,

MARIA REGINA DI SCOZIA
– SABATO 9/02 | ORE 21:15
– DOMENICA 10/02 | ORE 20:30

Maria Regina di Scozia è un film di genere biografico, drammatico, storico del 2018, diretto da Josie Rourke, con Margot Robbie e Saoirse Ronan. Durata 125 minuti. Distribuito da Universal Pictures.

Maria Regina di Scozia, film diretto da Josie Rourke, esplora la turbolenta vita della carismatica Mary Stuart (Saoirse Ronan).
Regina di Francia a 16 anni e vedova a 18, Mary sfida le pressioni politiche che vorrebbero si risposasse.
Fa ritorno invece nella sua natia Scozia per reclamare il suo trono legittimo. Ma la Scozia e l’Inghilterra finiscono per essere governate da sua cugina Elisabetta I(Margot Robbie). Ciascuna delle due giovani regine percepisce la “sorella” come una minaccia ma, allo stesso tempo, ne subisce il fascino.
Rivali per il potere e in amore, e reggenti in un mondo maschile, le due dovranno decidere tra il matrimonio e l’indipendenza.
Determinata a regnare non solo in senso figurato, Mary reclama il trono inglese, minacciando la sovranità di Elisabetta. Tradimento, ribellione e cospirazioni all’interno di ogni corte metteranno in pericolo entrambi i troni e cambieranno il corso della storia.

Valutazione Pastorale

Dentro le tumultuose fasi della Storia inglese (ma non solo) si sono create le premesse per dare vita a numerosi film, di volta in volta osservati da varie angolazioni e visti con sguardi differenti. Quello della rivalità tra Maria Stuarda ed Elisabetta I rappresenta certo un capitolo determinante del XVI secolo in Inghilterra, segnato da eventi che hanno condizionato tutti i passaggi successivi, soprattutto all’interno del dilaniante conflitto tra blocco cattolico e protestante nel clima della Riforma. Senza voler tornare con la memoria ai precedenti film che hanno avuto al centro gli stessi protagonisti, qui si può però ricordare che la regia è affidata a Josie Rourke, esordiente e regista teatrale, tratta da un testo dell’inglese John Guy. Il conflitto tra Maria Stuarda e Elisabetta I si svolge sullo sfondo della crescente tensione tra inglesi e scozzesi, con passaggi di indubbia crudezza e momenti di fiera rivalità. Nei ruoli principali ci sono Saoirse Ronan (Maria Stuarda) e Margot Robbie (Elisabetta I), due attrici dell’ultima generazione già meritevoli di molti premi nella loro giovane carriera. Intorno alla loro convincente performance si sviluppa una cornice storica intensa e suggestiva, corredata da una messa in scena vibrante tra scenografie e costumi. Ne deriva una precisione formale (tipica di molto cinema inglese) che sorregge il racconto anche nei punti in cui appare più debole. Dal punto di vista pastorale, il film è da valutare come complesso, problematico e adatto per dibattiti.

,

RED LAND (ROSSO ISTRIA)
– MARTEDI 05/02 | ORE 21:15, intro con il Sindaco di Giaveno alle ore 20:45

Red Land (Rosso Istria) è un film di genere drammatico, storico del 2018, diretto da Maximiliano Hernando Bruno, con Selene Gandini e Geraldine Chaplin. Durata 150 minuti. Distribuito da Whale Pictures.

Red Land (Rosso Istria), il film diretto da Maximiliano Hernando Bruno, è ambientato nel settembre del 1943, nei giorni in cui nei territori italiani martoriati dalla guerra scoppia il caos: il maresciallo Badoglio, capo del governo italiano, chiede ed ottiene l’armistizio da parte degli anglo–americani e unitamente al Re fugge da Roma, lasciando l’Italia allo sbando. L’esercito non sa più chi è il nemico e chi l’alleato. Il dramma si trasforma in tragedia per i soldati abbandonati a se stessi nei teatri di guerra ma anche e soprattutto per le popolazioni civili Istriane, Fiumane, Giuliane e Dalmate, che si trovano ad affrontare un nuovo nemico: i partigiani di Tito che avanzano in quelle terre, spinti da una furia anti-italiana. In questo drammatico contesto storico, avrà risalto la figura di Norma Cossetto(Selene Gandini), giovane studentessa istriana, laureanda all’Università di Padova, barbaramente violentata e uccisa dai partigiani titini, per la sola colpa di essere Italiana. A Norma Cossetto venne conferita la medaglia d’oro al valor civile dal Presidente Carlo Azeglio Ciampi. Una targa in suo ricordo è presente all’interno del Palazzo Bò dell’Università di Padova.

