron e Hermione, e tutti e tre vengono assegnati, a giudizio insindacabile del Cappello Parlante, alla Casa del Grifondoro. Alla fine dell’anno, viene assegnata una coppa alla Casa che si è distinta per meriti. Nonostante i tentativi di Draco Malfoy, appartenente ai Serpeverde, di mettere Harry in cattiva luce, questi viene immediatamente reclutato nella squadra di Quidditch, sport molto spettacolare giocato su manici di scopa, e fa vincere il campionato grazie alla sua abilità di ‘cercatore’, ruolo che era stato ricoperto anche dal padre. Riesce inoltre, con l’indispensabile aiuto di Ron e Hermione, che vincono una partita a scacchi magica, a sventare il furto della pietra filosofale, custodita nelle segrete della scuola. Tale pietra ha il potere di dare l’immortalità, e Voldemort, usando l’insospettabile professor Raptor, voleva impadronirsene per recuperare le energie e il potere perduto. In virtù dei punti ottenuti grazie al coraggio di Harry e alla sua vittoria nel Quidditch, all’abilità scacchistica di Ron e alla ferrea logica di Hermione nelle situazioni più difficili, é il Grifondoro a vincere la Coppa delle Case, che era stata per molti anni appannaggio dei Serpeverde.

Valutazione Pastorale

Un libro da cento milioni di copie doveva diventare un film miliardario, e così é stato. La produzione però è nata sotto il controllo artistico dell’inflessibile autrice J.K.Rowlings, che ha preteso, nel cedere i diritti, un film completamente fedele al romanzo, nelle vicende, nello spirito e nell’ambientazione, nonché recitato da soli attori inglesi. La regia é stata dunque affidata all’esperto Chris Columbus e il risultato finale é quello di una illustrazione di lusso delle vicende cartacee del giovane mago, che dall’infanzia infelice da orfanello, con una vertiginosa scalata entra nella scuola che tutti i bambini vorrebbero frequentare. Alla mensa si mangiano solo i cibi preferiti dai più piccoli (pollo, ma soltanto le cosce, dolciumi…), invece di matematica e letteratura si studiano storia della magia e pozioni, e le prime lezioni non sono pesanti: i professori insegnano come far volare una piuma. La sceneggiatura riprende dal romanzo il tono e le battute brillanti, che vivacizzano continuamente materiale preso dalla mitologia (Cerbero si chiama Fuffi), dalle favole (lo specchio delle brame, il bosco proibito e pericoloso, i draghi, i folletti, i troll), e dall’immaginario comune (la scuola si chiama Hogwarts, che suona come Harvard). Il tutto, perfettamente amalgamato e credibile, diventa nuovo e da mandare a memoria: il Quidditch, le gelatine ‘Tutti i gusti +1’ (attenzione ai gusti vomito e cerume), la cicatrice a forma di fulmine, il binario nove e tre quarti, i gufi postini, il Cappello Parlante, la sfida Grifondoro contro Serpeverde, il terribile uomo dai due volti e, é il caso di dirlo, molto altro ancora. In più momenti la totale sottomissione al libro diventa il limite del racconto per immagini. Dal punto di vista pastorale, il messaggio é positivo e lo spettacolo assicurato per i grandi e per i piccoli, con momenti toccanti (la morte dei genitori di Harry e la sequenza dell’unicorno), altri d’azione e altri divertenti. Si tratta di un film per tutta la famiglia che evidenzia i valori dell’amicizia, della fedeltà e del coraggio in primo piano, ma senza smancerie e con molta ironia: una storia che rispetta l’intelligenza dei bambini.

Harry Potter e la camera dei segreti

Genere avventura, fantasy. Diretto da Chris Columbus, con Daniel Radcliffe e Emma Watson. Uscita al cinema il 06 dicembre 2002. Durata 159 minuti. Distribuito da Warner Bros.

