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Venerdì 04/05 | Ore 21:00
Sabato 05/05 | Ore 21:00
Domenica 06/05 | Ore 18:00 e 21:00

IO SONO TEMPESTA

Genere commedia, drammatico. Diretto da Daniele Luchetti, con Marco Giallini e Elio Germano. Durata 97 minuti. Distribuito da 01 Distribution.

Io sono Tempesta, il film diretto da Daniele Luchetti, vede Marco Giallini nei panni di Numa Tempesta, un finanziere che gestisce un fondo da un miliardo e mezzo di euro e abita da solo nel suo immenso hotel deserto, pieno di letti in cui lui non riesce a chiudere occhio.
Tempesta ha soldi, carisma, fiuto per gli affari e pochi scrupoli. Un giorno la legge gli presenta il conto: a causa di una vecchia condanna per evasione fiscale dovrà scontare un anno di pena ai servizi sociali in un centro di accoglienza.
E così, il potente Numa dovrà mettersi a disposizione di chi non ha nulla, degli ultimi. Tra questi c’è Bruno (Elio Germano), un giovane padre che frequenta il centro con il figlio, in seguito ad un tracollo economico.
L’incontro sembrerebbe offrire ad entrambi l’occasione per una rinascita all’insegna dei buoni sentimenti e dell’amicizia. Ma c’è il denaro di mezzo e un gruppo di senzatetto che, tra morale e denaro, tenderà a preferire il denaro. Alla fine, come nel miglior cinema di Daniele Luchetti, bisognerà chiedersi: chi sono i buoni, se ci sono?

Il ricco tra i poveri

Numa Tempesta è un finanziere con pochi scrupoli che gestisce un grosso fondo e abita in solitudine l’hotel di cui è proprietario. Quando viene condannato per un’antica evasione fiscale, è costretto a scontare un anno di pena nei servizi sociali in un centro di accoglienza. Qui conosce tante persone disperate, tra cui Bruno, un giovane padre che vive nel centro con il figlio a causa di un tracollo economico. Tra di loro nasce un rapporto di amicizia che li porta ad avere una reciproca occasione di rinascita.

Ambientato ancora una volta a Roma, sfondo privilegiato della filmografia del regista, l’undicesimo lungometraggio di finzione di Daniele Luchetti è segnato da alcune novità e importanti ritorni. Tra le prime c’è l’inizio della collaborazione con Marco Giallini (in un ruolo finalmente “cucito addosso”) e con Eleonora Danco (attrice ingiustamente poco utilizzata dal cinema nostrano). Tra i secondi invece quello al cinema dopo l’anodina parentesi televisiva del 2016 (la mini-serie in 4 episodi di Chiamatemi Francesco), a un genere assai frequentato (la commedia, qui nella declinazione “ricchi e poveri”, oggi molto in voga), ai temi dell’attualità, assenti dai tempi de La nostra vita (2010), nonché alla collaborazione con Elio Germano, che proprio con il regista romano ha espresso due delle più importanti interpretazioni della sua giovane ma già importante carriera (Mio fratello è figlio unico, 2007, e appunto il film del 2010).

Al di là di tali rilievi però, Io sono Tempesta appare come uno dei tanti film italiani in cui sono evidenti le buone intenzioni, poi però non legittimate dagli esiti, e che nel caso di Luchetti non riescono a raggiungere i livelli dei migliori titoli della sua filmografia. Complice un soggetto non particolarmente originale e una scrittura che, seppur ben intenzionata a dar rilievo a ogni personaggio, principale o secondario, non riesce tuttavia a trovare quella tridimensionalità di cui sono connotati i migliori characters dell’opera del regista romano. Un vero peccato, perché il lavoro con gli attori è, come sempre d’altronde, di grande qualità, così come il giudizio è positivo sia per la fotografia di Luca Bigazzi, bravo a definire una Roma gelida e invernale assai rara da vedere sul grande schermo, sia per la scenografia mai banale di Paola Comencini che per il casting ben assortito.