https://www.comingsoon.it/film/red-land-rosso-istria/55596/scheda/

,

SE LA STRADA POTESSE PARLARE
– VENERDI’ 01/02 | ORE 21:15
– SABATO 02/02 | ORE 21:15
– DOMENICA 03/02 | ORE 20:30

Se la strada potesse parlare è un film di genere sentimentale, drammatico del 2018, diretto da Barry Jenkins, con KiKi Layne e Stephan James. Durata 117 minuti. Distribuito da Lucky Red.

Se la strada potesse parlare, il film diretto da Barry Jenkins, è ambientato negli anni anni 70 a New York, più esattamente nel quartiere di Harlem.
Uniti da sempre, la diciannovenne Tish (KiKi Layne) e il fidanzato Alonzo, detto Fonny (Stephan James), sognano un futuro insieme.
Quando Fonny viene ingiustamente arrestato per un crimine che non ha commesso, Tish, che ha da poco scoperto di essere incinta, fa di tutto per scagionarlo, con il sostegno incondizionato di parenti e genitori.
Senza più un compagno al suo fianco, Tish deve affrontare l’inaspettata prospettiva della maternità. Mentre le settimane diventano mesi, la ragazza non perde la speranza, supportata dalla propria forza interiore e dall’affetto della famiglia, disposta a tutto per il bene della figlia e del futuro genero.

https://www.comingsoon.it/film/se-la-strada-potesse-parlare/55093/scheda/

SE LA STRADA POTESSE PARLARE (Barry Jenkins) – L’amore sopra ogni cosa

Recensione Sale della comunità

Harlem, primi anni ’70: “Tish” ha 19 anni e sogna di sposarsi con il fidanzato “Fonny”. Tuttavia quando lui viene arrestato per un crimine che non ha commesso, la ragazza, che ha da poco scoperto di essere incinta, fa di tutto per scagionarlo, con il sostegno incondizionato di parenti e genitori. Senza più un compagno al suo fianco, Tish deve affrontare l’inaspettata prospettiva della maternità. Mentre le settimane diventano mesi, la ragazza non perde la speranza, supportata dalla propria forza interiore e dall’affetto della famiglia, disposta a tutto per il loro bene.

Già con all’attivo un discreto numero di riconoscimenti ottenuti in questo scorcio di 2019 e in corsa con tre nomination per i prossimi “Academy Awards” (sceneggiatura non originale, colonna sonora e Regina King come attrice non protagonista), il terzo lungometraggio del regista-rivelazione del 2016 – con il suo lavoro precedente (Moonlight) si aggiudicò ben tre oscar, tra cui anche quello per il “miglior film” –, forse non ha la stessa forza del lavoro precedente, ma contiene certamente più di un aspetto positivo che ne confermano l’originalità espressiva. Le due opere, solo apparentemente distanti per la differente spaziotemporalità – dal Sud contemporaneo che fa da sfondo al film del 2016 (ambientato tra Miami e Atlanta), alla New York Early Seventies di Se la strada potesse parlare -, in realtà dialogano assai più profondamente di quanto potrebbe sembrare a un primo, superficiale confronto. Non tante perché entrambe incentrate su una vicenda di cui sono protagonisti personaggi della comunità afrodiscendente statunitense; non solo perché pensate e scritte da Jenkins più o meno nello stesso periodo e con un simile lavoro di traduzione visto che sono adattate da materiali preesistenti (là da un testo teatrale, qui dall’omonimo romanzo di James Baldwin pubblicato nel 1974), quanto perché permeate dallo stesso tentativo di mettere in rapporto il conflitto sociale con la forza rivoluzionaria dell’amoreOvvero il medesimo spirito che anima il romanzo d’origine, scritto da Baldwin proprio nel momento della sua massima disillusione, seguita agli omicidi dei suoi illustri compagni nelle lotte civili degli anni ’60 e agli attacchi ricevuti per la sua difesa nei confronti di chi avesse un diverso orientamento sessuale. Se tuttavia la traduzione nel linguaggio audiovisivo di questo struggente melò convince è soprattutto perché Jenkins adotta una messinscena meditativa quanto avvolgente, ritraendo i propri personaggi con movimenti ieratici quanto ipnotici, costringendoli in spazi chiaroscurali senza però lasciare che perdano mai la propria autodeterminazione, sottolineandone la forza mista alla vulnerabilità con un melanconico e vibrante percorso sonoro (rimarchevole il contributo di Nicholas Britell che firma il soundtrack).