Chiuso nella sua stanza dagli zii, che non vogliono farlo partecipare ad una cena con ospiti di riguardo, Harry Potter si trova in compagnia di uno strano essere: un elfo chiamato Dobby dice di essere lì per metterlo in guardia da prossimi, grandi pericoli e lo esorta a non tornare a Hogwarts quando a settembre riprenderanno le lezioni. L’ammonimento ottiene su Harry l’effetto opposto. Sia pure dopo molti affanni, il ragazzo torna nell’edificio scolastico, dove in effetti deve constatare la presenza di strane, inquietanti atmosfere. Ritrova i suoi amici preferiti Hermione e Ron, mentre di nuovo avverte l’incombere di una voce sepolcrale che lo insegue attraverso i muri della scuola. Dai colloqui e dagli incontri con Albus Silente, con la professoressa McGranit, con il prof.Piton, emerge la notizia che quella situazione instabile sia dovuta alla riapertura, fatta da mano ignota, della Camera dei Segreti, con la conseguente minaccia da parte di Serpeverde di gettare Hogwarts nel caos. Il prof. Gilderoy, nuovo arrivato promette, da grande esperto di arti magiche, di risolvere subito il caso. In realtà non conosce la materia, e succede allora che Hermione ed altri studenti rimangano pietrificati da una forza misteriosa. Solo dopo la scoperta di un diario, e con l’intervento del fantasma di una ragazza nella toilette, Harry trova la forza per entrare nella Camera dei Segreti, affrontare esseri orribili, prima dello scontro finale con il mostro. Ora la calma torna a Hogwarts.

Valutazione Pastorale

La seconda puntata della saga di Harry Potter ricalca a grandi linee quella precedente. Essendo gli scenari e i personaggi immutati, le uniche vere novità riguardano il percorso da compiere prima di arrivare al lieto fine. E in questo caso l’aggettivo ‘lieto’ é quello più appropriato, perché lo scenario nel quale si immerge Harry (e fa immergere lo spettatore) é caratterizzato da mezzi toni, da atmosfere in chiaroscuro, dal buio. Più marcata è dunque la simbologia della favola, che crea contatti più frequenti con forme più raffinate del ‘Male’ per far trionfare il Bene, ma dopo pericoli insistenti e di terribili dimensioni. La paura segna sopratutto la seconda parte del racconto, disegnata però a misura di bambino e di ragazzo, quella paura verso le nuove scoperte della vita che segna le tappe della crescita verso l’adolescenza e l’età matura. Spettacolo di forte impatto, costruito senza risparmio e con tono fiabesco.

Harry Potter e il prigioniero di Azkaban

Genere avventura, fantasy. Diretto da Alfonso Cuarón, con Daniel Radcliffe e Rupert Grint. Uscita al cinema il 04 giugno 2004. Durata 141 minuti. Distribuito da Warner Bros.

Ancora una volta la permanenza di Harry Potter nella casa degli zii finisce dopo una lite. Provocato dalla zia Marge, Harry reagisce con una magia che fa diventare la donna una sorta di pallone che si perde nell’aria. Subito dopo Harry lascia la casa e, salito su Nottetempo, un autobus viola a tre piani, arriva a Hogwarts in anticipo sull’inizio dell’anno scolastico. Ritrovati gli amici prediletti Ron e Hermione, con loro assiste all’apertura delle lezioni alla presenza di Albus Silente, preside della scuola. Intorno all’edificio Harry vede muoversi strani personaggi e ne chiede il motivo. Allora apprende che si tratta dei dissennatori, arrivati lì a protezione di Sirius Black, un pericoloso assassino scappato dopo 13 anni dalla prigione per maghi di Azkaban. Sembra che Black sia già riuscito ad entrare a Hogwarts e che il suo obiettivo sia quello di uccidere proprio Harry. Il giovane Potter da quel momento deve impegnare tutto se stesso nella ricostruzione dei fatti della sua infanzia. Per lui infatti Black è il colpevole della morte dei genitori e ora potrebbe essere animato dalla volontà di concludere il tragico compito iniziato tempo prima. Black però è stato anche il padrino di Harry che ora vorrebbe capire meglio come sono andati i fatti. Solo affrontando grandi rischi, e aiutato dal coraggio di Hermione, Harry riesce infine ad arrivare ad un confronto diretto con Black: non è stato lui a togliere la vita ai genitori di Harry e anzi ora gli offre di andare a vivere insieme. Harry deve rimanere ad Hogwarts ma ringrazia e saluta Black mentre va via sul dorso di Fierobecco, cavallo alato. Harry ora riceve in regalo dalla scuola la scopa veloce e a sua volta si alza in cielo.