 

 

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Venerdì 27/04 | Ore 21:00
Sabato 28/04 | Ore 21:00
Domenica 29/04 | Ore 19:00 e Ore 21:00

CONTROMANO

Genere commedia. Diretto da Antonio Albanese, con Antonio Albanese e Alex Fondja. Durata 102 minuti. Distribuito da 01 Distribution.

Contromano, il film diretto da Antonio Albanese, vede protagonista Mario Cavallaro (Albanese), cinquantenne milanese preciso e abitudinario: si sveglia tutte le mattine nello stesso modo, nella stessa casa, nello stesso quartiere, nella stessa città, beve lo stesso caffè nello stesso bar e apre il suo negozio senza mai tardare di un solo minuto. È questo, per lui, il bello della vita: le cose che non cambiano, che rimangono uguali, le abitudini. Una routine prestabilita e rassicurante che lui non ha alcuna intenzione di cambiare. L’ordine, la precisione, la puntualità, il rispetto, il decoro, la voce bassa, lo stare ognuno al proprio posto sono i valori cardine della vita di Mario, convinto che il segreto di una società civile sia il rispetto della disciplina.
La monotona vita di Mario si divide tra i suoi due luoghi del cuore: il suo prestigioso negozio di calze, ereditato dal padre, e il terrazzo di casa dove coltiva un orto, unica passione che si concede. Terrorizzato al solo pensiero di apportare dei cambiamenti alla propria vita, è facile capire il suo sgomento quando viene a sapere che il suo vecchio bar di fiducia, dove beve sempre lo stesso marocchino dallo stesso inconfondibile sapore, sta per essere venduto a un egiziano, all'”egiziano del kebab”, e, come se non bastasse, davanti al suo negozio si piazza Oba (Alex Fondja), un giovane senegalese venditore ambulante di calzini, che inizia a minacciare l’attività di Mario con le sue offerte altamente concorrenziali. Ma quel che è troppo è troppo, e decide di agire per “rimettere le cose a posto”. Così escogita un piano semplice quanto folle: decide di rapire Oba e riportarlo a casa sua.
Un viaggio Milano-Senegal di solo andata. Anzi, la reputa un’idea geniale: se tutti lo facessero, riportandoli in patria uno a uno, il problema dell’immigrazione sarebbe risolto. Il film prende così la piega di un paradossale on the road, che si complicherà ulteriormente con l’entrata in scena di un terzo personaggio che, se possibile, rende ancora più assurda la situazione in macchina. Oba acconsente alla sua “deportazione” solo a una condizione: Mario deve riaccompagnare a casa anche la sorella di lui, Dalida (Aude Legastelois). Fin qui tutto bene, se non fosse che Mario, non appena vede la bellissima ragazza, se ne innamora perdutamente. E anche Oba e Dalida sembrano non raccontarla giusta sulla loro parentela… Sarà l’inizio di una serie di guai seri e rocamboleschi o di una nuova, assurda armonia?

