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Lavoreremo da grandi è un film del 2026 di genere commedia, diretto da Antonio Albanese, con Antonio Albanese, Giuseppe Battiston e Nicola Rignanese

Lavoreremo da grandi, il film diretto da Antonio Albanese, segue la storia di tre amici di vecchia data.
Beppe è un idraulico taciturno, vive ancora con la madre e non si è mai innamorato. Umberto è un ex musicista fallito che ha rovinato l’azienda di famiglia e colleziona due matrimoni falliti. E infine Gigi che è stato appena escluso dal testamento dell’anziana zia. I tre si preparano ad accogliere Toni, il figlio di Umberto, per celebrare il suo ritorno alla libertà. Un’occasione che sa più di tregua che di festa. Toni è un tipo sveglio, forse troppo, con una vita sempre ai limiti dalla legalità. Entra ed esce dal carcere in continuazione.
Tutti insieme, formano una compagnia improbabile, bloccata in un angolo di provincia sospeso nel tempo con sullo sfondo un placido lago. Ma qualcosa sta per incrinare questa apparente tranquillità. Una notte, dopo aver alzato il gomito nel bar del paese, i quattro si mettono in macchina. Il viaggio di ritorno prende una piega inaspettata quando urtano accidentalmente un corpo sull’asfalto. Presi dal panico, scelgono la fuga rifugiandosi a casa di Umberto.
Inizia così una notte lunga e surreale. Tra colpi di scena, situazioni al limite dell’assurdo e apparizioni di personaggi folli. La tensione cresce e gli equilibri già precari tra i protagonisti vengono messi alla prova. Da quel momento, le maschere iniziano a cader, fino ad arrivare a un imprevedibile epilogo…

Le Cose non Dette è un film del 2026 di genere drammatico, diretto da Gabriele Muccino, con Stefano Accorsi, Miriam Leone e Claudio Santamaria

Le Cose non Dette, il film diretto da Gabriele Muccino, si muove tra Roma e Tangeri, due luoghi lontani e speculari, dove una vacanza diventa il terreno fragile su cui si incrinano equilibri solo apparentemente solidi.
Carlo (Stefano Accorsi) ed Elisa (Miriam Leone), coppia affermata ma emotivamente stanca, partono insieme agli amici Anna (Carolina Crescentini) e Paolo (Claudio Santamaria) e alla giovane Vittoria (Margherita Pantaleo) in cerca di una pausa che somigli a un nuovo inizio. Ma il viaggio, invece di offrire risposte, porta a galla silenzi, desideri inespressi e verità rimaste sospese. Tra sguardi che tradiscono, ruoli che vacillano e legami che si ridefiniscono, il gruppo è costretto a confrontarsi con ciò che ha sempre evitato di nominare.
L’arrivo di Blu (Beatrice Savignani), giovane studentessa di Carlo, introduce una tensione inattesa: la sua presenza rompe le maschere, mette in crisi le certezze degli adulti e accende un doppio triangolo affettivo che trascina tutti verso un punto di non ritorno. Nel caldo immobile del Marocco, le fragilità emergono senza difese: l’amore si confonde con la paura, il controllo con il bisogno, la lucidità con la rinuncia.
Attraverso lo sguardo di Elisa, narratrice silenziosa e ferita, il film esplora la distanza tra ciò che si desidera e ciò che si riesce davvero a vivere. Perché basta una crepa minuscola per far crollare tutto, e perché forse non conosciamo mai davvero chi abbiamo accanto, nemmeno quando lo chiamiamo amore.

 

Elena del Ghetto è un film del 2025 di genere drammatico, diretto da Stefano Casertano, con Micaela Ramazzotti, Caterina De Angelis e Giulia Bevilacqua

Elena del Ghetto, il film diretto da Stefano Casertano, si svolge a Roma tra il 1938 e il 1943 e racconta la storia di Elena Di Porto (Micaela Ramazzotti), una donna ebrea romana che ha saputo sfidare il fascismo e l’occupazione nazista con coraggio e determinazione.
Figura fuori dagli schemi, Elena è separata dal marito, fuma, beve, indossa i pantaloni e gioca a biliardo nei bar del quartiere. Per questo la chiamano con disprezzo “Elena la matta”, etichettandola come un’eccentrica, una donna da non prendere sul serio. Ma proprio la sua diversità diventa la sua forza. Essere diversi, in tempi bui, significa spesso essere emarginati. Ma sono proprio i ribelli, gli spiriti liberi, a percepire per primi quando la libertà è in pericolo. Elena lo capisce e non resta in silenzio. Viene arrestata più volte per aver affrontato i fascisti nel ghetto di Roma, ma continua a lottare anche da sola.
Quando i nazisti occupano la città, si unisce alla Resistenza e riesce a venire a conoscenza del piano per il rastrellamento del ghetto, previsto per il 16 ottobre 1943. Elena tenta di lanciare l’allarme. Corre da una casa all’altra per avvisare i suoi concittadini del pericolo imminente ma pochi le credono. Il suo grido resta inascoltato e le truppe tedesche riescono a deportare oltre mille ebrei romani. Elena è disperata, ma non si arrende. In un tempo in cui ribellarsi significava rischiare tutto, lei ha scelto di non piegarsi.
La sua storia, rimasta a lungo ai margini della memoria, è oggi un potente esempio di resistenza individuale, di coraggio femminile e di dignità in un’epoca segnata dalla paura.

Le Cose non Dette è un film del 2026 di genere drammatico, diretto da Gabriele Muccino, con Stefano Accorsi, Miriam Leone e Claudio Santamaria

Le Cose non Dette, il film diretto da Gabriele Muccino, si muove tra Roma e Tangeri, due luoghi lontani e speculari, dove una vacanza diventa il terreno fragile su cui si incrinano equilibri solo apparentemente solidi.
Carlo (Stefano Accorsi) ed Elisa (Miriam Leone), coppia affermata ma emotivamente stanca, partono insieme agli amici Anna (Carolina Crescentini) e Paolo (Claudio Santamaria) e alla giovane Vittoria (Margherita Pantaleo) in cerca di una pausa che somigli a un nuovo inizio. Ma il viaggio, invece di offrire risposte, porta a galla silenzi, desideri inespressi e verità rimaste sospese. Tra sguardi che tradiscono, ruoli che vacillano e legami che si ridefiniscono, il gruppo è costretto a confrontarsi con ciò che ha sempre evitato di nominare.
L’arrivo di Blu (Beatrice Savignani), giovane studentessa di Carlo, introduce una tensione inattesa: la sua presenza rompe le maschere, mette in crisi le certezze degli adulti e accende un doppio triangolo affettivo che trascina tutti verso un punto di non ritorno. Nel caldo immobile del Marocco, le fragilità emergono senza difese: l’amore si confonde con la paura, il controllo con il bisogno, la lucidità con la rinuncia.
Attraverso lo sguardo di Elisa, narratrice silenziosa e ferita, il film esplora la distanza tra ciò che si desidera e ciò che si riesce davvero a vivere. Perché basta una crepa minuscola per far crollare tutto, e perché forse non conosciamo mai davvero chi abbiamo accanto, nemmeno quando lo chiamiamo amore.