Valutazione Pastorale

La terza puntata cinematografica della saga letteraria concepita dalla scrittrice inglese J.K.Rowling (che da parte sua é invece già arrivata al numero 6) vede il passaggio in regia dall’americano Chris Columbus al messicano Alfonso Cuaron. Il quale dichiara: “Il terzo episodio racconta il passaggio dall’infanzia all’adolescenza del protagonista. Il pericolo questa volta non viene più da creature magiche ma dal suo stesso passato e da alcune rivelazioni che gli vengono fatte. E per affrontare queste situazioni Harry deve crescere…”. Si potrebbe aggiungere che il personaggio cresce nelle responsabilità che si assume perché in parallelo cresce anche l’attore che lo interpreta, Daniel Radcliffe. Di conseguenza c’è meno tempo per le magie fatte come timidi scherzi scolastici e c’è bisogno di adattare la magia ad esigenze quasi esistenziali. Il recupero dei genitori, in particolare della figura paterna, é il filo conduttore della vicenda, il perno intorno al quale ruotano intrighi, mappe segrete, passaggi nascosti, formule liberatorie (expecto patronum). Un viaggio nella memoria il cui momento centrale risulta quello dello ‘sdoppiamento’ dell’azione: Harry e Hermione vedono se stessi mentre compiono gesti che loro già conoscono. Nello scorrere in avanti del tempo è possibile ripensare con forza al passato e ‘rivederlo’ in funzione del futuro. Qui la regia di Cuaron filtra bene il tono fantastico e lo coniuga con esigenze reali. Alla terza puntata la scuola di Hogwarts assume ormai i contorni del luogo della favola, affascinante per i bambini, ostica per gli adulti. Terreno lontano di paure e di sogni, e scommessa ardua sugli obblighi della crescita. Che ne sarà di Harry, Ron e Hermione usciti dall’adolescenza? Spettacolare e intrigante!

Harry Potter e il calice di fuoco

Genere fantasy. Diretto da Mike Newell, con Daniel Radcliffe e Emma Watson. Uscita al cinema il 25 novembre 2005. Durata 156 minuti. Distribuito da Warner Bros. Pictures.

Nel nuovo anno scolastico alla scuola di Hogwats viene organizzato il torneo Tremaghi, tradizionale competizione di magia che vede sfidarsi un rappresentante per ciascuna delle tre scuole più prestigiose. Scelti i nomi, succede però che il Calice di Fuoco ne indica inaspettatamente un quarto. Harry Potter si trova così a partecipare, suscitando gelosie e invidia. Le prove lo vedono impegnato dapprima contro un drago sputafuoco, quindi a rimanere sotto l’acqua di un lago, ad attraversare un labirinto affollato di pericoli imprevedibili. Intorno a Harry ci sono i due amici di sempre, il distratto Rupert e la decisa Hermione, ora un po’ gelosa dell’attenzione che Harry suscita in altre frequentatrici della scuola. All’interno del labirinto la minaccia preparata da lord Voldemort diventa frontale. Ma Harry riesce a superarla e a tornare tra i compagni.

Valutazione Pastorale

Siamo al quarto appuntamento con Harry Potter e con la saga della scuola di Hogwarts che, iniziata nel 2001, sta segnando tutta la prima parte di questo terzo millennio cinematografico. La materia narrativa, nel giusto obiettivo di differenziarsi dai precedenti, é ancora più abbondante, dilatata, forse in qualche momento dispersiva e non sempre facile da seguire. Tuttavia, da autentico inglese, Mike Newell padroneggia bene le scansioni narrative e riesce a non perdere mai di vista la nacessità di ricreare le giuste atmosfere. Alla fine infatti conta solo questo: far entrare lo spettatore nel clima di una favola, dove si fronteggiano i sentimenti senza tempo del Bene, del Male, della paura, del successo, e forse il vero premio é lo scrigno del sapere. Qualche crudezza ben motivata non inficia la suggestione generale di questo quarto capitolo, riassumibile nella frase conclusiva: La scelta da fare é tra ciò che é giusto e ciò che é facile.