Commissione Nazionale Valutazione Film – Conferenza Episcopale Italiana

E’ a partire da questo terzo millennio che il tema dell’immigrazione ha imposto con forza l’urgenza e la necessità di una soluzione condivisa tra i soggetti interessati. Il cinema, dopo un periodo iniziale in cui l’argomento è stato trattato con toni tesi e drammatici, ha virato decisamente su un versante meno complicato, cercando di farlo scivolare verso la commedia, nelle sue cento sfumature caratteriali. Questa strada viene seguita anche da ‘Contromano’. Il film è interpretato e diretto da Antonio Albanese, che arriva qui alla sua quarta regia dopo ‘Uomo d’acqua dolce’ (1996), ‘La fame e la sete’ (1999), ‘Il nostro matrimonio è in crisi’ (2002). La storia prende il via a Milano, dove Mario Cavallaro, un cinquantenne amante di ordine e precisione, trascorre la giornata tra la propria casa e il negozio di calze ereditato dal padre. Il suo abitudinario procedere dall’abitazione al posto di lavoro riceve un brutto colpo quando, proprio fuori dalle sue vetrine, comincia a stazionare un senegalese che vende calzini con notevole successo. Mario osserva per un po’ gli affari del giovane, prova a parlarci e infine decide di agire. Dopo averlo tramortito, rapisce Oba (cosi si chiama) con l’obiettivo di riportarlo a casa, in Senegal. Il viaggio è il cuore e il centro della vicenda, “un viaggio assurdo- spiega l’Albanese regista- per raccontare le contraddizioni e le paure contemporanee, usare comicità e ironia per mettere a fuoco l’argomento più controverso di questo decennio: l’integrazione tra società, culture e popoli diversi”. Lo scarto narrativo che avvia il cambio di direzione produce il passaggio dal realismo della parte iniziale alla vicinanza con la favola. Ed è una sensazione che attraversa tutto il resto del copione. C’è sapore di fiaba nell’unirsi a Mario e Oba della connazionale Dalida, forse sua sorella forse no, c’è profumo di fiaba nelle varie tappe del trasferimento dall’Italia al Senegal, risulta poco credibile la facilità con cui il terzetto si smarca dalla morsa della polizia e approda sul traghetto per l’Africa. Ma tutto inclina verso un finale poetico e positivo di sognata e paradossale felicità. L’entusiasmo che accende Mario quando capisce l’utilità di mettersi al servizio degli altri per aiutarli a crescere è forse fin troppo indulgente, anticipa l’idea di un futuro per qualche verso eccessivamente ottimista, ma diciamolo, è bello e giusto che sia così. La commedia, se tale deve essere, ha anche il compito di indurci al sorriso, alla gioia, alla serenità, con sensazioni di verità forse differenti ma necessarie. Crediamoci in quello che racconta Albanese, e forse saremo capaci di raggiungere il traguardo. Film adatto per avviare una riflessione su questo tema centrale e importante della attuale vita italiana.

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Martedì 24/04 | Ore 21:00

L’INSULTO

Genere drammatico. Diretto da Ziad Doueiri, con Adel Karam e Kamel El Basha. Durata 110 minuti. Distribuito da Lucky Red.

***Consigliato per Dibattiti sui temi quali il confronto interreligioso, la Storia, la politica tra passato, presente e futuro.***

Un litigio nato da un banale incidente porta in tribunale Toni e Yasser. La semplice questione privata tra i due si trasforma in un conflitto di proporzioni incredibili, diventando a poco a poco un caso nazionale, un regolamento di conti tra culture e religioni diverse con colpi di scena inaspettati. Toni, infatti, è un libanese cristiano e Yasser un palestinese. Al processo, oltre agli avvocati e ai familiari, si schierano due fazioni opposte di un paese che riscopre in quell’occasione ferite mai curate e rivelazioni scioccanti, facendo riaffiorare così un passato che è sempre presente.

Recensione FilmCronache – Sale della Comunità

Scheda della Commissione Nazionale Valutazione Film della Conferenza Episcopale Italiana

A Beirut, durante i lavori per restaurare un edificio, sul modo di riparare un impianto idraulico si accende una lite tra Toni, cristiano libanese, e Yasser, rifugiato palestinese. Sentendosi offeso, Yasser pretende scuse ufficiali, in assenza delle quali, sporge denuncia contro Toni. E’ l’inizio di un processo a poco a poco più incontrollabile…

A buon diritto, il soggetto può essere inserito tra i cosiddetti ‘film’ che segnano un allarme, accendono una miccia, indagano una ipotesi ad alto tasso di rischio. Insomma non soltanto una storia ma la cronaca, acuta e dettagliata, di come un fatto, piccolo e all’apparenza innocuo, possa montare e sfuggire al controllo di chi lo ha provocato. Al punto che tra le persone protagoniste e la folla di contorno si perde il senso di chi “ha cominciato”, colpe e discolpe si confondono, verità e menzogne finiscono in una dialettica sempre più sterile e i ruoli in tribunale (l’accusa, la difesa, il giudice) si accavallano finendo per sopportare l’aggravio di altre azioni non previste. La Storia si confonde con la storia, le ripicche si sprecano, gli smacchi sconfinano nella filosofia giuridica. Insomma non solo un film ma un film/summa, la sintesi di quello che non vorremmo fare e invece lasciamo che accada, impotenti e inefficaci. Campanello d’allarme incisivo e sostanziale, con una meritata Coppa Volpi per il miglior attore alla Mostra di Venezia 2017.

