,

TITO E GLI ALIENI
– Martedì 13/11 | Ore 21:15

Genere commedia, fantascienza. Diretto da Paola Randi, con Valerio Mastandrea e Clémence Poésy. Durata 92 minuti. Distribuito da Lucky Red.

Tito e gli alieni, il film diretto da Paola Randi, è una commedia che parla di un Professore (Valerio Mastandrea), per l’esattezza uno scienziato napoletano, che vive isolato dal mondo in una casa mobile nel deserto del Nevada, accanto all’Area 51. Mentre dovrebbe lavorare a un progetto segreto per il governo degli Stati Uniti, non fa altro che passare le sue giornate sul divano ad ascoltare il suono dello spazio.
Una vita piatta e monotona, segnata dalla morte della moglie, la cui voce spera ancora di captare. Il suo unico contatto con il mondo esterno, nonché unica fonte di brio all’interno della sua vita, è Stella (Clemence Poesy), una giovane wedding planner che organizza matrimoni per i turisti a caccia di alieni.
La sua esistenza solitaria viene sconvolta dall’arrivo dei due nipoti da Napoli: Anita (Chiara Stella Riccio) di 16 anni e Tito (Luca Esposito) di 7, che il fratello Fidel (Gianfelice Imparato) gli ha affidato prima di morire. Sconvolto dalla notizia della scomparsa di Fidel, il Professore è pronto ad accoglierli e si attrezza, letteralmente, come meglio riesce. Il problema è che i due ragazzini erano convinti di trasferirsi a Las Vegas, e invece si ritrovano in mezzo al nulla, in balia di uno zio sconclusionato e depresso, in un luogo misterioso in cui si dice vivano gli alieni.

Commissione Nazionale Valutazione Film CEI

Da quando ha perso la moglie, il personaggio chiamato “il professore” vive isolato dal resto del mondo nel deserto del Nevada accanto all’Area 51. Inaspettata lo sorprende la comunicazione che molto presto arriveranno a vivere con lui Anita, 16 anni, e Tito 7 anni, figli del suo fratello Fidel che sta morendo…

Valutazione Pastorale

Da questo prologo, come si capisce pieno di inciampi e difficoltà, prende il via un racconto che batte i terreni poco frequentati della fantascienza e della fiaba. Che il fantasy sia un genere abbastanza trascurato dal cinema italiano è affermazione facile e forse scontata. Che, al di là di facili riferimenti ad alieni e mostri spaziali, esista la possibilità di affrontare l’argomento con angolature e prospettive nuove lo dimostra proprio questo film che mette insieme realtà e sogno, finzione e problemi quotidiani, utopia e speranza con un equilibrio narrativo mirabile e sorprendente. Merito va alla sceneggiatura di Paola Randi, che ha dichiarato di aver sopportato perdite importanti in seguito alle quali si è posta la domanda: come facciamo ad affrontare la paura della morte e del dolore? Un interrogativo forte che Randi, anche regista ha affidato ad una storia fatta di luoghi veri e insieme fantastici, di sentimenti autentici e altri immaginati in un alternarsi di scossoni emotivi in grado di cambiare il carattere delle persone. Così tra il professore, i due nipotini ‘trovati’, la inafferrabile Stella e il desolato paesaggio circostante scatta una coraggiosa gara fatta di rinunce, di scommesse, di provocazioni: in primo luogo forse la necessità da parte del ‘Professore’ di ‘inventarsi’ il ruolo di padre per due ragazzini/adolescenti (16 anni lei, 7 anni lui), un ruolo costruito giorno per giorno di fronte a necessità e bisogni imprevedibili. Nelle pieghe del racconto, nei suoi suggestivi scarti narrativi si fa strada la sensazione che la vicenda, per quanto piccola, abitata da gente sospesa, sperduta in un luoghi immensi, finisca con il crescere fino a sfiorare la bellezza del poema, la rabbia e la capacità di toccare i temi di un’umanità pronta a riscattarsi e a non cedere al peggio dell’esistente. Si tratta di un film anomalo, attraversato da una poesia nascosta e malinconica, ben interpretato e ben realizzato. Cosicchè sembra perfino ingeneroso definirlo un film ‘piccolo’. L’idea di fuggire, di abitare altri mondi non è forse da sempre una delle molle che ispirano letteratura e cinema? Dal punto di vista pastorale, il film è da valutare come consigliabile, poetico e adatto per dibattiti. Il film è da utilizzare in programmazione ordinaria e in molte successive occasioni come prodotto italiano originale di bella e intensa fattura.