Harry Potter e l’Ordine della Fenice

Genere fantasy. Diretto da David Yates, con Daniel Radcliffe e Rupert Grint. Uscita al cinema il 11 luglio 2007. Durata 138 minuti. Distribuito da Warner Bros. Pictures Italia.

Lord Voldemort é tornato. Per difendersi da lui, Harry ha dovuto fare ricorso ad alcune magie proibite. Così nella casa degli odiati zii Babbani, gli arriva la notifica di un processo cui dovrà sottoporsi al Ministero della Magia per riuscire a discolparsi. Ma il peggio deve ancora arrivare. Ben presto Harry scopre che la residenza di Syrius Black é il quartiere generale dell’Ordine della Fenice, un’organizzazione capeggiata da Albus Silente per contrastare lord Voldemort e i suoi Mangiamorte. Nemmeno il ritorno a Hogwarts serve a tranquillizzare Harry. Anzi. Qui è arrivata Dolores Umbridge, inviata dal Ministero per controllare la scuola e impedire che qualcuno ammetta l’esistenza di lord Voldemort. Harry in questo momento vive la sua peggiore condizione: nessuno gli crede e gli danno del bugiardo. Deve allora ingaggiare una dura battaglia per riconquistare la fiducia di Ron, di Hermione, di tutti gli altri e coinvolgerli nella lotta finale contro il nuovo attacco del malvagio Voldemort.

Valutazione Pastorale

La saga del maghetto di Hogwarts raggiunge quota cinque, la più alta dei ‘serial’ cinematografici degli ultimi anni (i vari Superman, Pirati dei Caraibi, Fantastici 4…). A partire dal quarto episodio qualcosa é cambiato. Le atmosfere fiabesco-giocose degli inizi hanno cominciato a lasciare il posto ad un colore dominante, quello del buio, delle sequenze notturne, delle azioni svolte in sotterranei cupi o in boschi minacciosi. E ora, in un contesto narrativo denso e magmatico, fatto di tanti personaggi di contorno nell’intrecciarsi di rivalità, vendette, rivalse, il timbro ‘nero’ resta prevalente, e non mancano spruzzate di qualche mostro horror. Se questo può apparire un po’ eccessivo, perché taglia via tutto l’aspetto leggero e luminoso della favola, va detto però he la simbologia del copione resta forte e l’impianto allegorico suggestivo. Il perno centrale va individuato nella crescita del protagonista. L’11enne Harry del primo episodio é il 18enne di oggi, cresciuto e maturato, in grado di baciare una ragazza e insieme di soffrire ancora per la perdita mai accettata dei genitori e per il fatto di passare per un bugiardo. In un clima più che mai segnato da decise impronte di una cultura anglosassone poeticamente fredda e rigorosa, Harry si confonde con l’attore che da sette anni lo interpreta e con gli spettatori che in tutto il mondo sono cresciuti con lui. Quasi il diario di un passaggio generazionale. E ora avanti con gli ultimi due episodi.

Harry Potter e il principe mezzosangue

Genere avventura, fantasy, azione. Diretto da David Yates, con Daniel Radcliffe e Emma Watson. Uscita al cinema il 15 luglio 2009. Durata 153 minuti. Distribuito da Warner Bros.

Resi più audaci dal ritorno di Lord Voldemort, i Mangiamorte stanno seminando distruzione sia nel mondo dei Babbani che in quello dei Maghi. Albus Silente fa tornare Harry e i suoi amici alla scuola di Hogwarts. Vuole affidare a Potter il compito di penetrare nelle difese di Voldemort. L’unico che conosce la verità é il professor Horace Lumacorno, richiamato in servizio per insegnare Pozioni. Harry dovrà diventargli amico. Nel frattempo però lui e i due amici Ron e Hermione devono fronteggiare l’insorgere di inattesi coinvolgimenti sentimentali. Harry e Ginny Weasley si sentono attratti ma la cosa non piace a Dean, che si ritiene il ragazzo di Ginny. Ron é preso di mira da Lavanda Brown, e Hermione freme di gelosia. Per il momento però le storie d’amore non hanno tempi di svilupparsi. Il prof. Severus rivela di essere il vero Principe Mezzosangue, e Harry, scongiurato il pericolo, resta tuttavia alla ricerca di chi ha procurato tanto rempo prima la morte dei suoi genitori.