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Sabato 21/04 | Ore 21:00
Domenica 22/04 | Ore 18:00 e 21:00

LA TERRA BUONA

Regia di Emanuele Caruso. Con Lorenzo Pedrotti, Fabrizio Ferracane, Viola Sartoretto, Cristian Di Sante, Giulio Brogi. Genere Drammatico. Durata 110 minuti. Distribuito da Obiettivo Cinema.

Soggetto Emanuele Caruso, Marco Domenicale – Sceneggiatura Emanuele Caruso, Marco Domenicale – Fotografia Cristian De Giglio – Montaggio Emanuele Caruso, Ilenia Zincone – Scenografia Jacopo Valsania – Costumi Simone Oliveri – Musica originale Remo Baldi

www.laterrabuona.com

Dopo un lungo viaggio partito dalla Capitale Giulia, detta Gea, e il suo amico Martino si ritrovano in Val Grande, estremo nord Italia, a una sessantina di chilometri dal confine con la Svizzera. Gea ha un cancro al sistema linfatico, nessuna cura sembra funzionare, e lo zio di Martino, don Lorenzo, le ha indicato come ultima speranza Giuseppe Mastroianni, un medico che da anni sperimenta cure alternative. Peccato che Mastroianni sia nascosto fra le montagne perché accusato di avere “quasi ucciso” un paziente.
Al suo secondo lungometraggio dopo E fu sera e fu mattina, premio F.I.C.E. come Film indipendente del 2014, il regista albese Emanuele Caruso tenta un’impresa ardua: realizzare un lungometraggio di finzione a bassissimo budget (raccolto in buona parte attraverso il crowdfunding) girato in una delle zone più incontaminate e impervie d’Italia.
La produzione ha ricevuto il sostegno (oltre che della Film Commission Torino Piemonte e di altre realtà associazionistiche regionali) da un pool di aziende alimentari locali che hanno fornito i cibi che, cucinati dagli allievi di una scuola alberghiera del posto, hanno sfamato cast e troupe.

Questo tipo di eroismo “fitcarraldico” fa subito simpatia, soprattutto verso un autore giovane che ha già dimostrato talento dietro la macchina da presa, ma non lo esime dalle critiche per quelli che sono i punti deboli di questo lavoro: una costruzione dei personaggi poco sviluppata che genera la recitazione fuori fuoco di un cast di attori affermati come Mattia Sbragia e Fabrizio Ferracane, e di giovani promettenti come Cristian Di Sante, già anima comica di Spaghetti Story. Anche il mix di accenti regionali (il romanesco di Di Sante e le inflessioni nordiche di Lorenzo Pedrotti e Viola Sartoretto, che stando alla trama sarebbero cresciuti a Roma) risulta straniante. Quella che invece è indiscutibilmente magnifica è la fotografia di Cristian De Giglio, che conferma un’abilità tecnica e una qualità poetica degne di nota. Sotto la guida di Caruso, di cui è sodale già dal film precedente, De Giglio racconta per immagini un paradiso naturale pronto per un fantasy, senza dimenticare quel “realismo ontologico” che rimanda a Olmi ma anche, nella memoria più recente, a Michelangelo Frammartino, Giorgio Diritti e Marco Segato.