Valutazione Pastorale

Barry Jenkins nel 2017 ha vinto l’Oscar come miglior film per ‘Moonlight’, vicenda drammatica legata ai diritti della comunità afroamericana. Ispirandosi a un romanzo di James Baldwin, anche stavolta Jenkins affronta una vicenda che ha al centro due giovani di colore e che si sviluppa lungo difficoltà esistenziali via via più profonde e di tono dirompente. L’evolversi dell’azione porta i protagonisti a farsi partecipi di difficoltà sempre più difficili da gestire. L’insieme di famiglia, genitori, amici, e di situazioni che riguardano il lavoro, la polizia, gli ostacoli frapposti dal continuo contrasto tra bianchi e afroamericani generano un trend che si sviluppa verso il tono del mélo, ossia di una tragedia dai toni forti e dalla dolore spiazzante. La regia governa questa materia incandescente con forte compattezza narrativa, descrivendo con efficacia le pagine di discriminazioni razziali e quelle abitate da sentimenti emozionanti. Ne deriva un film convincente, compatto e di grande spessore, che dal punto di vista narrativo è da valutare come complesso, problematico e per dibattiti, per avviare riflessioni sulla delicata e difficile situazione dell’America anni ’70.

,

MIA E IL LEONE BIANCO
– SABATO 02/02 | ORE 16:00
– DOMENICA 03/02 | ORE 16:00
—–
– SABATO 26/01 | ORE 16:00 e ORE 21:15
– DOMENICA 27/01 | ORE 16:00 e 20:30

Mia e il Leone Bianco è un film di genere drammatico, family, diretto da Gilles de Maistre, con Daniah De Villiers e Mélanie Laurent. Durata 98 minuti. Distribuito da Eagle Pictures in collaborazione con Leone Film Group.

Mia e il Leone Bianco, il film diretto da Gilles de Maistre, vede protagonista la giovane Mia (Daniah De Villiers). Quando era solo una bambina ha stretto una straordinaria amicizia con Charlie, un leoncino bianco nato nell’allevamento di felini dei genitori in Sudafrica.
Per anni i due crescono insieme e condividono ogni cosa. Ormai quattordicenne, Mia scopre che il suo incredibile legame con Charlie, divenuto uno splendido esemplare adulto, potrebbe finire da un momento all’altro…

https://www.comingsoon.it/film/mia-e-il-leone-bianco/55027/scheda/

Valutazione Pastorale

“Più che un documentario – dice il regista Gilles De Maistre – si tratta di un film per famiglie. Alla base del racconto c’è infatti un’amicizia reale che ha ispirato il rapporto tra la ragazza e il leone che vediamo nel film. Abbiamo incontrato oltre 300 bambini in Sudafrica prima di trovare il giusto interprete in Daniah (…)”. La scelta di mantenere la storia ad altezza di bambino (poi adolescente) implica una serie di altri passaggi collaterali, non ultimo quello del modo di raccontare i due protagonisti (la bambina e il leone) nelle fasi di rispettiva crescita. Quando la convivenza comincia a farsi difficile (soprattutto perché il felino vive dentro casa), il problema educativo viene fuori in tutta la sua delicatezza. Il rifiuto da parte di Mia a separarsi da Charlie (così si chiama) porta discussioni, incomprensioni, litigi tra figli e genitori destinati a crescere col passare del tempo. La tensione sala progressivamente fino a un climax finale che tiene con il fiato sospeso i piccoli spettatori. Ben strutturato, il racconto corre lungo la via di una positività forse prevedibile ma capace di toccare il cuore dei più piccoli e di trasmette loro importanti suggerimenti in merito al trattamento degli animali, al rapporto con gli adulti, con il denaro, con il territorio. Dal punto di vista pastorale, il film è da valutare come consigliabile, semplice e adatto per dibattiti.

Rassegna Essai Primavera 2019

Ridiamo 2019

I nostri Sponsor