Valutazione Pastorale

A pensarci bene, quel primo incontro (“Harry Potter e la pietra filosofale”) sembra lontanissimo, perché si era nel 2001 e il protagonista aveva 11 anni. Oggi Daniel Radcliffe e i due amici Hermione e Ron sono ventenni e le situazioni con cui si confrontano si sono adeguate. Se centrale resta il tema della scelta, ora le strade sulla direzione da prendere si fanno più tortuose, impervie, difficili. Anche la macchina narrativa si mette in moto un po’ a fatica. Dopo che ogni ruolo è tornato al proprio posto, l’ingresso in scena del prof. Horace Lumacorno (nuovo personaggio) fa scattare la scintilla della grande favola, e lo scenario si fa incalzante, fluviale, visionario. Per Harry (e per tutti) districarsi tra le infide vie dove si muovono bene e male, tenebra e luce diventa rischioso, e la necessità di fronteggiare le enigmatiche storie d’amore aggrava la situazione. Ci sono direzioni piene di insidie, mostri con cui combattere, sogni che si spezzano. Racconto di formazione, luogo di esaltazione della fantasia che annulla la realtà, il sesto capitolo riannoda i fili di una saga che va al cuore dell’incontro tra ragione, finzione, filosofia, con quel gusto anglosassone che sa di tradizione, di invenzione, di mito nordeuropeo.

Harry Potter e i Doni della Morte – Parte 1

Genere avventura, azione, fantasy. Diretto da David Yates, con Daniel Radcliffe e Emma Watson. Uscita al cinema il 19 novembre 2010. Durata 146 minuti. Distribuito da Warner Bros. Italia.

Harry, Ron e Hermione sono impegnati nella missione di rintracciare e distruggere gli Horcrux, chiave dell’immortalità di Voldemort. Nel frattempo i mondo dei maghi é diventato un posto pericoloso per tutti i nemici del Signore Oscuro. I Mangiamorte hanno preso il controllo del Ministero della Magia e perfino di Hogwarts, terrorizzando chiunque osi opporrsi. La preda che manca é quella più importante: Harry Potter. Mentre é impegnato nella ricerca degli Horcrux, Harry scopre una fiaba antica, la leggenda dei doni della morte, che se si rivelasse vera potrebeb consegnare a Voldemort il potere assoluto di cui vuole impadronirsi. Harry non sa che il suo futuro é già stato deciso dal suo passato, nel giorno in cui è diventato il ‘bambino sopravvissuto’. Harry ora non é più un bambino e deve prepararsi al compito che lo attende fin da quando ha messo piede a Hogwarts: la battaglia finale con Voldemort.

Valutazione Pastorale

Il libro scritto da J. K. Rowling che accompagna verso la conclusione la saga di Harry Potter presenta una trama fitta e complessa: al punto da indurre a sdoppiarlo in due puntate. Questa é la prima, e l’ultimo fotogramma va considerato non una conclusione ma una pausa in vista dell’appuntamento, quello si, conclusivo. Che ci stia avviando verso la fine lo si deduce dal fatto che ormai sono molti i riferimenti ai capitoli precedenti, in un intrigo di rinvii e rimandi a situazioni già accadute che é bene ricordare per mettere in ordine episodi, personaggi, fatti. Questo riguarda soprattutto la prima ora di racconto, quando il terzetto vive la la beata confusione dello stordimento. Da un certo punto in poi i nodi vengono al pettine. Quando i tre ragazzi rimangono soli e, insieme a quello della battaglia con Voldemort, si apre il difficile scenario del rapporto tra loro, della crescita, del recupero delle origini, del futuro da costruire. La favola allora entra in una dimensione narrativo-simbolica sottile e sfaccettata. La cupa ala del Male si stende sui protagonisti, crea mostri e animale feroci, interviene a spezzare la poetica armonia del ritorno al paese natale di Harry. Bisogna ritrovare il coraggio di andare avanti, verso lo scontro finale. In attesa, anche questo settimo regale pagine di un cinema visionario, inquietante, straripante. Un universo dove la bussola impazzita del quotidiano si confonde con la severità di miti e tradizioni secolari.