La storia de La terra buona è ispirata a tre vicende realmente accadute e alla figura carismatica di un sacerdote, Padre Sergio De Piccoli, che ha costruito un’imponente biblioteca nell’isolamento della natura selvaggia. La trama relativa al medico che crea un farmaco “alternativo” cammina lungo un crinale etico pericoloso, respirando le ideologie contemporanee che mettono in discussione la medicina tradizionale, senza però mai prendere una posizione definita al riguardo: nella recitazione esitante di Ferracane, Mastroianni appare più confuso che persuaso rispetto ai suoi stessi metodi sperimentali. Al contrario, l’esperimento filmico di Caruso è notevole nella sua ricerca di strade nuove per un cinema fieramente indipendente: più tempo di ripresa, più mezzi e meno ambiguità lo aiuteranno, al prossimo lungometraggio, a lavorare meglio sulla narrazione e sugli attori.

Commissione Nazionale per la Valutazione dei Film – Conferenza Episcopale Italiana

Val Granda, in Piemonte, ai confini con la Svizzera. In una zona aspra dalla natura incontaminata, vive Padre Sergio, monaco benedettino 80enne, in una vecchia baita che lui stesso ha costruito…
L’ambientazione nella Val Grande, zona selvaggia e incontaminata, è del tutto funzionale alla costruzione di una storia che si muove tra realtà e favola. Alla guida c’è padre Sergio, monaco 80enne, figura di saggio quant’ altri mai, che tiene a bada un manipolo di personaggi strani e inattesi: a partire da due giovani, che arrivano in quei luoghi in modo riservato e misterioso, e che dovranno confrontarsi con altri individui residenti sul posto. E’ una vicenda che viene svelandosi a poco a poco, per cui conviene non rivelare poi troppo per lasciare al racconto il compito di svelarsi a poco a poco. E saranno rivelazioni che metteranno di fronte verità e menzogna, sincerità e inganno, in un continuo ribaltamento di dubbi e incertezze. Al di sopra si erge una fede, frutto dell’incontro tra voglia di migliorare, bisogno di perdono, capacità di aderire al misericordioso disegno della ‘buona terra’, ossia quel misterioso equilibrio del creato, che è per tutti fonte di serenità.

Film adatto per dibattiti sulle suggestive possibilità offerte dalla nuda ricchezza della terra. Anche in situazione metaforica.

The Good Heart

Dal regista di “E fu sera e fu mattino” una pagina sul luogo meno conosciuto del Piemonte. Chi pensava che la nostra regione ospitasse un simile tesoro?
Al confine con la Svizzera, in Val Grande, la zona wilderness più grande d’Europa (152km quadrati), non ci sono strade, negozi, paesi, pali della luce e segni dell’uomo. In questa natura incontaminata vive ancora un’ultima persona. Padre Sergio, monaco benedettino di oltre 80 anni, che da 40 anni vive in una vecchia baita che lui stesso ha ricostruito. Con il monaco vive anche Gianmaria, un piccolo e tozzo uomo dal fare buono, che da diversi anni assiste Padre Sergio in tutti i suoi bisogni. Di ritorno dal paese più vicino per provviste, a 4 ore di cammino fra i monti, Gianmaria torna con
due persone mai viste prima. Sono due ragazzi disperati e assolutamente molto preoccupati. Sono stremati dalla fatica per il lungo cammino e stranamente non sono lì per incontrare il vecchio monaco. Stanno invece cercando un'altra persona che, in gran segreto, è ospite da Padre Sergio da oltre un mese, al quale i due nuovi arrivati presentano una richiesta che non può aspettare. Di vita o di morte. Così, il loro arrivo, stravolgerà e metterà a rischio per sempre la pace e la serenità di uno degli ultimi angoli di Paradiso rimasti in Terra.

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Venerdì 20/04 | Ore 21:00

CROMOSHOMO-SOLO

Rassegna Gesti Diversi
BIGLIETTERIA via Susa 7 GIAVENO 3407734093
€10 ingresso
SOLO di e con DAVIDE SABATINO
a seguire
CROMOSHOMO di e con: Valentina Cesano | Silvia D’Aries | Fiorella Grasso |
Barbara Menietti | Francesca Pace | Federica Romano.
Spettacolo di danza contemporanea, hip hop e house dance
cromoshomo è un viaggio intorno all’uomo
contemporaneo, spesso vittima e al tempo
stesso artefi ce inconsapevole di un sistema
che tende all’uniformità e alla serialità,
in cui l’individualità è più spesso esibita
superfi cialmente che costruita realmente.
Gli stereotipi che permeano la nostra società
possono imprigionarci e farci smarrire il nostro
io autentico, o costituiscono talvolta un riparo
dall’incertezza generata dalla diffi cile ricerca di sé?
È nello spazio aperto da queste domande che si
inserisce il movimento, il quale, per sua natura,
rigetta staticità e posizioni defi nitorie.
Al mondo che ti vuole UNO continua a mostrare
la tua multidimensionalità, continua a muoverti,
continua a esistere.

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Martedì 17/04 | Ore 21:00

L’ora più buia

Genere biografico, drammatico, storico, guerra. Diretto da Joe Wright, con Gary Oldman e Kristin Scott Thomas. Durata 125 minuti. Distribuito da Universal Pictures.

Political drama firmato Joe Wright, L’Ora più buia è ambientato all’inizio della Seconda guerra mondiale. L’ora più buia cui fa riferimento il titolo è il momento cruciale della scelta, da parte del Primo ministro britannico Winston Churchill (Gary Oldman), tra l’armistizio con la Germania nazista e l’intervento nel conflitto armato. Di fronte all’avanzata dell’esercito tedesco e all’imminente invasione della Gran Bretagna, Churchill è chiamato a decidere tra la tutela del Paese in nome di una pace apparente e temporanea e la difesa dei propri ideali di autonomia e libertà. Accanto a lui, indaffarate nel dietro le quinte della storia, la moglie Clementine (Kristin Scott Thomas) e la segretaria personale Elizabeth Nel (Lily James). Nel cast anche Ben Mendelsohn nei panni dell’amato sovrano Re Giorgio VI, e Ronald Pickup in veste di Primo ministro uscente, Neville Chamberlain.

Recensione FilmCronache – Sale della comunità

Un ritratto di Winston Churchill nei momenti cruciali del secondo conflitto mondiale.

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Venerdì 13/04 | Ore 21:00
Sabato 14/04 | Ore 21:00
Domenica 15/04 | Ore 18:00 e 21:00

READY PLAYER ONE

Genere azione, thriller, fantascienza. Diretto da Steven Spielberg, con Tye Sheridan e Olivia Cooke. Durata 140 minuti. Distribuito da Warner Bros.

Ready Player One, il film diretto da Steven Spielberg, è basato sul romanzo omonimo di Ernest Cline. Si tratta di una rappresentazione distopica immersa nella suggestione della realtà virtuale, ma la sua particolarità è il rimasticare l’immaginario collettivo videoludico degli anni Ottanta, dalle avventure testuali stile Zork della Infocom passando per Pac-Man e altri titoli meno noti (se non ai veri appassionati). D’altra parte Cline, oltre a essere un nerd militante a 360° (possessore di una DeLorean), è sempre stato un appassionato di videogiochi, in grado di miscelare la propria mania con le sue doti di scrittura creativa, allenate da oltre vent’anni, anche in performance di poesia.

Nel 2045 la terra è diventata un luogo inquinato, funestato da guerre, povertà e crisi energetica. Gli abitanti versano in condizioni precarie, stipati in grossi container spogli, senz’altra evasione che il nostalgico mondo virtuale di OASIS. L’universo ispirato ai ruggenti anni ottanta, creato dal milionario James Donovan Halliday (Mark Rylance), conta milioni di login al giorno per la facilità d’accesso (sono sufficienti un visore e un paio di guanti aptici) e gli scenari iperrealistici in cui sfuggire al mondo tetro e pericoloso. La notizia della morte di Halliday arriva insieme con l’ultima, stimolante sfida lanciata dall’eccentrico creatore: una caccia al tesoro da miliardi di dollari.
L’adolescente Wade (Tye Sheridan), da sempre affascinato dalla figura del programmatore, ha collezionato informazioni sulla sua vita e il suo lavoro. Attraverso l’avatar Parzival proverà ad aggiudicarsi il premio in palio, contro i potenti nemici di una malvagia multinazionale (la IOI) e un nutrito gruppo di concorrenti senza scrupoli.