Harry Potter e i Doni della Morte – Parte 2

Genere avventura, azione, fantasy. Diretto da David Yates, con Daniel Radcliffe e Emma Watson. Uscita al cinema il 13 luglio 2011. Durata 130 minuti. Distribuito da Warner Bros. Italia.

La tomba di Albus viene profanata e dalle mani dello scomparso preside di Hogwarts viene strappata la sua inconfondibile bacchetta di sambuco. Lord Voldemort, il ladro, la solleva trionfante, lanciando minacce verso le nubi che incombono. La bacchetta è uno dei tre doni che, insieme al mantello dell’invisibilità e alla pietra della Resurrezione, possono ingannare la Morte. Pur consapevole che in questa situazione non potrà sconfiggere Voldemort, Harry non rinuncia a portare a termine la propria missione: trovare e distruggere gli Horcrux rimasti, in cui il Signore Oscuro ha nascosto pezzi della sua anima nella ricerca dell’immortalità. Tre sono stati distrutti, ne rimangono quattro, e Harry, accompagnato da Ron e Hermione, comincia il difficile percorso.

Valutazione Pastorale

Parte 2 comincia dove finisce Parte 1: con un furto che avrà profonde consegueze. Ma qui in più siamo alla fine della ‘saga’, di un’avventura cominciata quasi in sordina dieci anni fa (Harry Potter e la pietra filosofale, 2001) e poi esplosa fino a diventare una sorta di appuntamento fisso per un pubblico vastissimo. Non è corretto quindi riferire come si conclude lo scontro a lungo rinviato tra Harry e lord Voldemort. Si sa però che è in sintesi la lotta tra Bene e Male, alla quale il giovane mago (non più maghetto) arriva dopo aver superato una serie indicibile di ostacoli e pericoli. Questo di Harry (e di Ron e Hermione, spesso in disparte, però) è un viaggio, di crescita, di formazione, di conoscenza che i tre affrontano muovendosi tra il senso del dovere e la follia dell’ignoto. Il viluppo degli inganni sembra ad un certo punto insuperabile, la strada popolata di creature mostruose, edifici e ambienti in preda alla rovina: l’assenza di amore, di dolcezza incombe su scelte dure e rischiose. Harry ha un sorriso solo quando entra in una luce irreale: e chiede se si tratti di un sogno. La dimensione onirica spiazza la logica narrativa. C’è una Vita che deve vincere la Morte, e tutto è lecito, per i maghi. Così nel finale i personaggi tornano alla Scuola di Hogwarts, luogo familiare, ed è come tornare a casa, all’infanzia, all’inizio. La circolarità del tono affabulatorio definisce un sistema filosofico spirituale inevitabilmente dai forti sapori anglosassoni: come i protagonisti di una fiaba inquieta condannati a vagare in una foresta del nord Europa. Nell’andare avanti, il periodare si fa ostico, aspro, qua e là enigmatico, accompagnato da crudezze, certo non facile da seguire per i più piccoli. Restano il fascino visivo e visionario di una costruzione filmica simile ad una possente architettura, un finale forse persino provocatorio, l’idea che la conclusione (se c’è) appartiene al film, alla favola, ai personaggi ma certo non a quello che ci hanno raccontato per un decennio.

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La Melodiè – Suona Sogna Vola
– Martedì 16/10 | Ore 21:15

La Melodiè – Suona Sogna Vola

Genere drammatic. Diretto da Rachid Hami, con Kad Merad e Samir Guesmi. Durata 102 minuti. Distribuito da Officine Ubu.

– 74^ MOSTRA INTERNAZIONALE D’ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA 2017 FUORI CONCORSO PREMIO SFERA 1932. –

La mélodie, il film diretto da Rachid Hami, vede protagonista Simon (Kad Merad), un famoso violinista quasi cinquantenne. Simon è un uomo ormai disilluso dalla vita e sta attraversando un periodo difficile. Seppur distinto, si ritrova privo di ingaggi e non può fare altro che accettare l’offerta di lavoro propostagli da Farid (Samir Guesm), nonostante si tratti di un impiego piuttosto lontano dalle proprie ambizioni: insegnare nella sua classe-orchestra presso una scuola media inferiore alle porte di Parigi, frequentata da ragazzi che vivono in condizioni socio-economiche disagiate.
I metodi d’insegnamento molto rigidi di Simon gli creano subito grossi problemi a interagire con gli studenti, che rispondono con un atteggiamento provocatorio e arrogante. Tra loro spicca Arnold, un timido ragazzo di origine africana che dimostra una forte predisposizione per il violino, affascinato dalla sua gestualità e dai suoi suoni. Grazie al talento di Arnold e all’incoraggiante energia del resto della classe, Simon riscopre a poco a poco le gioie della musica. Riuscirà a ritrovare l’energia necessaria per ottenere la fiducia degli allievi e mantenere la promessa di portare la classe a esibirsi al concerto finale alla Filarmonica di Parigi?

 

Scheda Film – Sale della Comunità

La mélodie di Rachid Hami è una favola edificante, e come tutte le favole ha una struttura fissa, che converge, tra ascese e cadute, verso l’immancabile lieto fine. Eppure la prevedibilità della favola non ne annulla necessariamente il valore e, in questo caso, basta appena stare al gioco, scegliere la sospensione di incredulità, per godere di un buon film.

Il violinista Simon, dopo un passato più glorioso, finisce a insegnare in una classe della periferia di Parigi. Si scontra con ragazzini particolarmente turbolenti, con realtà marginali che non aveva mai conosciuto e che stenta a comprendere. Ma col tempo impara ad apprezzare la vitalità dei suoi studenti e trova motivazioni per investire tutte le proprie energie in quel lavoro e per ritrovare se stesso, una figlia trascurata, la madre, la sua vera vocazione. Tra i ragazzi spicca Arnold, ragazzo di colore senza padre, che fin da subito si innamora del violino che gli permetterà una sorta di riscatto sociale.

La storia sa ovviamente di già visto, ma in fondo i personaggi si fanno apprezzare, e l’ambientazione in una Parigi multiculturale offre utili spunti di riflessione in anni come quelli che stiamo vivendo. Anche la rappresentazione della scuola, dei rapporti tra insegnanti e studenti, del ruolo dei genitori, è efficace e descrive bene il ruolo sociale oltre che culturale dell’istruzione. Infine, il giovanissimo attore che interpreta Arnold riesce a rendere vitale un personaggio altrimenti incatenato in un cliché.

Simon è un musicista rimasto senza lavoro che accetta di tenere un corso di violino in una scuola alla periferia di Parigi. Inizialmente il rapporto con i bambini è complicato perché nel gruppo ci sono alcuni allievi problematici. Tra loro però c’è anche il timido Arnold, affascinato dal violino e molto talentuoso. Grazie a lui e all’energia della sua classe, Simon riscopre a poco a poco le gioie della musica e decide di accompagnare gli allievi fino alla tappa finale alla Filarmonica di Parigi.

Presentato fuori concorso a Venezia 2017, La melodie è il film d’esordio di Rachid Hami, autore d’origini algerine giunto all’esordio nel lungometraggio dopo aver collaborato come attore per Abdellatif Kechiche (La schivata, 2003) e Arnaud Desplechin (I re e la regina, 2004) e aver in seguito realizzato due mediometraggi da regista. Al di là dei debiti più o meno evidenti con il cinema dei suoi maestri (più Kechice che Desplechin comunque) e alcuni spunti autobiografici (il rapporto con la musica, ad esempio), La melodie sembra tuttavia contaminare le vibrazioni de Il concerto (2009) di Radu Mihaileanu con quelle de La classe(2008) di Laurent Cantet. Due film che il regista franco-algerino sembra tener presente sia nel percorso narrativo, sia nell’approccio della regia.