Recensione FilmCronache Sale della Comunità

Tra Reale e Virtuale: il nuovo “ritorno al Futuro” di Spielberg

 

 

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Martedì 10/04 | Ore 21:00

THE BIG SICK

Il matrimonio si può evitare… L’amore no

Genere commedia, sentimentale. Diretto da Michael Showalter, con Kumail Nanjiani e Zoe Kazan. Durata 120 minuti. Distribuito da Cinema.

La commedia romantica The Big Sick è basata su una sceneggiatura scritta a quattro mani da Kumail Nanjiani (anche attore protagonista) ed Emily V.Gordon, e racconta la vera storia del loro primo incontro.
Durante uno dei suoi spettacoli serali, l’attore comico Kumail (Nanjiani) nota nel pubblico la bella Emily Gardner (Zoe Kazan), e alla fine dello show le chiede di uscire. Tra i due nasce prima un’intesa e poi un’appassionata storia d’amore, destinata a incontrare i pregiudizi delle rispettive famiglie. Quella di Kumail è la tipica famiglia pakistano-musulmana legata alle tradizioni, compresa quella del matrimonio combinato. Mentre i genitori di Emily, Beth (Holly Hunter) e Terry (Ray Romano), sono una coppia di cinquantenni cinici e disillusi. Sarà la grave malattia che colpirà la ragazza a dare a Kumail il coraggio di ribellarsi alle rigide imposizioni familiari e provare a conquistare la fiducia della madre e il padre di Emily.

Quando l’amore avvicina le culture

Kumail è un giovane di origini pakistane che di giorno, a Chicago, fa l’autista per Uber e la sera si esibisce sul palcoscenico di un piccolo club trasformandosi in comico e cercando di farsi notare da un noto talent scout. Qui, dopo un suo monologo, fa la conoscenza di Emily, bionda e disinvolta studentessa di psicologia. Da quell’incontro nasce una relazione, ostacolata però dalle differenze tra le rispettive culture di appartenenza. Kumail è diviso tra le sue radici e i suoi sentimenti, Emily invece viene colpita da una grave infezione che la trascina d’urgenza in ospedale…

C’è un evidente vissuto in prima persona, nella vicenda di Kumail ed Emily, un percorso artistico e di vita che vede i due sceneggiatori di The Big Sick, i coniugi Kumail Nanjiani ed Emily Gordon, immettere se stessi nella finzione cinematografica (lui indossando anche i panni del protagonista del film, lei lasciando la parte all’attrice Zoe Kazan), facendo ritrovare allo spettatore una freschezza genuina di situazioni e contesti, arricchita da un’efficace spontaneità dei dialoghi, pimpanti e talvolta caustici.

Basato dunque su una storia vera, il tragitto realmente compiuto dalla coppia viene così restituito, sullo schermo, in una commedia romantica con sottofondo interraziale che non fa fatica ad imporsi sullo spettatore per brio e spigliatezza: tipico prodotto indie, che ha spopolato al Sundance e a Locarno ha vinto il premio del pubblico, The Big Sick è un film racchiuso in angusti spazi fisici (il club dove si esibisce Kumail, il soggiorno dove pranza la sua famiglia, la camera dell’appartamento dove egli vive, la stanza d’ospedale dove è ricoverata Emily…), ma aperto sentimentalmente al mondo, spalancato su un contagioso happy end grazie ad un amore cristallino, capace di colmare ogni lacuna. Un amore su cui il film di Michael Showalter sparge forse un po’ troppo zucchero a velo, addolcendo sentimenti già ben percepibili nella loro limpidezza, ma lasciando che, in numerose sequenze, sotto la scorza della romantic comedy affiorino le tensioni multietniche, un disagio esistenziale che non fa distinzione tra i colori della pelle, una ricerca di affermazione (la ribalta teatrale per lui, un lavoro da psicologa per lei) che nel Paese delle mille opportunità, se fallita, si trasforma in pericolosa emarginazione.

È lì che The Big Sick trova la sua forza motrice, nel rivestire di leggerezza l’amarezza, nel generare sorrisi dalle inadeguatezze. Non solo quelle dei due giovani, ma anche (come in East is East, pellicola a cui il film di Showalter si richiama per lo stesso tema dei matrimoni combinati imposti dalla secolare tradizione pakistana) quelle dei genitori della ragazza. Anch’essi, persin più di Kumail ed Emily, bisognosi di affetto.

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Venerdì 06/04 | Ore 21:00
Sabato 07/04 | Ore 21:00
Domenica 08/04 | Ore 18:00 e 21:00

 

PETER RABBIT

Genere animazione, avventura, commedia, family, fantasy. Diretto da Will Gluck, con Nicola Savino e James Corden. Durata 95 minuti. Distribuito da Warner Bros. Italia.

Ricordate che con l’ora legale gli spettacoli della domenica pomeriggio sono spostati alle 18:00!

L’amato personaggio delle fiabe nato dalla penna – e dai pennelli – di Beatrix Potter è il protagonista di questa grintosa e irriverente commedia di ambientazione contemporanea, diretta da Will Gluck e realizzata con tecnica mista live action e CGI. Peter Rabbit vive in una tana accogliente confinante col giardino dell’ostile Mr. McGregor (Domhnall Gleeson), un luogo proibito ai coniglietti prudenti che non vogliono finire nel mirino dell’umano allampanato. Se le ubbidienti Flopsy (Margot Robbie), Mopsy (Daisy Ridley) e Cottontail (Elizabeth Debicki) se ne tengono alla larga, ascoltando gli avvertimenti della mamma, lo sconsiderato fratellino Peter (James Corden in originale, Nicola Savino nella versione italiana) – orecchie drizzate oltre la staccionata e scodinzolante coda a batuffolo – profana l’orto di McGregor facendo anche una scorpacciata dei suoi ortaggi. La relazione già turbolenta tra Peter e Mr. McGregor si inasprisce quando una nuova vicina di casa, l’incantevole Bea (Rose Byrne), si trasferisce nel quartiere. L’uomo e il coniglietto faranno di tutto per accaparrarsi le attenzioni dell’adorabile amante degli animali.

Commissione Nazionale Valutazione Film della Conferenza Episcopale Italiana:

Peter Rabbit e la sua famiglia di conigli sono in lite con l’anziano signor McGregor che vuole tenerli fuori dal giardino della sua casa di campagna. Quando McGregor muore, la casa passa in eredità al nipote che vive a Londra e non ama la campagna…
Il punto di partenza è nei racconti originali dell’autrice e illustratrice Beatrix Potter. Da questi disegni sono partiti regista e produttore per costruire una versione che non è cartone animato ma commedia vera e propria con inserti live action. Da un lato il giovane McGregor (che prende il posto del nonno ed eredita casa e terreno in campagna), dall’altro il coniglio Peter e la sua famiglia. Al centro, quasi ago della bilancia, si colloca Bea, la ragazza già residente in quella oasi di pace, destinata a diventare territorio di equivoci, incomprensioni, bisticci. Gluck si è imposto all’attenzione con “Annie – La felicità è contagiosa”, rivisitazione del classico musical di John Huston. Qui dirige con felice intento creativo, orchestrando con bella armonia i malumori e le liti tra il giovane Thomas McGregor e la frizzante Bea. Se dialoghi e dinamica di movimenti sono vivaci e sempre simpatici, l’altra parte importante è offerta senza dubbio da gesti e atteggiamenti degli animali, affidati a una bella spontaneità e forte originalità. L’incontro tra attori in carne ed ossa e figure animate raggiunge toni senz’altro esemplari e fascinosi. Il film è brillante, divertente, simpatico; per famiglie, bambini, ragazzi.

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Il Cinema San Lorenzo augura a tutti una Buona Santa Pasqua!

Le proiezioni riprenderanno da Venersì 6 Aprile.