Se dunque l’originalità narrativa non è forse la migliore qualità de La melodie, va tuttavia sottolineato come esso sia sostenuto da un’ottima qualità performativa. Aspetto che rivela come Hami si trovi perfettamente a proprio agio nella direzione degli attori e nella gestione dell’improvvisazione. Ma anche nella capacità di amalgamare il casting, composto da attori navigati e bambini alla prima esperienza davanti alla camera, e i differenti registri espressivi (quello in sottrazione di Kad Merad con quelli gestuali di alcuni giovani interpreti ad esempio). Tanto che il percorso narrativo ed esistenziale dei personaggi trova il proprio naturale sbocco nell’emozionante finale, che serve ad Hami a ricordarci, ancora una volta, come la Musica (e in generale l’Arte) sia ancora la strada migliore per sviluppare caratteri, formare gruppi, costruire identità.

 

Commissione Nazionale Valutazione Film – CEI

Famoso musicista alle prese con un difficile periodo professionale, Simon accetta un incarico in una scuola alle porte di Parigi per dare lezioni di violino…

Valutazione Pastorale

La scuola alla periferia di Parigi nella quale arriva Simon è, nemmeno a dirlo, disordinata e avvolta in un profondo caos. I ragazzi sono poco motivati, distratti, dispersivi. A cominciare da Arnold, studente che sembra affascinato dal violino e tuttavia dovrà superare diffidenze e timidezze per mettere in mostra quella che diventerà la sua ‘passione’. Su questo traliccio di partenza, il copione conduce tutta la narrazione che segue. Incomprensioni, anche forti, tra il prof e gli alunni, difficoltà di comunicazione tra francesi e stranieri, momenti di delusione alternati ad altri di entusiasmo e soddisfazione. Fino al momento conclusivo che vedrà la classe partecipare compatta al concerto di fine anno, con gioia e entusiasmo generali. Questo di Hami è certo un film di altro valore educativo e didattico. Fa capire che niente è perduto se ci si mette con serietà a lavorare co spirito costruttivo e per la comune causa della crescita sociale e culturale. Copione tanto più importante perché realizzato in un contesto di forte e aperto incontro tra lingue e culture, in una Parigi più che mai crocevia di snodi emblematici di diverse provenienze.

Dal punto di vista pastorale, il film è da valutare come consigliabile, problematico e adatto per dibattiti. Il film è da utilizzare in occasioni come opportunità di affrontare in modo deciso il mondo della scuola, come base di conoscenza e di convivenza tra i popoli.

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Servizio Prevendita! 🙂

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LEONARDO E LA MAGIA DEL TEMPO – Venerdì 12/10 | Ore 21:00

Spettacolo teatrale, una commedia esilarante tra illusione e magia a 500 anni dalla morte del maestro Leonardo.

Info e ticket: 0115623800

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Ocean’s 8
– Martedì 09/10 | Ore 21:15

Genere azione, thriller. Diretto da Gary Ross, con Sandra Bullock e Cate Blanchett. Durata 110 minuti. Distribuito da Warner Bros.

Un po’ sequel, un po’ spinoff della trilogia firmata Steven Soderbergh, Ocean’s 8porta in scena una nuova banda di donne truffatrici capitanate dall’astuta Sandra Bullock. Debbie Ocean (Bullock), sorella di Danny (il personaggio interpretato da George Clooney), progetta di mettere a segno il colpo del secolo in occasione dell’annuale Met Gala di New York. A portare scompiglio durante il raduno di star e celebrity patrocinato da Anna Wintour sarà la squadra formata da Lou (Cate Blanchett), Rose (Helena Bonham Carter), Daphne Kluger (Anne Hathaway), Nine Ball (Rihanna), Amita (Mindy Kaling), Tammy (Sarah Paulson) e Constance (Awkwafina).
Ma dovranno stare attente a non attirare i sospetti di un curatore d’arte (Richard Armitage), di un broker assicurativo (James Corden) e dell’ex fiamma di Debbie, nonché bersaglio della rapina (Damian Lewis).
Nel cast, pronti a riprendere i ruoli dell’impacciato Linus Caldwell e dell’esperto Saul Bloom, anche Matt Damon e Carl Reiner.

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